Dal 9 ottobre al 7 novembre, Giancarlo Leone … “La città che si dissolve”
Dal 9 ottobre al 7 novembre alla Galleria Carta Bianca la mostra fotografica “The City On The Water”.
L’architetto catanese trasforma edifici e paesaggi urbani attraverso i riflessi dell’acqua. Le immagini sono realizzate esclusivamente con uno smartphone e senza post-produzione.
Una città può perdere la propria forma senza scomparire. Basta guardarla nell’acqua. Edifici, facciate e geometrie si allungano, si spezzano, cambiano consistenza e diventano qualcosa di diverso: memoria, impressione, immagine. È il territorio esplorato da Giancarlo Leone nella mostra fotografica “La città che si dissolve. Acqua, memoria e percezione in The City On The Water”, che venerdì 9 ottobre, alle 18.30, inaugurerà la nuova stagione della Galleria Carta Bianca di Catania, in via Francesco Riso 72/b.
La mostra, curata da Luta Bettonica, resterà aperta fino al 7 novembre.
Leone è un architetto catanese che vive tra Milano e Catania e porta inevitabilmente dentro la fotografia il proprio modo di osservare lo spazio costruito. Ma qui l’architettura smette di essere il soggetto da rappresentare con precisione. Viene affidata all’acqua e alle sue increspature. Una scelta accompagnata da un particolare tecnico che diventa parte integrante del progetto: tutte le fotografie sono realizzate con uno smartphone e senza alcun intervento di post-produzione. Non c’è quindi una manipolazione successiva dell’immagine. A modificare il reale sono la luce, il movimento e soprattutto l’acqua. A leggere il lavoro di Leone nel testo scritto per il catalogo è Rebecca Delmenico, che individua proprio in questa rinuncia al controllo uno degli aspetti centrali della ricerca dell’artista.
«La città non viene osservata frontalmente, secondo la tradizione della fotografia d’architettura – scrive – ma attraverso la superficie instabile dell’acqua, dove ogni edificio perde la propria rigidità geometrica per trasformarsi in una materia fluida, mutevole e imprevedibile». L’architetto, dunque, conosce le regole della forma per scegliere deliberatamente di abbandonarle. Il riflesso non riproduce semplicemente ciò che gli sta davanti: lo altera. Una corrente, un’increspatura o un cambiamento della luce sono sufficienti per creare una città diversa.
The City On The Water attraversa luoghi differenti: Milano, Venezia, Firenze, Comacchio, Lugano, Caserta, Villa Adriana, Belfort e altre realtà nelle quali l’acqua entra in relazione con l’ambiente costruito. Non è però un viaggio fotografico nel senso tradizionale e neppure un catalogo di architetture. Le città diventano quasi irriconoscibili. Leone cerca piuttosto quella che definisce una “Città Altrove”, uno spazio sospeso nel quale ciò che è solido diventa provvisorio e l’architettura recupera una dimensione più intima e poetica. L’acqua finisce così per essere il vero soggetto della mostra. È la superficie sulla quale la città viene scritta e immediatamente cancellata, per poi ricomporsi in un’altra forma. E dentro questa trasformazione entra anche il tempo: l’immagine esiste soltanto nell’istante in cui viene fotografata, perché un attimo dopo quel riflesso non sarà più lo stesso.
“La città che si dissolve” propone quindi anche un esercizio dello sguardo: fermarsi davanti a ciò che normalmente passa inosservato. Non guardare soltanto gli edifici, ma ciò che accade alla loro immagine quando smettiamo di considerarli immobili.
La mostra sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20, il sabato dalle 11 alle 13.
Domenica e lunedì la galleria resterà chiusa. Per visite in giorni e orari differenti è possibile concordare un appuntamento telefonicamente
Giancarlo Leone, architetto, nasce a Catania nel 1964 e si laurea al Politecnico di Milano con la tesi “Architettura dei Gesuiti in Sicilia”. Inizia a lavorare tra Catania e Milano in collaborazione con lo studio di famiglia “studio Architetti Leone” redigendo i Piani Regolatori Generali di alcuni Comuni Etnei. Nella sua città natale progetta il primo intervento architettonico relativo ad una villa residenziale. Contemporaneamente a Milano si occupa di ristrutturazioni, restauro ed allestimenti. L’incontro professionale con Luta Bettonica avviene nel 1996 in occasione dei progetti del Centro Culturale di Roberto Baggio e del Ristorante Fandango, grazie ai quali ha inizio il sodalizio che ancora oggi unisce creatività progettuale e cura del dettaglio. ( da www.archiproducts.com)