Cultura

PETIZIONI – Quella per cambiare l’intestazione del Liceo “Vittorio Emanuele III” di Patti

al via la petizione. Il Sindaco è il primo firmatario e il Vescovo il secondo.

Si accende il dibattito a Patti sulla proposta di nuova intitolazione del Liceo Classico Vittorio Emanuele III.

Lo scorso 19 gennaio è stata presentata al Dirigente Scolastico un’istanza ufficiale affinché venga avviato l’iter per modificare il nome dell’istituto, sottoponendo la richiesta agli organi scolastici competenti per il previsto parere.

Alla base dell’iniziativa vi è l’esigenza, avvertita da una parte della comunità, di superare quello che viene definito un “anacronismo storico”. L’attuale intitolazione richiama la figura di Vittorio Emanuele III, sovrano d’Italia dal 1900 al 1946, il cui nome è legato a una fase complessa e controversa della storia nazionale. Secondo i promotori, pur riconoscendone il rilievo storico, la sensibilità contemporanea suggerirebbe una riflessione sull’opportunità di mantenere tale intestazione.

La proposta avanzata è quella di dedicare il Liceo a Angelo Ficarra, vescovo della diocesi pattese dal 1936 al 1957, figura che negli anni ha assunto un rilievo sempre maggiore nel panorama culturale e religioso locale e nazionale.

Una figura di riferimento per la comunità

Mons. Angelo Ficarra è ricordato per i suoi meriti culturali, umani e pastorali. La sua vicenda personale, segnata da prove dolorose ma anche da coerenza e fermezza morale, è stata oggetto di numerosi studi e pubblicazioni. Tra questi spicca il volume Dalle parti degli infedeli di Leonardo Sciascia, che già nel 1979 richiamò l’attenzione nazionale sulla sua storia. Negli anni successivi, convegni, ricerche e approfondimenti – fino all’ultimo incontro celebrato a Patti nel novembre 2025 – hanno contribuito a consolidare l’immagine di Ficarra come uomo di cultura, studioso e pastore di grande spessore morale. Per i promotori, intitolargli il Liceo significherebbe offrire agli studenti un modello di riferimento radicato nel territorio ma di respiro nazionale.

L’istanza risulta già firmata dal Vescovo della Diocesi e dal Sindaco della città. A promuovere ufficialmente la petizione sono: il Prof. Francesco Pisciotta, il Prof. Michelangelo Gaglio, l’archittetto Pierluigi Gammeri (ex studente del Liceo di Patti)

Nelle ultime ore si registrano numerose adesioni da parte di cittadini, ex studenti e membri della comunità locale. Tra i firmatari recenti figurano Anna Ricciardi, Antonino Giunta, Antonio Gaglio, Mariella Angela Parrino, Gabriella Butticè, Giuseppe Ficarra, Eva Frisenda, Gaetano Butticè, Melinda Recupero, Salvatore Paterniti, Francesca Valsega, Orazio Antonino Michele Faraci, Cristina Menconi, Paolo Bubici, Salvatore Miano, Simona Muscarà, Ilaria Cavallotto, Elisabeth Di Luca, Ignazio Lena, Bruna Pisciotta e altri ancora.

La proposta apre ora una fase di confronto che coinvolgerà gli organismi scolastici competenti e, più in generale, l’intera comunità pattese. Il cambio di intestazione di una scuola non è soltanto un atto formale, ma un passaggio simbolico che tocca identità, memoria storica e valori condivisi.

Il dibattito è avviato: spetterà agli organi preposti valutare la richiesta e decidere se il Liceo pattese continuerà a portare il nome di Vittorio Emanuele III o se inaugurerà una nuova stagione sotto l’intitolazione a Mons. Angelo Ficarra, figura che molti ritengono oggi più rappresentativa della storia e della sensibilità del territorio.

per firmare la petizione

https://c.org/mwDLXt6CBK

il teso integrale della petizione

Al Sig. Dirigente del Liceo Vittorio Emanuele III,
Al Collegio dei Docenti del Liceo Vittorio Emanuele III,
Al Consiglio d’Istituto del Liceo Vittorio Emanuele III
LL. SS. – PATTI

Nato come Regio Ginnasio nel 1864 e completatosi con l’istituzione del triennio nel 1935, il Liceo Classico di Patti è stato intitolato a Vittorio Emanuele III nel 1932 e ha mantenuto questa intestazione per oltre 90 anni.

Giustificata dalla situazione storica concreta e dal contesto sociale, in cui il Re e la Monarchia erano punto di riferimento quasi obbligato, mutato radicalmente il panorama politico italiano e internazionale, la scelta di allora sembra oggi anacronistica e sorge spontanea l’esigenza di un cambiamento che adegui il personaggio al tempo attuale, in cui la scuola e tutti coloro che vivono in essa e per essa svolgono il loro impegno e profondono le loro fatiche di Discenti, Docenti e Ausiliari.

