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IL TASSELLO CHE “MANCA”! – Un caso da non chiudere.. anche l’ e-mail può “non far spegnere la luce”

“Non rinuncio a sperare la verità” così non si stanca di ripetere  Angelina Manca, certamente una madre coraggio, che sta lottando da 1914 giorni, più di cinque anni, affinchè si apra la luce sui fatti, sui mandanti, sulle complicità, sulle omissioni che avvolgono la morte di Attilio, suo figlio.

Una battaglia per la riabilitazione, prima ancora che per la sete di giustizia, per dare purezza alla “memoria “ di questo giovane professionista, medico talentuoso, ucciso dalla mafia, proprio perché bravo e “pulito”, che donna Angela, unitamente alla splendida famiglia che la sostiene composta da Gioacchino e Gianluca sta affrontando con dignità, con forza, con coraggio, ma a tratti, purtroppo. in splendida solitudine, per quello che concerne certe frange delle istituzioni
Ora lottano contro la chiusura dell’indagine sulla morte del figlio perché tutti sappiano la verità.
La chiusura delle indagini sarebbe l’ennesima delusione.
Una delusione condivisa da tutta la società civile che  crede ancora nella Giustizia.
E chiedono proprio alla società civile una segno di presenza anche con una mail da mandare all’indirizzo della procura di Viterbo, titolare dell’inchiesta,  procura.viterbo@giustizia.it con la dicitura “NO ALLA CHIUSURA DELLE INDAGINI SUL CASO ATTILIO MANCA” – questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. bisogna abilitare, a volte, Javascript per vederlo –

Dalla nota di richiesta dei Manca:
“Non ho grandi cose da aggiungere, posso solo cercare di esprimere l’amarezza di portare avanti una lotta contro un muro di gomma e quindi, lo stesso muro sul quale rimbalzano: un’impronta palmare lasciata in bagno (dico questo poiché è risultato dalla perizia che un’impronta si cancella già con il vapore acqueo di una doccia, eravamo a Febbraio…);
due siringhe delle quali non è mai stato accertato il DNA; mille tabulati telefonici sui quali non sono mai stati fatti i controlli incrociati; una pozza di sangue, il setto nasale deviato, i testicoli ingrossati, i segni di legature ai polsi, due buchi di iniezione fatti sul braccio sinistro (Attilio era mancino…!!!); segni di una colluttazione, i termosifoni regolati ad una temperatura altissima, la casa ripulita senza più un’impronta (se non quella) e degli strumenti di lavoro disposti, ordinatamente, su di un tavolo; uno strano viaggio a Marsiglia, nello stesso periodo di Bernardo Provenzano; i colleghi medici e paramedici che, stranamente, cambiano tutti reparto ed Ospedale all’indomani della morte di Attilio; l’autopsia fatta dalla moglie del Primario del reparto dove Attilio lavorava; e da ultimo un Primario, un Politico, un Latitante, un Procuratore Capo del sud, un Giudice del centro promosso, un cugino mafioso, un giornalista, un circolo culturale ed una cittadina di codardi – mafiosi; questo è lo scenario che porta il PM Petroselli a parlare, candidamente, di suicidio!!! Solo una sensazione provo verso questo PM: IMBARAZZO, perché crede, come credeva la mia famiglia che disgrazie del genere colpiscono solo la gentaglia collusa … Ma così non è…!!”
Gianluca Manca
Gioacchino Manca
Angela Manca

