di Antonio Mazzeo
In fondo lo sanno un pò tutti che nelle stanze del Comune di Messina abbondano sui muri santi, santini, ‘PadriPio’ e ‘madonne’, finanche i Totò Schillaci, eroe dâ€ÂItalia ‘90′, ma Antonio G., origini messinesi e borsista a Buenos Aires, non avrebbe mai immaginato d’incontrarci la foto del boss, mandante delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. ‘Sono rientrato a Messina per le elezioni europee’, racconta Antonio.
‘Avendo smarrito il certificato, la mattina di sabato 6 giugno, mi sono recato all’ufficio elettorale. E li, dietro il terminalista, ho visto Totò Riina incorniciato e sotto vetro. E persino la fotocopia del suo documento d’identità. Sono rimasto sconcertato. Il primo input è stato quello di andare dai vigili urbani. Poi ho pensato che fosse meglio chiamare qualche amico’.
In realtàmolte delle chiamate telefoniche vanno a vuoto. Chi risponde stenta a prenderlo sul serio. Qualcuno gli chiede perfino se non si fosse strafatto di coca. Alla fine incontra per strada Clelia Fiore, ex assessora comunale alla legalitàe dirigente dell’ASAM, l’associazione Antiracket messinese. ‘A Messina impera la borghesia mafiosa e interi quartieri sono sotto il dominio della criminalitàorganizzata’, dichiara Clelia Fiore, ‘ma mi sembrava incredibile che l’ufficio pubblico dove si recano in questi giorni di elezioni centinaia di cittadini, potesse essere trasformato in un piccolo santuario dedicato ad uno dei più efferati criminali. Antonio G. mi ha chiesto di riaccompagnarlo al Comune e li ho potuto verificare che non si trattava di una burla’.
Domenica, in tarda mattinata, abbiamo voluto fare una verifica con il fotoreporter Enrico Di Giacomo. L’ufficio al piano terra di Palazzo Zanca è trafficatissimo. In molti richiedono duplicati di certificati o l’aggiornamento dei dati anagrafici. Facciamo una decina di minuti di fila prima di poter entrare. Si, la foto c’è, è proprio Riina. Ha le dita minacciosamente dirette a chi lo fotografa. Sembra uno dei momenti utilizzati ai processi per lanciare invettive e messaggi trasversali. Accanto c’è un carabiniere che sembra quasi temerlo. E sopra c’è il documento d’identità, ‘Salvatore Riina, nato a Corleone, Palermo…’. Chiediamo spiegazioni al terminalista, Salvatore Romeo. ‘L’ho messa io questa foto perché ce l’ho contro tutti i magistrati messinesi’, risponde. ‘Ma mica lo hanno arrestato a Messina’, commentiamo. ‘Lo so – incalza – ma se si fosse nascosto a Messina, avrebbero fatto di tutto per prenderlo’. L’odio per le toghe si mescola con la simpatia per il mafioso ‘vittima’.
Si avvicina a noi qualche altro impiegato comunale. ‘Quella foto è li da parecchi mesi, forse persino un anno’, ci dice uno di loro. Uno stretto congiunto del terminalista pare abbia avuto qualche problema con la giustizia. Così lui, per vendetta, ha affisso la foto con la plateale
sceneggiata di don Totò da Corleone. ‘Sono miope e non ho certo una buona memoria visiva, ma la foto non può essere sfuggita a tutti coloro che si sono recati in tutto questo tempo in quell’ufficio’, commenta Antonio G. ‘Potenzialmente potrebbero essere passati da li migliaia di messinesi aventi diritto al voto. Può essere che nessuno si sia sentito in dovere di denunciare l’inaccettabile provocazione del terminalista?’.
Chissàquale saràadesso la risposta amministrativa all’affissione pubblica nella casa del Comune del boss della Cosa Nostra stragista.
Foto: chihacorrottodavidmills.blogspot.com, www.guidasicilia.it, www.palermoplanet.it
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