Cronaca

RICORDANDOLI – Turi Carnevale e Francesca Serio: «La mafia si combatte sapendo da che parte stare»

Esempi di lotta e coraggio rivivono davanti agli studenti, ieri, al Teatro allo Scalo durante la XIV edizione del Premio Antimafia dedicato al sindacalista originario di Galati Mamertino, assassinato nel 1955 per le sue battaglie in difesa dei braccianti.

Francesco Calanna: «La memoria deve diventare un’azione educativa per le nuove generazioni».

Il ricordo di Francesca Serio, la madre che trasformò il dolore in una battaglia per la giustizia

La storia di un uomo che non volle piegarsi alla mafia. Quella di una madre che, dopo aver perso il figlio, trovò la forza di sfidare un sistema fatto di violenza, silenzi e complicità. E quella di una Sicilia che ha conquistato diritti e libertà attraverso il sacrificio di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi. Sono queste le storie raccontate ieri, venerdì 16 ottobre, al Teatro allo Scalo di Capo d’Orlando, in occasione della quattordicesima edizione del Premio Antimafia dedicato a Salvatore Carnevale, il sindacalista originario di Galati Mamertino assassinato dalla mafia a Sciara, nel Palermitano, nel 1955.

Un appuntamento che ha riportato al centro della riflessione pubblica non soltanto la figura di Turi Carnevale, ma anche il significato attuale della sua battaglia. Davanti a numerosi studenti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti dell’impegno civile, il racconto della lotta per la terra e per i diritti dei lavoratori è diventato un’occasione per interrogarsi sulla legalità, sulla giustizia sociale e sulle responsabilità delle nuove generazioni. A promuovere l’iniziativa il GAL Nebrodi Plus, guidato dal presidente Francesco Calanna, che ha voluto sottolineare il valore educativo di una manifestazione giunta alla sua quattordicesima edizione.

Francesco Calanna: «La memoria deve indicare da che parte stare»

Per Calanna, ricordare Salvatore Carnevale significa recuperare una pagina fondamentale della storia sociale siciliana, quando la conquista dei diritti dei contadini e dei braccianti si scontrava con il potere dei grandi proprietari terrieri e con il controllo mafioso delle campagne. «È un percorso di riscatto che non ha riguardato soltanto le famiglie, ma più complessivamente la Sicilia, protagonista della stagione della riforma agraria, della lotta per la terra e dell’affermazione dei diritti dei lavoratori», ha spiegato il presidente del GAL.

Calanna ha richiamato anche la coincidenza con la Giornata mondiale dell’alimentazione, celebrata proprio il 16 ottobre, individuando un legame tra la battaglia di Carnevale e il valore sociale della terra e del cibo. «La terra e il cibo sono valori importanti e strategici della nostra società. Ci consegnano un patrimonio che dobbiamo continuare a difendere». Ma è soprattutto il messaggio rivolto ai giovani a dare significato all’iniziativa. «Salvatore Carnevale e ci ricorda che non bisogna piegarsi alle angherie, ai ricatti, alle malversazioni. Bisogna sapere sempre da che parte stare». Un richiamo che supera la dimensione commemorativa. «Viviamo in una società che si evolve e progredisce, ma dobbiamo continuare a parlare a chi non ha conosciuto quella stagione buia. Se vogliamo costruire una società migliore, l’azione educativa deve essere la cifra che contraddistingue il nostro impegno». La memoria, dunque, non come semplice ricostruzione del passato, ma come strumento per riconoscere le ingiustizie del presente.

