Cronaca

PIPPO CALDERARO – Uno dei ragazzi di Piazza Mirenda

La scomparsa, a 87 anni, di Giuseppe Calderaro riapre una finestra sulla Brolo degli anni Sessanta e Settanta, sui giovani dell’Unione Popolare Brolese, sui circoli culturali e su una generazione che ha contribuito a cambiare il paese. Il ricordo di un uomo curioso, ironico, tenace, capace di fare dell’amicizia e della serietà professionale uno stile di vita.

Fa uno strano effetto leggere su un necrologio il nome di Giuseppe Calderaro.

Perché a Brolo, per tutti, era semplicemente Pippo. E Pippo sembrava appartenere a quella categoria di persone che, pur attraversando gli anni, rimangono legate per sempre a una stagione della vita, a una piazza, a un gruppo di amici, a un modo di stare insieme che il tempo ha finito per cambiare. Aveva 87 anni. E con lui se ne va un altro pezzo di quella Brolo che non si racconta soltanto attraverso le fotografie ingiallite, ma attraverso le persone che l’hanno vissuta, animata e, in qualche misura, trasformata.

Pippo era uno dei ragazzi di Piazza Mirenda.

Ragazzi, naturalmente, di qualche decennio fa, come quella piazza, una realtà geopolitica, più che toponomastica. Giovani che negli anni Sessanta e Settanta avevano fatto della curiosità, della discussione e dell’impegno civile una maniera di vivere il paese. Si ritrovavano, parlavano di politica, di cinema, di sport, di cultura. Discutevano, litigavano, facevano pace. E soprattutto avevano idee. Era la stagione dei circoli culturali, del cineforum, delle prime iniziative collettive, dell’Unione Sportiva Brolo. Anche di una stagione nella quale il desiderio di partecipare non aveva bisogno di essere sollecitato: nasceva spontaneamente, attorno a un tavolo, in una piazza, davanti alla proiezione di un film, ritoranndo da Messina o Palermo, sedi per molti dell’Università. Da quel fermento prese forma anche l’Unione Popolare Brolese, l’UPB, esperienza politica che avrebbe segnato una pagina importante della storia cittadina. Pippo ne fece parte insieme al fratello Natale, ai Ruggeri, a Pippo Caranna e Ettore Salpietro, i Lo Vercio ed anche con Salvatore Frassica, i Lenzo, i fratelli Barnà e ragazze come Angelita e Lina (dando quindi alle donne la possibilità di esprimere il loro sentire) ed a tanti altri giovani che si riconoscevano in un progetto di cambiamento. Attorno a loro si muoveva la figura carismatica, irruenta e trascinante di Nino Indaimo. Era una Brolo nella quale la Democrazia Cristiana esercitava un predominio politico consolidato, attraverso gli uomini e le famiglie che ne rappresentavano il potere locale: Germanà, Lione, Gembillo. L’UPB nacque anche come risposta a quel sistema, mettendo insieme sensibilità diverse, dalla sinistra al riformismo, nel tentativo di aprire nuovi spazi di partecipazione. Non era soltanto una contrapposizione elettorale. Era un’altra idea di paese.

La politica si faceva nelle sezioni, nei circoli, nelle piazze. Si alimentava di confronti interminabili, di passioni ideologiche, di amicizie e rivalità che spesso sopravvivevano alle elezioni. C’era anche una componente goliardica, irriverente, persino effimera, che rendeva quella stagione particolarmente vivace, fatta anche di gite fuoriporta, di viaggi e di sogni. Pippo era stato, anche se quasi mai sotto i riflettori, tra gli organizzatori dei primi Carnevali brolesi, quando la satira diventava un modo per raccontare il paese e mettere bonariamente alla berlina personaggi e situazioni. Era stato anche animatore del circolo “Leonardo”, – in un vecchio magazzino freddo (alla Guccini) di via Trieste e dei cineforum al “Risveglio” di mariano Sarpaci, altro protagonista di quella “primavera”. Anche quello era un altro di quei luoghi nei quali si coltivavano relazioni e si faceva cultura senza bisogno di grandi strutture – una cosa che oggi a Brolo manca assai – . Poi la vita aveva preso altre strade, ma senza cancellare quello spirito.

Da ragazzo aveva aiutato il padre nel negozio sulla Nazionale, concessionario delle macchine per cucire Necchi. Poi aveva intrapreso un percorso professionale diverso, quello delle assicurazioni, diventando nel tempo un riferimento per generazioni di brolesi.

Pippo Calderaro aveva innovato il modo di fare assicurazioni a Brolo.

