Il pensiero sulla questione di Carlos Vinci

METTIAMO CHIAREZZA SULLA QUESTIONE DEL FARO E CAPIRE COSA SI POTEVA FARE E NON SI È FATTO, COSÌ OGNI CITTADINO PUÒ TRARRE DA SOLO LE PROPRIE CONSIDERAZIONI OLTRE GLI SFOGHI.
1). Il contesto normativo
Il Ministero della Difesa (tramite l’Agenzia del Demanio) ha lanciato, negli ultimi anni, vari bandi per la valorizzazione dei fari, torri ed edifici costieri.
Questi bandi rientrano nel progetto “Valore Paese – FARI”, gestito in collaborazione con CDP Investimenti SGR e Difesa Servizi S.p.A.
Tali bandi escludono formalmente i Comuni come soggetti gestori diretti, proprio per evitare che un bene statale diventi oggetto di gestione politico-amministrativa locale.
Includono:
– (società di capitali o di persone),
– fondazioni,
– cooperative,
– associazioni senza scopo di lucro, che presentano progetti di valorizzazione economica, culturale o turistica.
2). Cosa poteva fare un Comune? (e quindi un sindaco)
Anche se il Comune non poteva gestire direttamente il Faro, il sindaco poteva comunque promuovere un’iniziativa civica o imprenditoriale per farlo gestire in modo condiviso e trasparente.
Ecco come :
Opzione 1: Si poteva promuovere la nascita di una fondazione di impresa civica
Il sindaco poteva:
– farsi promotore (ma non socio fondatore ufficiale come ente pubblico, se il bando lo vieta),
– convocare cittadini, imprenditori, professionisti per costituire una fondazione di partecipazione o fondazione di impresa sociale,
– favorire la raccolta di fondi e la creazione di uno statuto orientato alla valorizzazione pubblica del Faro (eventi, cultura, turismo sostenibile).
Questa fondazione, una volta costituita come soggetto giuridico autonomo (privato), poteva partecipare regolarmente al bando del Ministero.
3. Soluzione pratica
Il Comune poteva:
– sostenere l’iniziativa moralmente e politicamente,
– mettere a disposizione competenze tecniche, dati urbanistici, consulenza gratuita, ecc.,
– stipulare successivamente protocolli d’intesa o convenzioni con la fondazione vincitrice, per garantire che il Faro resti un bene fruibile dalla cittadinanza.
Bisognava solo evitare che il Comune risultasse formalmente socio fondatore o gestore, se il bando lo vietasse espressamente;
Rispettare la normativa sugli aiuti di Stato (non può trasferire denaro pubblico direttamente a una fondazione privata senza procedura pubblica);
Garantire trasparenza nella scelta dei promotori e degli amministratori della fondazione.
In sintesi
Sì, il sindaco può promuovere e far nascere una fondazione di impresa tra cittadini,
ma non può farla coincidere con il Comune.
Può essere un catalizzatore di un progetto civico, aperto, partecipativo, con l’obiettivo di riportare la gestione del Faro nelle mani del territorio, anche se formalmente affidata a un soggetto privato.
La normativa di riferimento