Salvatore Carnevale, il sindacalista che sfidò il potere mafioso

Nato a Galati Mamertino, Salvatore Carnevale si trasferì con la famiglia a Sciara, dove divenne protagonista delle lotte contadine del secondo dopoguerra. In una Sicilia segnata dal latifondo, dalla povertà e dalle profonde disuguaglianze sociali, Carnevale scelse di stare dalla parte dei lavoratori della terra. Chiedeva salari dignitosi, il rispetto dei diritti dei braccianti e condizioni di lavoro più giuste. Partecipò alle mobilitazioni sindacali e alle battaglie per l’applicazione delle norme agrarie, sfidando interessi consolidati e un sistema di potere nel quale la mafia esercitava un ruolo determinante. Per il suo impegno conobbe anche l’arresto. Il 16 maggio 1955, mentre si recava al lavoro, venne assassinato a Sciara. Aveva appena 31 anni. La sua morte rappresentò uno dei delitti più emblematici della violenza mafiosa contro il movimento contadino siciliano. Ma la vicenda di Turi Carnevale non si concluse con il suo assassinio. Francesca Serio, la madre che non volle tacere. Accanto alla figura del sindacalista, durante l’incontro è stata ricordata quella di sua madre, Francesca Serio. Una donna che avrebbe potuto chiudersi nel dolore e che invece trasformò la perdita del figlio in una battaglia pubblica per la verità e la giustizia. Francesca denunciò gli assassini, affrontò le intimidazioni e si oppose a quella cultura del silenzio che per decenni aveva protetto il potere mafioso. Divenne un simbolo di coraggio civile, una madre capace di rappresentare non soltanto il proprio dolore, ma quello di un’intera comunità oppressa. Gli imputati per l’omicidio del figlio furono condannati in primo grado, ma successivamente assolti nei successivi gradi di giudizio. Francesca non rinunciò mai alla propria richiesta di giustizia. La sua vicenda resta una testimonianza straordinaria del ruolo delle donne nella lotta alla mafia: donne che hanno rotto l’isolamento, denunciato la violenza e trasformato il lutto in una richiesta collettiva di cambiamento. Il coraggio di Francesca Serio ricorda anche un principio che conserva intatta la propria attualità: non devono essere le vittime a pagare il prezzo dell’isolamento. È la società che deve scegliere di stare al loro fianco.

Il sindaco di Galati Mamertino – Vincenzo Amadore – : «Due simboli della lotta alle mafie e all’ingiustizia sociale»

Particolarmente significativa la presenza del sindaco di Galati Mamertino, paese natale di Salvatore Carnevale e di Francesca Serio. «Non potevamo non essere presenti oggi a Capo d’Orlando per ricordare Salvatore Carnevale e sua madre Francesca Serio, nati a Galati Mamertino e diventati simboli della lotta a tutte le mafie e all’ingiustizia sociale», ha sottolineato il primo cittadino. Il sindaco ha ricordato come la battaglia di Francesca fosse andata ben oltre la richiesta di giustizia per l’assassinio del figlio. «Dopo la morte di Salvatore, sua madre intraprese una battaglia che non riguardava soltanto la ricerca della verità. Divenne una lotta per la giustizia sociale. È per questo che Francesca Serio è ricordata come una madre coraggio». Un legame, quello tra Galati Mamertino e i due protagonisti di questa storia, che il Comune ha voluto mantenere vivo anche attraverso la toponomastica e i luoghi istituzionali. «Abbiamo dedicato a Francesca Serio una villetta e a Salvatore Carnevale l’aula consiliare». Il primo cittadino ha inoltre ricordato i rapporti costruiti nel tempo con Sciara, il paese nel quale Carnevale visse e venne assassinato. La partecipazione alla manifestazione, insieme ad altri rappresentanti dell’amministrazione comunale, ha voluto ribadire il significato di un’eredità che Galati Mamertino considera parte integrante della propria identità.

Il Premio Antimafia a Salvo Andò

Il riconoscimento di questa quattordicesima edizione è stato attribuito a Salvo Andò, già ministro della Difesa della Repubblica Italiana. Una scelta che inserisce il premio nel più ampio percorso di riflessione sulle istituzioni democratiche, sulla difesa della legalità e sulla responsabilità della politica nel contrasto alle organizzazioni criminali. L’incontro ha visto anche la partecipazione di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia dell’Assemblea Siciliana, che ha richiamato il lungo e difficile cammino attraverso il quale lo Stato italiano è arrivato a riconoscere e contrastare la mafia con strumenti legislativi specifici.

