La coppia Pelù&Renzulli, torna a cavalcare le vesti rockettare dei Litfiba, quattro anni dopo Grande Nazione.
Rispolverano sentimenti sanguinolenti, è questo, in tempi triti e ritriti come quelli che viviamo è cosa buona, ma il sound, tutto sommato lascia alquanto a desiderare.
I riff alla chitarra di Ghigo sono ormai una garanzia, e la traccia che ha anticipato l’album, L’impossibile, gioca proprio su questa forza/limite, lasciando tutto sommato una articolazione del brano fin troppo elargita nei dischi precedenti dai due leader capostipiti del marchio Litfiba.
Ma nonostante ciò, le canzoni non sono affatto da buttare.
Peccato, solamente, per certi aspetti in chiave pop, nonostante la voce di Piero, tenti in tutti i modi di raggiungere le alte sfere di denuncia di Terremoto, disco – rottura della formazione, in rotta di collisione dentro il grunge. E bisogna tornare a questo disco, per ritrovare finalmente, la rivoluzione del nostro Diablo nei testi: Maria Coraggio, In nome di Dio, Intossicato: qui, ritroviamo i Litfiba senza compromessi, pronti a scalciare su tematiche sociali, che va riconosciuta da sempre alla formazione. Momenti magici, ascoltando Straniero, malleabile brano che osa nuove direzioni/vibrazioni.
Dio del tuono che apre le danze del disco, sfrutta poco quelle atmosfere hard rock, che ne avrebbero permeato maggiormente lo stile, nonché la potenza, qui troppo lineare, ma probabilmente il pezzo in questione, verrà maggiormente risaltato nel sound, nei prossimi Live del gruppo.
Eutòpia (il senso del non luogo e del buon luogo), conclude magnificamente il disco, un viaggio – ballad dentro la terra dei Litfiba, tra speranze e limiti, nazionalismo e rivalsa, il distintivo sognante che salda senza sconvolgimenti, questo gradito ritorno della band fiorentina.
Salvatore Piconese
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