per saperne di più www.attiliomanca.it consultatelo

La morte di Attilio Manca 
Attilio Manca venne ritrovato cadavere il 12 febbraio 2004, verso le ore 11. Il suo corpo era riverso trasversalmente sul piumone del letto (il letto era intatto ed in ordine, come se non fosse andato a dormire), seminudo. Dal naso e dalla bocca era fuoriuscita un’ingente quantità di sangue, che aveva finito per provocare una pozzanghera sul pavimento. Dalle fotografie effettuate si ricavano i seguenti elementi: il volto di Attilio presentava una vistosa deviazione del setto nasale; sui suoi arti erano visibili macchie ematiche; l’appartamento era in perfetto ordine; nella stanza da letto si trovava ripiegato su una sedia il suo pantalone, mentre inspiegabilmente non furono rinvenuti i boxer né la camicia; altrettanto inspiegabilmente sullo scrittoio erano poggiati suoi attrezzi chirurgici (ago con filo inserito; pinze, forbici), che egli mai aveva tenuto a casa; sul pavimento, all’ingresso del bagno, si trovava una siringa da insulina, evidentemente usata, cui era stato riposizionato il tappo salva-ago; in cucina non v’era traccia di cibo, consumato o residuato; sempre in cucina, nella pattumiera si trovavano, tra l’altro, un’altra siringa da insulina, evidentemente usata, cui erano stati riapposti il tappo salva-ago ed anche quello proteggi-stantuffo, e due flaconi di Tranquirit un sedativo), uno dei quali era completamente vuoto mentre l’altro solo a metà. Il medico del 118, alle ore 11,45, effettuando l’accertamento del decesso, attestava che Attilio Manca era morto circa dodici ore prima, quindi a cavallo della mezzanotte fra l’11 ed il 12 febbraio 2004. Veniva disposta immediatamente l’autopsia, che veniva affidata alla dr.ssa Ranalletta, medico legale, curiosamente moglie del prof. Rizzotto, primario del reparto di urologia dell’ospedale Belcolle di Viterbo, nel quale prestava servizio Attilio. Al momento dell’incarico alla dr.ssa Ranalletta, peraltro, il marito era già stato sentito come testimone dalla polizia. La relazione autoptica, pur lacunosissima (tanto che in seguito il Gip si è trovato costretto a ordinarne un’integrazione), e quella tossicologica attestano che: nel sangue e nelle urine di Attilio Manca erano presenti tracce di un rilevante quantitativo del principio attivo contenuto nell’eroina, di un consistente quantitativo di Diazepam, principio attivo contenuto nel sedativo Tranquirit, e di non ingente sostanza alcoolica; la causa della morte di Attilio Manca va ricondotta all’effetto di quelle tre sostanze, che provocarono l’arresto cardio-circolatorio e l’edema polmonare; sul corpo di Attilio Manca erano visibili, al braccio sinistro, due segni di iniezioni (corrispondenti quindi alle due siringhe ritrovate), una al polso ed una all’avambraccio; su tutto il resto del corpo non era visibile traccia alcuna di iniezioni, recenti o datate. Attilio Manca era un mancino puro e compiva ogni atto con la mano sinistra. Tutti coloro che lo hanno conosciuto sanno che aveva scarsissima praticità con la mano destra. Tutti i suoi colleghi e amici frequentati nell’ultimo anno di vita, sentiti come testimoni nell’immediatezza, dichiaravano che era da escludersi che Attilio assumesse sostanze stupefacenti e che avesse ragioni per suicidarsi. Veniva anche accertato che, a partire dalle ore 20 circa del 10 febbraio, Attilio non aveva più avuto contatti, telefonici o di presenza, con amici e colleghi. La sera del 10 febbraio aveva deciso di non partecipare, contrariamente al solito, ad una cena fra colleghi. Nei giorni precedenti aveva chiesto e ottenuto un appuntamento per la sera dell’11 febbraio a Roma con il prof. Ronzoni, primario di urologia al policlinico Gemelli, reparto nel quale Attilio si era specializzato e aveva lavorato per anni. Inspiegabilmente e senza alcuna comunicazione preventiva, Attilio Manca non si presentò a quell’appuntamento. Rimane anche un mistero, che la Procura e la Squadra mobile di Viterbo non hanno fatto nulla per sciogliere, che cosa abbia fatto e dove sia stato Attilio Manca fra la sera del 10 febbraio e il momento della sua morte, avvenuta, come si è detto, nella notte fra l’11 ed il 12 febbraio 2004. Un dato certo, però, proviene dalla testimonianza del vicino di casa, il quale, sentito lo stesso 12 febbraio, dichiarò