Quando Carnevale venne assassinato, nel 1955, non esisteva ancora nel codice penale il reato di associazione di tipo mafioso. Sarebbero trascorsi altri ventisette anni prima dell’approvazione della legge Rognoni-La Torre, nel 1982, che introdusse l’articolo 416-bis del codice penale, riconoscendo giuridicamente la specificità dell’associazione mafiosa. Una conquista arrivata dopo decenni di delitti, intimidazioni e sacrifici di sindacalisti, politici, magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e cittadini. Il riferimento a Pio La Torre, ucciso a Palermo pochi mesi prima dell’approvazione della legge che porta il suo nome, ha permesso di collegare idealmente la stagione delle lotte contadine a quella dell’antimafia istituzionale. Due momenti storici diversi, uniti dalla stessa necessità di contrastare un potere fondato sulla sopraffazione.

Gli studenti e il valore di una storia da riscoprire

Uno degli aspetti più importanti della mattinata è stata la presenza dei giovani. Molti studenti, prima dell’incontro, conoscevano poco o nulla della vicenda di Salvatore Carnevale. Per loro, ascoltare la storia di un sindacalista ucciso per aver difeso i lavoratori e quella di una madre che non si arrese ha rappresentato un’occasione di conoscenza e riflessione. È proprio qui che il Premio Antimafia trova una delle sue ragioni più profonde.

Raccontare ai ragazzi che la libertà, la dignità del lavoro e la giustizia sociale non sono conquiste scontate. Che dietro i diritti oggi riconosciuti esistono battaglie, sofferenze e persone che hanno pagato un prezzo altissimo. E che la mafia non è soltanto una vicenda criminale appartenente al passato, ma un sistema di prevaricazione che può manifestarsi attraverso il ricatto, l’intimidazione, il controllo economico e l’isolamento di chi sceglie di opporsi. In una società attraversata da nuove disuguaglianze, conflitti e trasformazioni tecnologiche, la conoscenza della storia diventa uno strumento indispensabile per sviluppare spirito critico. L’antimafia, in questa prospettiva, non può esaurirsi nelle commemorazioni. Deve entrare nella scuola, nella vita quotidiana, nelle relazioni sociali e nelle scelte delle istituzioni.

Preziosi i contributi offerti dagli interventi di Franco Blandi, scrittore e autore del volume La madre, dedicato a Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale e Antonio Matasso, presidente della Fondazione socialista antimafia “Carmelo Battaglia” e docente universitario.

La quattordicesima edizione del Premio Salvatore Carnevale ha lasciato soprattutto una riflessione. La Sicilia di oggi è profondamente diversa da quella del 1955. Il latifondo e le lotte contadine appartengono a un’altra stagione storica, mentre la legislazione antimafia, l’impegno delle istituzioni e la consapevolezza collettiva hanno compiuto passi importanti. Ma il bisogno di giustizia, dignità e libertà non è venuto meno. I diritti conquistati devono essere continuamente difesi. La Costituzione deve rimanere il riferimento di una comunità che non accetta la sopraffazione del più forte sul più debole. E soprattutto occorre riscrivere, insieme alle nuove generazioni, un patto sociale fondato sulla responsabilità, sulla solidarietà e sulla capacità di non voltarsi dall’altra parte. Perché la storia di Turi Carnevale insegna che la mafia teme chi rivendica i propri diritti. Quella di Francesca Serio dimostra che anche una sola voce, quando rifiuta il silenzio, può diventare una forza collettiva.

Al Teatro allo Scalo, davanti agli studenti, queste due storie sono tornate a incontrarsi. Non per celebrare soltanto il coraggio di ieri, ma per chiedere a ciascuno di assumersi una responsabilità oggi.

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Redazione Scomunicando.it

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