«La questione siciliana non è solo giudiziaria, ma culturale, etica e politica».
Con questa riflessione, Francesco Calanna, già deputato regionale e attento osservatore della vita pubblica isolana, interviene sul terremoto che ha investito la politica siciliana dopo le recenti inchieste giudiziarie. In un post dal titolo emblematico – “Il minestrone indigeribile della crisi politica siciliana: irredimibilità o possibilità?” – Calanna non risparmia critiche né alla gestione politica della crisi, né alla cultura che la alimenta.
«Sospendere gli assessori non coinvolti? Una caccia alle streghe»
«All’indomani dello scoperchiamento del vaso di Pandora da parte della magistratura – afferma Calanna – il governo siciliano ha risposto sospendendo i dirigenti coinvolti e allontanando gli assessori legati alla Democrazia Cristiana. Ma qui vedo la prima aberrazione». Secondo l’ex deputato, la scelta di allontanare assessori non direttamente coinvolti nelle indagini sarebbe un gesto politicamente ingiusto:
«Comprendo la sospensione cautelativa dei dirigenti, ma che c’entrano gli assessori Andrea Messina e Nuccia Albano, che non sono indagati? Se si vuole dare un segnale politico, lo si faccia in Assemblea, rinunciando al sostegno dei parlamentari di quel gruppo. Altrimenti – aggiunge – siamo davanti a una vera e propria caccia alle streghe, utile solo a salvare l’insalvabile».
E ricorda: «La responsabilità penale è personale. Non si può criminalizzare un gruppo per ciò che fa un singolo».
«In Sicilia la politica non governa, comanda»
La riflessione di Calanna si sposta poi su un piano più ampio, quello culturale ed etico. «Il problema vero – dice – è che in Sicilia la politica non governa, comanda. E chi non ne approfitta viene considerato un babbu, uno sciocco. Non serve produrre, non serve fare: basta annacarsi, fare teatro. È questa la radice di un sistema che premia l’apparenza e punisce la sostanza». Un sistema, sottolinea, che genera «false rappresentazioni, false speranze e falsi miti», trasformando la Sicilia in una «terra di facili illusioni e frequenti disillusioni». «In questo contesto – osserva Calanna – il cittadino si sente sconfitto, smarrito, privo di fiducia. È la coscienza di un popolo vinto, rassegnato al fatto che nulla possa davvero cambiare».
«Non è il governo al bivio, è la Sicilia al bivio»
La sua analisi culmina in un invito alla riflessione collettiva: «Non è il governo al bivio, è la Sicilia al bivio. Il contratto morale tra cittadini e classe politica è messo a dura prova. O la Sicilia si risveglia, trasformando questa crisi in occasione di rinnovamento, oppure sarà destinata a un lungo sonno». E conclude con una nota di speranza: «Questa vicenda può essere una possibilità. Un’occasione per guardare oltre la crisi, riscoprendo rigore, partecipazione e legalità. Ma serve una scelta di campo chiara, da parte di tutti».
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