Tra i personaggi, pattesi e non, che meriterebbero di illustrare col loro nome il nostro Liceo, noi riteniamo che uno emerga e s’imponga sugli altri per meriti umani, culturali e pastorali: Mons. Angelo Ficarra, vescovo di Patti dal 1936 al 1957.

Nato a Canicattì (AG) nel 1885, dopo le scuole primarie e secondarie, nel 1914, relatore il prof. Vincenzo Ussani, conseguì all’Università di Palermo la laurea in Lettere Classiche con una tesi sulla posizione di San Girolamo nella storia della cultura, che pubblicherà negli anni successivi, con riconoscimenti ed elogi da parte di intellettuali del tempo, tra i quali Ernesto Bonaiuti.

Insegna lettere classiche nei licei Secusio di Caltagirone ed Empedocle di Agrigento, dove ha come collega Luigi Pirandello. Nel 1916 interrompe l’insegnamento per svolgere il servizio militare nell’ospedale di Padova.

Nominato arciprete di Canicattì nel 1919, non interrompe i suoi studi e nel 1920 pubblica presso la SEI di Torino il Florilegium Hieronymianum; nel 1928 è incaricato da Giovanni Gentile di compilare la voce “Girolamo” per l’Enciclopedia Treccani.

Tra le sue opere, degna di menzione è anche quella composta a cominciare dagli anni giovanili e pubblicata postuma solo nel 1990, a cura e con Introduzione di Roberto Cipriani: Le devozioni materiali, che analizza acutamente anche le deformazioni della pietà popolare.

Dal 1930 al 1936 vive ad Agrigento dove, oltre a ricoprire incarichi pastorali, insegna Lettere Classiche e S. Scrittura in quel Seminario.

Nel 1936 è nominato vescovo di Patti, dove fa il suo ingresso il 3 gennaio 1937. I venti anni del suo episcopato sono caratterizzati dall’impegno costante di esercitare con scrupolo, passione e competenza i tre munera propri di un vescovo: insegnare, santificare e governare.

Svolge il triplice munus istruendo i fedeli anche con 13 Lettere Pastorali, nelle quali la dottrina è abbellita da una forma curata e classicheggiante, e con la promozione indefessa e accorata delle scuole di catechismo; con le visite ai fedeli e l’istituzione di nuove parrocchie; con la residenza nel palazzo vescovile, dal quale non volle allontanarsi neppure durante i bombardamenti del 9 e 12 agosto 1943; palazzo nel quale accoglieva i ragazzi d’arreti u’ Casteddu, provvedendo alla fame del corpo col cibo e a quella della mente con lezioni di latino e greco.

Gli ultimi 10 anni della sua permanenza a Patti sono stati un calvario: alieno da interessi e intrighi politici, gli vengono imputati gli insuccessi e le sconfitte della DC a Patti e nella Diocesi ed è invitato a dimettersi.

Nella circostanza non gli è certo servita, anzi è stata un’aggravante, la firma che egli, unico tra i vescovi, ha apposto all’Appello di Stoccolma contro la proliferazione delle armi nucleari.

Si dichiara disponibile al trasferimento ma, convinto di non avere colpe, non presenta le dimissioni; l’azione di Roma, e del Cardinale Adeodato Piazza in particolare, è lenta ma inesorabile: progressivamente viene esautorato con la nomina di mons. Giuseppe Pullano prima come Vescovo Coadiutore nel 1953, poi come Amministratore Apostolico nel 1955, infine come Vescovo di Patti nel 1957.

In ferie al suo paese, nei primi di agosto, mons. Ficarra apprende dalla stampa di non essere più vescovo di Patti e di essere stato promosso Arcivescovo di Leontopoli in partibus infidelium, dalle parti degli infedeli, cioè dove non ci sono né chiese né fedeli.

Mons. Ficarra muore a Canicattì il 1° giugno 1959.

Col passare degli anni, il suo ricordo e la sua figura si sono imposti in termini sempre più significativi all’attenzione di un pubblico progressivamente più ampio e qualificato.

Già nel primo anniversario della morte, egli è ricordato con una magnifica lapide, collocata nella Cattedrale di Patti, in cui si evidenziano virtù, cultura e impegno pastorale.

Ma è con Dalle parti degli infedeli di Leonardo Sciascia che nel 1979 mons. Ficarra, e soprattutto il suo caso doloroso, varca i confini della Sicilia e s’impone all’attenzione di molti, con una serie di iniziative e di pubblicazioni che, a poco a poco, ne hanno delineato la figura umana, religiosa e culturale; ne ricordiamo brevemente alcune.

Nel 1985 la Diocesi di Patti ha intitolato a lui l’Istituto di Scienze Religiose con la motivazione che egli, distintosi per pietà, dottrina e giustizia (pietate, doctrina, iustitia enituit), ora col suo nome illustra/dà prestigio all’istituto (nomine illustrat).

Il caso Ficarra, col duro provvedimento di Roma, è ripreso nel testo di Gaetano Augello, Angelo Ficarra. La giustizia negata, Canicattì, 2008.