che la sera prima, verso le 22,15 dell’11 febbraio 2004, aveva sentito il rumore della porta di casa di Attilio che veniva chiusa. Questo dato attesta che in quel momento Attilio tornava a casa o, viceversa, che qualcuno, ancora oggi non individuato, usciva da casa sua, in un’ora molto vicina alla morte di Attilio. Nell’abitazione di Attilio a Viterbo vennero fatti gli accertamenti dattiloscopici dalla polizia scientifica. Vennero rinvenute impronte palmari e digitali in un certo numero: non tutte, però, appartenevano ad Attilio. Alcune, quindi, erano state apposte da persona o persone diverse. Alcuni mesi dopo, dalle comparazioni effettuate dal gabinetto centrale della polizia scientifica, risultò che il titolare di una delle impronte era il cugino di Attilio, Ugo Manca. Venne allora sentito dalla polizia Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma e condannato in 1° grado per traffico di droga, oltre che frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo, come Angelo Porcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri. Ugo Manca riferì alla polizia che quella impronta poteva averla lasciata nell’unica occasione in cui, a suo dire, era stato ospite del cugino, il 15 dicembre 2003, allorché si era recato a Viterbo, dove il giorno successivo venne ricoverato all’ospedale Belcolle ed operato proprio da Attilio, per un intervento in verità banale. Sennonché i genitori di Attilio Manca hanno riferito alla polizia come fra il 23 ed il 24 dicembre 2003 essi alloggiarono a Viterbo a casa di Attilio e come in quei giorni la signora, come ogni madre premurosa di un figlio che vive fuori sede da solo, aveva provveduto ad un’approfondita pulitura della casa, ivi compreso l’ambiente nel quale era stata ritrovata l’impronta di Ugo Manca. Tale evenienza contrasta con la tesi di Ugo Manca. Una decina di giorni prima di morire, Attilio, parlando con i suoi genitori, chiese loro notizie di un tale Angelo Porcino. Disse loro che era stato contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e che questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo perché aveva bisogno di un consulto. Contemporaneamente, in effetti, Ugo Manca disse a una terza persona, che di lì a poco sarebbe andato a Viterbo a trovare Attilio. Nessun accertamento è stato fatto dalla Procura e dalla Squadra mobile di Viterbo circa l’eventuale presenza di Porcino a Viterbo nei giorni precedenti la morte di Attilio. Né è mai stato verificato quale fosse la ragione che indusse Ugo Manca, giunto nella mattina del 13 febbraio 2004 a Viterbo, a tentare di entrare nell’appartamento di Attilio ed a presentarsi in Procura per sollecitare il dissequestro dell’immobile ed il pronto rilascio della salma di Attilio. Comportamenti, peraltro, contraddittori con il distacco assoluto che, a partire dal 15 febbraio 2004, Ugo Manca riservò ai genitori di Attilio, ben prima che essi iniziassero a manifestare dubbi sull’uccisione del figlio. Altro accertamento finora mancante è quello relativo ad un viaggio effettuato da Attilio Manca nell’autunno del 2003 nel sud della Francia, asseritamente per assistere ad un intervento chirurgico, come egli disse ai suoi genitori. Nel 2005 nell’inchiesta che porta alla maxi operazione antimafia denominata “Grande Mandamento” emerge che Bernardo Provenzano è stato a Marsiglia: una prima volta dal 7 al 10 luglio 2003 per sottoporsi a radiografie e ad esami di laboratorio e in un secondo momento proprio nel mese di ottobre dello stesso anno per subire l’operazione alla prostata. Ed ecco che al mistero sulla morte di Attilio Manca si aggiunge questo inquietante tassello legato a questa strana “coincidenza”. Comincia la battaglia giudiziaria della famiglia Manca che non accetta minimamente l’idea che la morte di Attilio finisca archiviata come suicidio. Angelina e Gino Manca si affidano all’avvocato Fabio Repici, un penalista molto noto in Sicilia, legale di diversi familiari di vittime di mafia, difensore tra l’altro nel processo per l’omicidio di Graziella Campagna, così come per quello di Beppe Alfano. Attraverso una meticolosissima ricerca e un’infaticabile attività investigativa, l’avv. Repici ricostruisce pezzo per pezzo la strana morte del dott. Manca riuscendo così ad evitare l’archiviazione del caso come suicidio.
