La Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane sostiene e ribadisce le ragioni del Sì alla separazione delle carriere.
L’Unione delle Camere Penali Italiane lancia un nuovo allarme sulla mancanza di reale terzietà nei rapporti tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Lo fa attraverso una nota ufficiale diffusa dalla Giunta, in cui vengono richiamati alcuni dati che — secondo l’UCPI — fotograferebbero la criticità del sistema attuale.
Intercettazioni e valutazioni professionali: numeri che suscitano interrogativi
Nella comunicazione l’UCPI mette in evidenza tre percentuali definite “inequivocabili”:
99%: richieste di proroga delle intercettazioni accolte dai giudici su richiesta dei pubblici ministeri.
94%: richieste dei PM di attivazione delle intercettazioni accolte dai giudici.
99%: magistrati promossi dal CSM nelle valutazioni di professionalità.
Secondo l’Unione, tali dati mostrano che i controlli interni alla magistratura si ridurrebbero, in concreto, a “una formalità”, e che la mancanza di un percorso formativo e professionale completamente distinto tra giudici e PM renderebbe difficile garantire un controllo effettivamente terzo e indipendente.
Il cuore della riforma: la separazione delle carriere
Per l’UCPI, questi numeri sono la dimostrazione del perché sia necessario un sistema che separi in modo netto le carriere della magistratura requirente da quelle della magistratura giudicante.
Secondo la nota: “Se giudici e PM crescono, si formano e fanno carriera nello stesso ambiente, è impossibile garantire un controllo davvero terzo e indipendente. È esattamente questo il cuore della riforma.”
La Giunta sottolinea come il voto al prossimo referendum rappresenti un passaggio fondamentale per chiedere un assetto istituzionale “più equilibrato, più trasparente e più giusto”.
Il contributo della rivista “Diritto di Difesa”
Nella nota, l’UCPI c’è un ringraziamento formale alla rivista scientifica “Diritto di Difesa”, diretta da Vittorio Manes, per la sua attività divulgativa a sostegno del garantismo penale e del giusto processo. In particolare, viene apprezzata l’iniziativa editoriale “Le ragioni della riforma”, una serie di interviste e contributi — rivolti esclusivamente a sostenitori del Sì — pensata per accompagnare il dibattito pubblico verso il referendum. La scelta di ospitare solo posizioni favorevoli alla riforma viene definita coerente con la finalità dell’Unione in questa fase politica, pur ricordando che la rivista, negli anni, ha spesso ospitato contributi anche distanti dalla linea ufficiale.
L’UCPI rivendica la natura tecnico-giuridica del proprio impegno: la riforma della giustizia, osserva, non viene sostenuta come atto politico, ma come evoluzione necessaria per rendere più pieno il principio di separazione dei poteri e per garantire un processo realmente accusatorio.
La Giunta conclude la nota ribadendo la necessità di tutelare i principi del diritto penale liberale e del giusto processo.
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