Si è svolta oggi, presso la VI Commissione “Servizi Sociali e Sanitari” dell’Assemblea Regionale Siciliana, una seduta particolarmente articolata dedicata alle principali criticità del sistema sanitario regionale, con al centro l’audizione dell’Assessore alla Salute Daniela Faraoni in merito al D.A. n. 418 del 2026.
Le criticità del decreto e la situazione dei laboratori tra gli argomenti in discussione.
La riunione, presieduta dall’on. Giuseppe Laccoto, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti istituzionali e del comparto sanitario, tra cui il dirigente generale ad interim del Dipartimento della pianificazione strategica Giovanni Bologna, il presidente di Federbiologi Sicilia Pietro Miraglia, il presidente del CIMEST Salvatore Calvaruso, oltre a dirigenti, sindacalisti e rappresentanti di enti sanitari.
Al centro del confronto, le difficoltà segnalate dai laboratori di analisi cliniche accreditati, messe in evidenza proprio da Federbiologi Sicilia e CIMEST, che avevano richiesto l’audizione.
Nel corso del suo intervento, il presidente Miraglia ha sottolineato come le strutture si trovino in una situazione di forte sofferenza economica, dovuta in particolare alla gestione dei budget assegnati negli ultimi anni. Secondo quanto evidenziato, le risorse sarebbero state spesso ridotte e comunicate tardivamente, compromettendo la programmazione delle attività e la sostenibilità delle prestazioni erogate.
Un nodo centrale riguarda inoltre lo stanziamento di 15 milioni di euro previsto dalla normativa regionale, destinato alla rivalutazione degli analiti di laboratorio. Risorse che, secondo quanto denunciato, non sarebbero state ancora utilizzate, nonostante il pronunciamento della Corte Costituzionale.
L’Assessore Faraoni ha risposto alle sollecitazioni chiarendo che le somme verranno inserite nel bilancio regionale a partire dal mese di giugno, aprendo quindi alla possibilità di sbloccare una situazione che da tempo preoccupa il comparto.
Nel corso della seduta è emersa anche la necessità di un maggiore dialogo tra istituzioni e rappresentanze di categoria. In questa direzione, il presidente della Commissione Laccoto ha invitato formalmente l’Assessorato ad avviare un confronto preventivo con i sindacati prima della definizione dei nuovi decreti, proposta accolta favorevolmente.
L’audizione odierna si inserisce in un ordine del giorno particolarmente ricco, che ha affrontato anche altre questioni rilevanti: dalle criticità contrattuali del personale medico della Fondazione Giglio di Cefalù, all’iter per il nuovo ospedale di Siracusa, fino allo stato di attuazione della legge 194 in Sicilia.
Spazio anche all’esame di diversi disegni di legge, tra cui quelli relativi al contrasto della solitudine, all’invecchiamento attivo e all’istituzione di registri regionali per gli informatori scientifici del farmaco.
L’incontro di oggi evidenzia Pietro Miraglia rappresenta un passaggio importante nel percorso di revisione e miglioramento dell’organizzazione sanitaria regionale. Le criticità emerse, in particolare quelle legate alla sostenibilità economica dei servizi territoriali, pongono l’esigenza di interventi rapidi e condivisi.
Il confronto tra istituzioni e operatori del settore, come emerso nel corso della seduta, appare sempre più centrale per garantire un sistema sanitario efficiente, sostenibile e in grado di rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini. Ora è importante leggere la relazione conclusiva dell’incontro che sarà pubblicata nei prossimi giorni
Audizione del 15 aprile 2026. Oggetto: Criticità del Decreto Assessoriale n. 418 del 2026 in materia di aggregati di spesa e budget della specialistica ambulatoriale convenzionata esterna e mancata attuazione della L.R. n. 26/2025, art. 6.
Il presente documento, da allegare al verbale della seduta, sintetizza le posizioni e le criticità espresse da Federbiologi, in merito al Decreto Assessoriale n. 418 del 2026 ed alla condizione di grande difficoltà in cui versa il comparto ed in particolare i Laboratori di Analisi.
L’adozione del Decreto Assessoriale n. 418/2026 è viziata da un grave difetto procedurale, consistito nell’assenza di una reale ed efficace concertazione con le Organizzazioni Sindacali di categoria, oltre che dalla mancata sottoscrizione del Dirigente Generale del Dipartimento. Le proposte ed i rilievi formulati in fase di consultazione sulla bozza del decreto, da Federbiologi, sono stati completamente disattesi dall’Amministrazione regionale, che ha proceduto unilateralmente alla definizione di criteri e aggregati di spesa.