Nel 1999 la Diocesi di Patti promuove la pubblicazione di un testo a più mani sulla figura del Vescovo: A. Sidoti (ed.), Mons. Angelo Ficarra Vescovo di Patti (1936-1957).

Per ricordare il 50° anniversario della morte, nel 2009 viene pubblicato, a cura di F. Pisciotta, Le Lettere pastorali di Mons. Angelo Ficarra vescovo di Patti (1936-1957).

Nel 2010 don Gaetano De Maria pubblica una suggestiva Memoria di Mons. Angelo Ficarra nel 50° della morte.

Quattro studenti di Patti hanno discusso tesi che riguardano la figura, l’azione pastorale e le vicende del vescovo: nelle Università statali di Catania (G. Giarrizzo, a. a. 2009-2010) e Messina (F. De Luca, a. a. 2009-2010), nell’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina (S. Chiacchiera, a. a. 2011-2012), nell’Istituto Teologico Diocesano (E. Calvosa, a. a. 1990-1991).

Patti ha intestato al suo vescovo una via che si affaccia sul corso Matteotti.

Nel 2013 il sociologo e docente universitario Enzo Pace pubblica presso la Morcelliana a Brescia Angelo Ficarra. Un vescovo senza Chiesa.

Nel programma degli eventi accademici presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina, il 25 febbraio 2014 si tiene un seminario su mons. Ficarra, affidato a quattro relatori della diocesi di Patti.

Il 3 maggio 2014, a cura della Diocesi di Patti, si è tenuto nell’auditorium del Seminario il convegno Mons. Ficarra: ricostruzione morale a Patti nel secondo dopoguerra, con la partecipazione del giornalista Paolo Corsini.

Nel 2014 viene pubblicato da Pio Sirna Il magistero episcopale di mons. Angelo Ficarra negli anni 1941-1953, che sono gli anni difficili del periodo bellico e postbellico.

Del 2025 è un’interessante riflessione di Massimo Naro, docente alla Facoltà Teologica di Sicilia. Il titolo, Il pelo nell’uovo, è preso da un’espressione dello stesso Ficarra nella lettera al cardinale di Palermo, dopo il colloquio durante il quale Ruffini gli aveva comunicato che le sue dimissioni erano ritenute a Roma inderogabili. Nel contributo si analizza il contesto storico, politico ed ecclesiologico in cui si svolse la vicenda, evidenziando le tensioni tra due visioni della Chiesa: quella più politicizzata e legata alla DC, orientata alla lotta, e un’altra, rappresentata da Ficarra, orientata al dialogo con il mondo contemporaneo e alla dimensione pastorale, culturale e sociale. Ficarra, infatti, promuoveva un cristianesimo genuino, centrato sulla fede e sulla carità, e perseguiva un’azione pastorale che superasse gli steccati, rivolgendosi anche alle periferie e alle classi lavoratrici.

Nel contributo viene ricordata anche la già menzionata firma da lui apposta nel 1950 all’Appello di Stoccolma contro la proliferazione nucleare.

Mons. Ficarra, infatti, non volle essere, come Ruffini e Peruzzo, un console di Dio sulla terra; egli credeva in Dio, era consapevole di essere vescovo e voleva fare il vescovo; pensiero già in Sciascia, il quale, nel libro dedicato al caso Ficarra, sornione, compiaciuto e affascinato, quasi soggiogato dalla figura e dalla vicenda del Vescovo, confessa che l’avere inseguito per tanti anni e in tanti libri i preti cattivi lo aveva inevitabilmente portato a imbattersi in un prete buono.

Mons. Ficarra è stato davvero un precursore per la sua sensibilità, espressa con tenace modestia, circa la necessità di un consapevole distacco della Chiesa da qualsiasi potere terreno; non meno convinta risulta per lui la necessità di una distinzione chiara tra l’esercizio pastorale e l’impegno di natura temporale; naturalmente, come tutti i profeti, i precursori e i testimoni, ha pagato di persona.

Su queste linee, infine, anche le testimonianze e i ricordi emersi durante un convegno tenutosi nella Biblioteca Comunale il 31 ottobre 2025 per ricordare il 46° anniversario della presenza a Patti di Leonardo Sciascia, venuto nella nostra cittadina proprio per presentare il suo libro sul caso Ficarra. La presenza numerosa e qualificata, la partecipazione attenta e affettuosa testimoniano che la figura di questo Vescovo è sempre più viva nella mente e nel cuore dei Pattesi.

Non possiamo, pertanto, che condividere l’affermazione del compilatore della Cronotassi episcopale di Patti, che conclude la nota su questo vescovo rilevando che Nomen eius autem crevit in dies.

Siamo certi che il nome di Mons. Angelo Ficarra arrecherebbe prestigio vero e duraturo al glorioso Liceo di Patti.

Patti, 07 gennaio 2026

Redazione Scomunicando.it

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