Attualita

PIPPO BAUDO – Un tramonto che non tramontava

l’ultimo gigante della tv nazionalpopolare

 La Rai: «Con Pippo Baudo se ne va un pezzo di cuore della Tv»

È morto Pippo Baudo, aveva 89 anni. Ricoverato da tempo al Campus Bio-Medico di Roma, si è spento ieri sera circondato dall’affetto dei suoi cari. A darne notizia è stato il suo storico avvocato Giorgio Assumma. La Rai, la sua “casa” per oltre sessant’anni, ha subito diffuso una nota di cordoglio: «Con Pippo Baudo se ne va un pezzo di cuore della Tv», scrivono i vertici aziendali, «ha reso la televisione un fenomeno culturale, nobilitando il termine “nazionalpopolare” e traducendolo in un linguaggio comprensibile a tutti».

Baudo non è stato soltanto il conduttore più longevo e amato della televisione italiana: ne è stato un inventore, un interprete, un “regista in campo” capace di trasformare ogni imprevisto in spettacolo. Per decenni la sua voce e il suo celebre «Signore e signori, buonasera!» hanno incarnato la tv di tutti, quella che univa le famiglie davanti allo schermo e che sapeva conciliare leggerezza, cultura, musica, comicità e ritualità collettiva.

L’inventore della conduzione

Nato a Militello in Val di Catania nel 1936, Giuseppe “Pippo” Baudo ha vissuto e raccontato la storia del Paese. La sua carriera è stata un viaggio parallelo all’Italia del boom economico, degli anni di piombo, della televisione commerciale e infine dei social. Si è imposto come conduttore capace di scandire i tempi dello spettacolo, di suggerire in diretta stacchi, ingressi, regia. Baudo ha inventato la conduzione moderna: sobria ma coinvolgente, autorevole e insieme empatica.

Non a caso, come scrisse Aldo Grasso, «Baudo era il nuovo che avanzava anche stando fermo», capace cioè di incarnare quel rinnovamento nella continuità che parlava a tutte le classi sociali, tenendo insieme tradizione e modernità.

Ha guidato i grandi varietà del sabato sera – da Canzonissima a Fantastico, da Senza rete a Serata d’onore – e soprattutto ha legato il suo nome al Festival di Sanremo, che ha condotto ben tredici volte, più di chiunque altro. Ma il suo vero capolavoro resta Domenica In, la trasmissione che trasformò i pomeriggi degli italiani in un rito collettivo, capace di lanciare mode, carriere, libri, canzoni.

Il suo fiuto da talent-scout è stato leggendario: da Lorella Cuccarini a Heather Parisi, da Beppe Grillo a Barbara D’Urso, innumerevoli sono i volti scoperti e lanciati nei suoi programmi.

Pippo Baudo è stato il massimo interprete del sentimento nazionalpopolare. Non è un termine dispregiativo, ma l’essenza stessa della tv di servizio pubblico che lui incarnava: una televisione che voleva arrivare a tutti, interclassista, inclusiva, “eclettica” per dirla con le parole dei suoi biografi. Baudo fu l’uomo che diede alla Rai l’ossigeno nei momenti più difficili, riempiendo palinsesti e salvando ascolti, anche a costo di esporsi in prima persona.

Il suo legame con l’azienda di Viale Mazzini era viscerale: quando nel 1987 tentò la strada di Fininvest, ammise subito di non trovarsi «l’aria giusta». Tornò a casa, e da lì non si allontanò più.

Un tramonto che non tramontava

Gli ultimi anni hanno portato a Baudo anche amarezza. Interviste, ricordi, ospitate gli hanno restituito visibilità, ma lui avrebbe voluto ancora uno spazio in cui raccontare, perché «raccontare era la cosa che sapeva fare meglio». Non si sentiva valorizzato, diceva, e guardava con tristezza alla tv contemporanea, «tutta pettegolezzi e senza programmazione». Eppure la sua figura rimane intatta: il presentatore “colto ma popolare”, il volto amico delle famiglie italiane, l’uomo che coniugava la memoria teatrale con la modernità televisiva.

Con Pippo Baudo scompare non solo un grande conduttore, ma un’intera stagione della televisione italiana: quella che univa gli italiani, che faceva comunità, che sapeva essere nazionalpopolare senza mai cadere nella volgarità. La sua morte segna la fine di un’epoca, ma il suo modo di “fare televisione” resta patrimonio culturale del Paese. Pippo era davvero, come amava dire, «un uomo Rai».

Redazione Scomunicando.it

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