Questa poesia non si limita a raccontare: costringe a fermarsi, a rileggere, a restare dentro le immagini.
Ed è proprio in questa sospensione che si compie il suo significato più profondo
Carmelo Mirenda si inserisce idealmente in quella tradizione di poesia intimista e simbolica dove la parola non descrive, ma scava. La sua scrittura richiama una dimensione contemporanea fatta di fragilità, memoria e ricerca di senso, elementi sempre più presenti nella poesia locale e nazionale, anche in contesti dove negli ultimi anni si registra una crescente attenzione verso la produzione poetica.
Ed è proprio in questa sospensione che si compie il suo significato più profondo.
“Silente Pasqua”
Spera che felice sia la poesia che te…
Era un foglio nero e grafite
come la valle più lontana
Eppure quello scritto, incantato
si seppe tacere
e tra le crepe sue fu nascosto
la fatica di scrivere al suo passato
Per difendere questo silenzio sopito
ed in lacrime ti vedo in rivoli da solitario…
e non da giovane innamorato
nel mezzo del rumore, nonostante l’eco
Il fruscio lieve dal tuo respiro
nella penombra piena della tua angoscia
nel silenzio neutrale, messaggero infinito
che può parlarti sottovoce
Solo sensazioni sopravvivono, assetate
provano ancora palpitar
e fuggono tra i fogli…
lontano da forma umana
Vecchi e stanchi, vestiti di polvere
di quel semplice sulla strada
Fra le pagine scorre quel calvario
con il sorriso diviso e acerbo,
con il gelo sulla strada tracciata
da venti mortali, disegnate e fugaci
cammino sospeso ad altre memorie
tra le luci fosse sopravvissute?
infrante dal tempo più dolce
Ecco quel foglio che non sei più
ma ora un simbolo
di quel fiore pallido e blu
Ah… foglio bagnato, volto di stelle
cosa avete scritto?
ed io che sono stato
senza amore… senza fine!
Raccontate ancora…
e riposate adesso con tutta calma:
sarà Pasqua tutto tace
e cresce la pace.
Il Poeta
C. Mirenda
La poesia di Carmelo Mirenda si muove su un crinale sottile tra intimità e memoria, dolore e redenzione, utilizzando un linguaggio fortemente evocativo e quasi “frammentato”, che richiama una scrittura più emotiva che narrativa. Il testo è costruito come un flusso di coscienza, dove il “foglio” diventa simbolo centrale: memoria, identità, traccia di ciò che non si è più.
L’immagine iniziale – “un foglio nero e grafite” – introduce subito un tono cupo, quasi esistenziale, che attraversa tutta la prima parte della poesia. Qui domina il silenzio, un silenzio che non è assenza ma protezione del dolore, custodito “tra le crepe”. Il linguaggio è ricco di ossimori e contrasti: silenzio che parla; rumore che non copre; memoria che sopravvive ma non consola. Questa tensione porta il lettore dentro una dimensione sospesa, dove il tempo sembra frantumarsi tra passato e presente.
Nella seconda parte emerge invece una lenta trasformazione: il “calvario” diventa percorso, la sofferenza si fa passaggio. È qui che entra il senso profondo del titolo, Silente Pasqua: non una Pasqua celebrata, ma una Pasqua interiore, quasi nascosta, che coincide con una tregua dell’anima.
Il finale è essenziale ma potentissimo:
“sarà Pasqua tutto tace / e cresce la pace”
Non c’è trionfo, non c’è luce abbagliante: c’è una pace sommessa, conquistata attraverso il dolore.
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