Attento, scrupoloso, preparatissimo. Di polizze, clausole, garanzie e risarcimenti conosceva ogni piega. Qualcuno sosteneva che ne sapesse più dei periti. E probabilmente non era soltanto una battuta. Sapeva trovare la formula giusta, suggerire la soluzione più conveniente, spiegare ciò che per molti rimaneva incomprensibile. Era sopratutto corretto. Aveva intuito che il mestiere dell’assicuratore non poteva esaurirsi nella vendita di una polizza: significava soprattutto conquistare e conservare la fiducia delle persone. La sua agenzia, successivamente affidata ai nipoti, era diventata un punto di riferimento. E gli orari, in fondo, erano un dettaglio. Per una cedola, un contrassegno, un consiglio urgente, Pippo c’era. Anche fuori dall’orario d’ufficio. Era il suo modo di intendere il lavoro. Ma anche l’amicizia.

Perché i rapporti personali venivano prima di tutto.

Elegante, sempre curato, amava passeggiare, incontrare gente, fermarsi a parlare. Una sosta al circolo, soprattutto nelle sere d’estate, era quasi un rito. Bastava una sedia appoggiata al muro, qualche amico e un argomento qualsiasi perché cominciassero quelle discussioni che sembravano non dover finire mai. A Brolo, del resto, i tuttologi non sono mai mancati e Pippo quasi con saracmo goliardico “ci bagnava il pane” e ci rideva intorno perchè in quelle assemblee spontanee, allargate e plenarie, si poteva passare dalla politica internazionale al campionato di calcio, dal vino alla gastronomia, dalle vicende comunali all’ultimo film visto. Pippo ascoltava. Osservava. Lasciava parlare. Poi diceva la sua.

E quando aveva maturato una convinzione, convincerlo del contrario diventava un’impresa. Pacato nei modi, ma tenace nelle idee. Coriaceo. Qualcuno avrebbe detto, affettuosamente, di coccio. Era curioso del mondo. Amava viaggiare, scoprire luoghi, conoscere persone e confrontarsi con realtà diverse. Ti faceva mille domande. Aveva conservato la passione per il cinema, così come quella per il buon vino e la buona cucina. Non si limitava a consumare esperienze: cercava di comprenderle, di discuterle, di ricavarne qualcosa. E possedeva una qualità che oggi si incontra sempre meno: sapeva essere, senza atteggiarsi a tale, un buon maestronel dare consigli. Non impartiva lezioni. Condivideva conoscenze, esperienze, suggerimenti. E soprattutto dedicava tempo.

La famiglia era il centro più intimo della sua vita. La moglie, il figlio Francesco, i genitori, ai quali rimase profondamente legato finché poté averli accanto. E poi i nipoti, che aveva accudito fin da piccoli, quando erano rimasti orfani. Un legame fatto di responsabilità, presenza quotidiana e affetto concreto. Forse è proprio questo l’aspetto che meglio restituisce la misura dell’uomo: la capacità di esserci. Nel lavoro, nelle amicizie, nella famiglia, nella vita del paese.

La morte di Pippo Calderaro ci riporta inevitabilmente a quei ragazzi di Piazza Mirenda. A quella generazione che aveva conosciuto una Brolo più piccola, ma attraversata da grandi passioni. Che aveva fatto politica senza trasformarla necessariamente in una professione, che aveva organizzato feste, circoli, manifestazioni, che aveva discusso di futuro quando il futuro sembrava ancora tutto da costruire. Molti di quei ragazzi non ci sono più. Altri sono diventati anziani custodi di ricordi che rischiano di scomparire con loro. Eppure, dietro quei nomi, c’è una parte importante della storia civile di Brolo. Una storia che meriterebbe di essere raccolta, raccontata e restituita alle nuove generazioni, non per nostalgia, ma per ricordare quanto abbiano contato le idee, il confronto e il coraggio di mettersi in gioco.

Pippo, con la sua eleganza discreta, la sua testardaggine e quella curiosità mai sopita, ne è stato uno degli interpreti. Adesso mancherà. Mancherà soprattutto la possibilità di incontrarlo e fermarsi, anche soltanto per pochi minuti, a parlare. Perché ci sono persone che diventano parte del paesaggio umano di un paese. E quando se ne vanno, quel paesaggio cambia.

Alla moglie, al figlio Francesco e a tutti i familiari giungano le più sincere condoglianze della redazione di scomunicando.it.

L esequie saranno celebrate oggi, nella chiesa Madre di Brolo, alle ore 16,00

 

Redazione Scomunicando.it

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