Ed è lo stesso concetto richiamato dall’autore nel suo intervento al termine dell’incontro in cui è stato presentato il volume in questione.
Nella Sala è rimbombato come un imperativo, l’invito fermo e deciso, di educare alla cultura della vita in contrapposizione alla mentalità intimidatrice propria della cultura della morte.
E, ricollegandosi al simbolo di riscatto e speranza scelto dai cittadini di Barcellona, con un eloquio forbito in una logica serrata, ha urlato la sua indignazione verso tutto ciò che opprime e impedisce alla comunità civile di superare il degrado sociale e morale che è soprattutto conseguenza della paura.
Quindi morte intesa come paura.
E non si fa riferimento solo ai crimini più efferati.
Si può incutere paura in tanti modi e per mille motivi, ma alla base c’è sempre un sentimento di sopraffazione e di prepotenza del più forte nei confronti del più debole.
Educare alla cultura della vita in una società in cui si semina paura è difficile, ma non impossibile.
Basta che il più debole abbia la forza di reagire disarmato perché qualunque arma fomenterà la guerra e non risolverà nessun conflitto. È sufficiente, quindi, limitarsi ad esercitare i propri diritti con fiducia e determinazione, nella convinzione che vivere nella paura è già …morire.
La Redazione
Il libro “le vene violate” scritto da Luciano Armeli Iapichino, è stato presentato a Brolo domenica 20 novembre.
Sonia Alfano e Nichi Vendola ne hanno curato le prefezioni.
m.s.m.
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