Il 18 ottobre 2006 il Gip del tribunale di Viterbo, Gaetano Mautone, riapre il fascicolo sulla morte di Attilio Manca. Il Gip accoglie il ricorso con il quale la famiglia di Attilio si è opposta per la seconda volta alla richiesta di archiviazione del caso avanzata dalla procura della Repubblica di Viterbo, secondo la quale il giovane si sarebbe suicidato. Il Gip di Viterbo dà mandato al pm di far eseguire, entro tre mesi, l’esame del Dna su alcuni mozziconi di sigarette e sugli strumenti chirurgici (un bisturi, un paio di forbici, un ago e del filo di sutura) trovati su un tavolo nell’abitazione di Attilio Manca. In particolare il Gip dispone che il Dna venga confrontato con quello di Angelo Porcino.
Il 9 marzo 2007 la procura della Repubblica di Viterbo emette dieci avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Attilio Manca. Gli avvisi di garanzia sono finalizzati a mettere a confronto il Dna di tutte le persone che hanno frequentato la casa di Attilio con quello rilevato su un mozzicone di sigaretta e sugli strumenti chirurgici (un bisturi, un paio di forbici, un ago e del filo di sutura) trovati nell’appartamento di Attilio.
Nell’ambito degli accertamenti sulla morte del medico, uno degli avvisi di garanzia emessi dalla procura di Viterbo viene notificato ad Angelo Porcino, già in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa. Tra gli indagati c’è anche il cugino di Attilio Manca, Ugo Manca.
Il 17 marzo 2007 viene disposto lo svolgimento di un incidente probatorio, per accertamenti relativi al Dna dei dieci indagati. Su richiesta del Pm il Gip di Viterbo stabilisce che il Dna delle dieci persone raggiunte nei giorni precedenti da avviso di garanzia per i reati di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto e omicidio colposo, venga comparato con quello rilevabile sia nelle cicche di sigaretta sequestrate nell’abitazione di Attilio che sugli strumenti chirurgici trovati nella sua camera da letto, al fine di risalire alla persona sulla quale siano stati eventualmente utilizzati.
Il giorno 1 luglio 2008 il Gip di Viterbo dispone un ulteriore supplemento d’indagine sulla morte di Attilio Manca. Il gip Mautone, su richiesta del legale della famiglia Manca, dispone il confronto delle impronte digitali trovate nell’appartamento di via Santa Maria della Grotticella (dove fu trovato il cadavere di Attilio), con quelli di due concittadini del medico, collegati con ambienti mafiosi barcellonesi, che erano a Viterbo quando il medico morì.
Il 14 novembre 2008 si conclude l’incidente probatorio. Davanti al Gip Gaetano Mautone avviene  l’audizione del perito che nei giorni precedenti aveva presentato una relazione scritta inerente le impronte digitali rinvenute a casa di Attilio Manca.
La perizia riscontra che 14 delle impronte rilevate sono di Attilio. Una particolarità della perizia riguarda una impronta ritrovata su una piastrella del bagno che corrisponde, con canone di assoluta certezza, ad Ugo Manca, cugino di Attilio.
Un’altra ancora riguarda la presenza di 3 impronte che non appartengono a nessuno degli indagati, ne tanto meno ai familiari del giovane urologo.
In virtù del fatto che nel periodo di Natale del 2003 Angelina, Gino e Luca Manca erano stati ospiti a casa di Attilio e che in quella occasione la signora Angelina aveva provveduto a fare una pulizia a fondo dell’appartamento del figlio, il ritrovamento dell’impronta del cugino di Attilio resta un giallo.
Ugo Manca ha sempre dichiarato di aver fatto visita alla casa di Viterbo del cugino tra il 15 e il 16 dicembre del 2003 e non dopo.
Non si spiega quindi come dopo un’accurata pulizia di tutto l’appartamento eseguita dalla signora Angelina nei giorni di Natale di quello stesso anno sia risultata un’impronta di Ugo Manca proprio nel bagno. Il bagno è di fatto il luogo dove è presente una maggiore umidità che è la causa primaria del deperimento delle impronte, ma ciononostante l’impronta di Ugo Manca è rimasta.
Così come il mistero che ruota attorno a lui.
A conclusione dell’incidente probatorio gli atti sono stati restituiti al Pm, il dott. Renzo Petroselli, che si è riservato le decisioni da assumere.
Nel frattempo resta ancora da sciogliere il nodo delle responsabilità di Bernardo Provenzano nella morte del giovane urologo.
Solamente dopo potremo

