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GRAFICA – La matita spezzata di Antonio Morello: quando la scuola francese alza la voce

GRAFICA – La matita spezzata di Antonio Morello: quando la scuola francese alza la voce

Il designer guarda alla Francia e alle proteste che da giorni attraversano licei e università.

Una matita con i colori della République diventa megafono, mentre le crepe ne spezzano la superficie. Pochi segni per raccontare una generazione che chiede di essere ascoltata e un sistema educativo attraversato da tensioni e contraddizioni.

Ancora una volta Antonio Morello affida a pochi elementi grafici un racconto che avrebbe bisogno di molte parole. Questa volta il suo sguardo va oltre le Alpi, verso la Francia e verso la mobilitazione giovanile che dalla seconda metà di settembre sta interessando soprattutto i licei e che si è progressivamente estesa anche alle università. Blocchi, assemblee e manifestazioni si sono accompagnati in diversi casi a scontri, danneggiamenti e migliaia di fermi. Il 1° ottobre sono stati interessati da iniziative oltre mille istituti e il governo francese ha parlato di un passaggio dalle rivendicazioni studentesche a episodi di «violenza urbana».  Il movimento, tuttavia, non può essere letto soltanto attraverso gli incidenti. Dietro la protesta emergono questioni legate alla scuola, alla carenza di risorse e al disagio di una parte del mondo giovanile. Il dibattito francese è acceso anche sulle modalità della risposta delle autorità: secondo Le Monde, dall’inizio delle mobilitazioni si sono superate le 5 mila interpellazioni, mentre organizzazioni sindacali e rappresentanze dei genitori hanno chiesto una de-escalation. Ed è dentro questa Francia inquieta che si inserisce il disegno di Antonio Morello.

Una matita che diventa megafono. L’immagine è essenziale.

Su un fondo completamente nero appare una matita, uno degli oggetti più elementari e universali della scuola. Ma la sua estremità non termina con una punta. Si apre invece nella sagoma di un megafono. È probabilmente l’intuizione più forte dell’illustrazione. Lo strumento con cui normalmente si scrive diventa lo strumento con cui si grida. La didattica incontra la protesta. La parola scritta lascia il banco e cerca spazio nella piazza. È come se Morello facesse compiere alla matita un salto di funzione: non serve più soltanto a prendere appunti, svolgere un compito o rispondere a una domanda. Serve a farsi sentire. Anche i colori non hanno bisogno di spiegazioni. Blu, bianco e rosso percorrono l’intero oggetto e trasformano la matita-megafono nella stessa Francia. Non è quindi soltanto la protesta di alcuni studenti. Graficamente diventa una frattura che attraversa il Paese.

Poi ci sono le crepe. Compaiono nella parte rossa della matita, verso l’estremità opposta al megafono. Sono irregolari, nette, volutamente evidenti. È qui che l’immagine cambia tono. Quelle fratture possono essere lette come la rappresentazione di un’istituzione sotto pressione, di un sistema educativo attraversato da contraddizioni e di un rapporto diventato difficile tra una parte della popolazione studentesca e le istituzioni. Non dicono che tutto sia crollato. Dicono però che qualcosa si è incrinato.

Ed è importante distinguere questa lettura simbolica dalla cronaca: nel dibattito francese le interpretazioni sulle cause e sulla natura delle proteste sono fortemente contrapposte. Il governo ha denunciato violenze e una possibile strumentalizzazione politica; altri osservatori descrivono invece una mobilitazione più spontanea e frammentata e criticano la risposta delle forze dell’ordine.  Morello non mette tutto questo nel disegno. Non potrebbe e, soprattutto, non ne ha bisogno. Gli bastano una matita, un megafono e alcune crepe.

La matita è la scuola. Il megafono è la necessità di parlare. I colori sono la Francia. Le crepe sono la tensione. E il nero che circonda tutto elimina ogni distrazione.

Ne viene fuori una grafica che non racconta tanto una singola manifestazione quanto una domanda molto più ampia: cosa succede quando chi dovrebbe stare dietro un banco sente di dover uscire in strada per essere ascoltato? È forse questo il punto nel quale il segno di Antonio Morello supera la cronaca di questi giorni. La sua matita non scrive una risposta. È diventata un megafono proprio perché, prima ancora delle risposte, pretende che qualcuno ascolti la domanda.

Redazione Scomunicando.it

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