Tale modus operandi si pone in netto contrasto con i principi che regolano i rapporti tra Pubblica Amministrazione e operatori del sistema sanitario. Sebbene la fissazione del tetto di spesa complessivo rientri nel potere autoritativo della Regione, dettato da esigenze di equilibrio finanziario, la giurisprudenza ha consolidato il principio secondo cui le modalità operative per il conseguimento di tali obiettivi devono essere definite tramite concertazione. La Giurisprudenza ha statuito che, una volta fissato il limite di spesa, l’Amministrazione “non poteva ridurre autoritativamente il costo della prestazione, ma avrebbe dovuto attivare la concertazione per individuare le concrete modalità di contenimento della spesa da attuare”. L’adozione di un provvedimento in assenza di tale negoziazione ne determina l’illegittimità.
Il ritardo con cui si è giunti alla definizione dei budget per l’anno 2026 e la mancata programmazione basata su una reale analisi del fabbisogno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), evidenziano una violazione del principio di buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.), perpetuando un sistema non aderente ai reali bisogni epidemiologici della popolazione e minando la stabilità e l’efficienza del servizio sanitario territoriale.
La criticità sostanziale del D.A. n. 418/2026 risiede nell’aver determinato i budget per l’anno in corso sulla base delle nuove tariffe nazionali, significativamente ridotte per alcune branche specialistiche, senza prevedere alcun meccanismo correttivo. Tale impostazione rende l’erogazione di numerose prestazioni, essenziali per la salute dei cittadini, economicamente insostenibile per le strutture accreditate.
Questa situazione, come evidenziato da Federbiologi, rischia di condurre al fallimento un numero significativo di operatori che, è bene ricordarlo, assicurano circa il 75% delle prestazioni specialistiche sul territorio siciliano, con conseguenze drammatiche per i livelli occupazionali e, soprattutto, per la continuità dell’assistenza sanitaria.
La discrezionalità dell’Amministrazione nella programmazione della spesa e nella scelta delle modalità di impiego delle risorse, pur ampia, non è esente da limiti. Le scelte operate devono superare un vaglio di logicità e ragionevolezza, non potendo tradursi in decisioni arbitrarie o manifestamente illogiche. Imporre l’erogazione di prestazioni a tariffe palesemente non remunerative, senza prevedere i necessari correttivi, costituisce un esercizio irragionevole del potere amministrativo, in contrasto con l’obiettivo primario di garantire i LEA.
Si lamenta la mancata applicazione, da parte dell’Assessorato, di una norma di legge regionale volta proprio a scongiurare gli effetti distorsivi del nuovo tariffario nazionale.
«nasce dall’esigenza di garantire il rispetto [di tali] Livelli Essenziali […], assicurando l’equità nell’accesso alle prestazioni da parte dei cittadini, nonché di mitigare le difficoltà registrate, in talune specialità, da parte delle strutture convenzionate con il Sistema sanitario regionale, atteso che il nuovo nomenclatore tariffario di cui al D.M. 25 novembre 2024 ha ridotto i valori tariffari di talune prestazioni specialistiche rispetto a quelli dei previgente nomenclatore» .
L’operato dell’Amministrazione regionale si pone in contrasto con i principi fondamentali che governano la materia sanitaria. La Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato che la garanzia dei diritti incomprimibili, come quello alla salute, incide sul bilancio, e non viceversa l’equilibrio di bilancio può condizionarne la doverosa erogazione. La tutela della salute non può subire condizionamenti che ne compromettano il “nucleo essenziale”, specie in un momento storico in cui il governo regionale inneggia ad un risanamento delle casse regionali e ad un avanzo di amministrazione di 5 miliardi euro, che potrebbero essere in parte destinati al nostro comparto.
La programmazione sanitaria e la definizione dei budget devono essere funzionali a garantire i LEA, non a rispettare vincoli di spesa in modo astratto e a detrimento della qualità e accessibilità delle cure. La Regione, nell’esercizio della sua competenza concorrente in materia di tutela della salute, ha il compito di organizzare i servizi per garantire la concreta attuazione delle prestazioni sanitarie. L’attuale impostazione, che rende di fatto impossibile per gli erogatori fornire tali prestazioni in condizioni di equilibrio economico, abdica a questa funzione fondamentale.
Conclusioni e Richieste
Alla luce delle gravi criticità esposte, che minacciano la tenuta del sistema di assistenza territoriale, il diritto alla salute dei cittadini e la sopravvivenza stessa delle strutture accreditate, si chiede che la VI Commissione si faccia promotrice di un’azione decisa nei confronti del Governo regionale affinché:
Palermo 15.04.2026
Il Presidente di Federbiologi Sicilia,Dott. Pietro Miraglia
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