la poesia di Giovanna Manfredi Gigliotti
scritta in memoria di Attilio Manca

Gli eroi quotidiani
vivono in versi…
e non c’entrano
carte ed inchiostro
e non serve la penna:
è l’azione vissuta,
è l’amore vivente,
il lavoro strumento
nell’etico valore
della Scelta,
la vita palpitante
nel presente,
l’amore reso azione
e fatto vivo.
Non li puoi uccidere,
gli Eroi,
chè se anche gli togli
la terra,
restano Uomini,
nell’Eterno,
paradigmi
che non puoi cancellare.
E non vedi
che del sangue fiorito
hai fatto
una stella?
Non li puoi uccidere,
gli eroi,
il loro Nome
è intessuto d’amore,
dell’eros,
strumento divino,
che rende l’esistere
Vita.
Puoi illuderti, se vuoi,
coi tuoi strumenti di morte,
che forza sia violenza
e non vergogna,
paura mascherata ed ignoranza,
ma sai che forza vera
è solo il cuore,
che dentro l’assassino
freme il santo,
che ha fame di saggezza
e non la trova.
Illuditi, se vuoi,
che tu sia sazio,
rallegrati
d’avere sparso il sangue
degli agnelli,

di vittime mattate
nel silenzio, 
di lacrime germane
e degli amici,
di chi si sente affine
e lotta ancora…
illuditi,
se vuoi, che sei felice,
di essere potente
e forte e in vita,
ma dentro non sei nato
e non lo sai,
l’odore putrefatto
è di chi ha perso
e vita e strada
e senso di se stesso.
Illuditi, se vuoi,
che siano in pochi…
Non era Cristo uno
con i fratelli?
Non erano i Templari
forse nove?Non era uno Gandhi
o Borsellino?
Falcone
era da solo e non in mille…
e Manca adesso brilla
insieme a loro:
gli hai dato l’infinito
sempre eterno,
e tu dovrai restare
nel tuo nulla, insieme
ai tuoi fantasmi criminosi…
Perché non prendi il cuore
e scegli vita?
L’esercito che segue
e si reinventa
moltiplica l’amore,
si fa grande.
Le luci delle Stelle
e di candele,
i fari accesi, intensi,
nella notte,
non restano
nascosti da coperte…
ma fissi, in alto,
indicano le strade,
rischiarano il cammino
eternamente…
se tutti, prima o poi,
saremo tombe,
diventeremo canti mai
cantati,
la bella morte eroica
è privilegio…
se
mai
gli eroi
moriranno.

Giovanna Manfredi Gigliotti

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