Categories: Cronaca Regionale

Il Ddl Alfano ferma la metà dei processi

Intervista di Alberto Gaino a Gian Carlo Caselli
Il procuratore capo: “Vallette, una polveriera”
«Con la nuova legge in cella non finiranno grandi criminali ma pesci piccoli»
Gian Carlo Caselli ha chiesto all’ufficio di calcolare gli effetti del disegno di legge sulle intercettazioni approvato l’altro ieri alla Camera: «Il 50 per cento dei procedimenti torinesi si dovrà fermare. Purtroppo il dato di cui dispongo non è disaggregato per tipologia di reato. Ma, siccome le intercettazioni per mafia e terrorismo proseguiranno quasi tutte, è di evidenza che la percentuale del 50 per cento è destinata salire per tutti gli altri fascicoli aperti per omicidio, stupro, rapina, pedofilia e corruzione. I nostri governanti parlano tanto di sicurezza, il risultato è la produzione di insicurezza».
C’è comunque una logica?
«Senza intercettazioni i grandi delinquenti resteranno impuniti e il carcere continuerà a riempirsi di persone che hanno commesso reati molto meno gravi per cui le intercettazioni non servono».

Il carcere, più che un luogo di detenzione, sembra essere diventato una discarica umana.
«Intanto c’è da osservare che le strade percorse dal legislatore in questi ultimi tempi portano ad affrontare tutti i problemi di maggior e minore disagio con lo strumento penale, incluso il carcere: dalla scritte sui muri alle donne per strada, dalle violenze negli stadi all’immigrazione clandestina. Magari è così solo di facciata, in ogni caso non si danno risposte efficaci ai problemi. E così si riempie il carcere di tossicodipendenti e folli con il venir meno del welfare. Così si ritiene di poter affrontare il problema complesso della migrazione. Sappiamo trovare soltanto risposte repressive e non mirate sui casi gravi. Rispetto all’efficacia i dati sono eloquenti.

Quali dati?
«Nel mese di maggio sono entrate in carcere, a Torino, 513 persone che a fine mese si erano ridotte a 53. Gli arresti facoltativi erano stati 210 e 74 quelli relativi alla legge sull’immigrazione. Tutti detenuti per poche ore e giorni, per cui scatta un meccanismo complicato e costoso: immatricolazione, visita medica, colloquio psicologico, esami ematochimici ed ematologici di screening, fornitura di gavette e coperte. Si è così pensata una soluzione, affidata al prefetto Padoin: la ristrutturazione delle camere di sicurezze delle aule bunker alle Vallette, gestite dalle forze dell’ordine, insieme all’amministrazione penitenziaria, sino al processo per direttissima e al successivo ingresso in carcere di quel 10 per cento che risulta dalle statistiche».

Stiamo parlando di un carcere con sempre meno risorse, come accade per l’intera amministrazione pubblica. Di un carcere che potrebbe esplodere con una media di 1650 detenuti.
«Si tratta di una struttura in cui convivono più carceri: quello “fiumana” di chi entra ed esce sovraffollando le sezioni dei nuovi giunti, la palestra. Con la soluzione delle camere di sicurezza si può limitarne l’ingresso restituendo dignità ad un ambiente di detenzione invivibile. Altra problematica acuta la condizione di chi attende il giudizio: di indeterminatezza e scarse relazioni rispetto a cui si hanno meno strumenti di intervento e dove si realizza il carcere dell’ozio che porta all’80 per cento dei gesti di autolesionismo. In queste condizioni solo la professionalità del personale di custodia e l’aiuto del volontariato evitano che il carcere esploda».

Fonte: www.antimafiaduemila.com
foto: www.vivimaglie.it

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