Cronaca

LA SANITA’ SICILIANA E’ AL COLLASSO – Il vista dello sciopero del 26 novembre l’intervista a Pietro Miraglia (Federbiologi)

“il 26 novembre scendiamo in piazza”. Intervista a Pietro Miraglia (Federbiologi)

La Sanità convenzionata siciliana si prepara a una mobilitazione senza precedenti. Il prossimo 26 novembre, studi medici, laboratori d’analisi e strutture convenzionate chiuderanno per protesta e confluiranno a Palermo per una manifestazione regionale organizzata dall’Intersindacale della Sanità siciliana. A guidare la protesta dieci sigle sindacali – ARDISS FKT, CITDS, Confcommercio Salute, CROAT, Federbiologi, MLS, SBV, SILAB, SIOD, SARA – con il supporto del Codacons.

Abbiamo intervistato Pietro Miraglia, responsabile regionale della Federbiologi, tra i promotori della mobilitazione.

Dottor Miraglia, perché avete deciso di proclamare la mobilitazione del 26 novembre?

Miraglia:
«Il 26 novembre alle 10,30 saremo tutti a Palermo, davanti al Palazzo della Presidenza, perché la situazione della sanità convenzionata in Sicilia è diventata insostenibile. Le strutture non riescono più a garantire le prestazioni ai cittadini: il budget delle strutture viene esaurito già a metà mese e siamo costretti a non eseguire le prestazioni, oppure a farle pagare agli utenti. È una vergogna. Non possiamo più accettare che ai cittadini non venga data l’assistenza perché non ci sono risorse.»

Qual è il problema principale? Il budget?

Miraglia:
«Il budget è totalmente sottostimato e non tiene conto della reale domanda sanitaria. Ma non è solo questo: ci sono criticità ovunque. Le farmacie sono autorizzate a eseguire numerose prestazioni che sono di pertinenza dei laboratori, le strutture convenzionate ogni giorno devono rinviare persone che hanno bisogno di esami. Da anni chiediamo di affrontare l’uscita della SICILIA dal piano di rientro necessario per i finanziamenti alla sanita, ma oggi sta strangolando il sistema. Il diritto alla cura non può essere subordinato alla contabilità.»

Cosa significa per i cittadini questo blocco delle prestazioni?

Miraglia:
«Significa che a dicembre, a marzo, o già al quindicesimo giorno del mese, un paziente entra in laboratorio e si sente dire: “Il budget è finito, torni il mese prossimo”. Ma spesso non può aspettare. Oppure gli viene proposto di pagare, e molti non possono permetterselo. Questo produce disuguaglianze gravissime. Io lo ripeto da anni: la sanità deve essere per tutti, non solo per chi ha possibilità economiche.»

Durante l’assemblea dell’Intersindacale avete approvato due mozioni importanti. Quali?

Miraglia:
«Sì, all’Astoria Palace di Palermo eravamo più di 250 rappresentanti di tutte le sigle. All’unanimità abbiamo deciso due cose: La manifestazione pubblica regionale del 26 novembre, con partecipazione aperta a cittadini e operatori. La serrata generale delle strutture convenzionate, che resteranno chiuse finché non arriveranno risposte concrete dalla Regione. Non è una scelta semplice, ma necessaria.»

Il vostro non è uno sciopero contro qualcuno, lo avete detto chiaramente.

Miraglia:
«Esatto. Non è una protesta “contro”, ma “per”: per una sanità rispettosa, che tuteli i cittadini. Il popolo siciliano ha sempre difeso i propri diritti. Noi chiediamo solo che il sistema non crolli e che venga garantita la continuità assistenziale. Il diritto alla cura e alla libera scelta del luogo in cui essere assistiti, è un principio costituzionale. Non permetteremo che venga compromesso.»

Altri rappresentanti del settore hanno sottolineato l’urgenza della vostra battaglia. Miraglia, lei cosa chiedete ai cittadini in vista del 26 novembre?

«Di essere con noi. Non chiediamo privilegi: chiediamo rispetto. Senza le strutture convenzionate, la sanità siciliana si ferma. Difendere queste strutture significa difendere il diritto alla cura dei cittadini. Per questo invitiamo tutti a scendere in piazza: perché la sanità pubblica e convenzionata riguarda la vita quotidiana di ciascuno di noi.»

E per concluder il dottor Pietro Miraglia sottolinea; Il 26 novembre Palermo sarà il centro di una protesta che non riguarda solo operatori sanitari e sindacati, ma l’intera popolazione. Una giornata che potrebbe segnare un punto di svolta per il sistema sanitario siciliano, chiamato finalmente a confrontarsi con le sue fragilità più profonde.

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Redazione Scomunicando.it

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