Un confronto acceso e senza sconti quello andato in onda a È sempre Cartabianca, il talk show condotto da Bianca Berlinguer.
Protagonista della puntata è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, incalzato su Gaza, gli aiuti umanitari e la posizione del governo italiano sul riconoscimento dello Stato di Palestina.
Fin dall’inizio il botta e risposta si è acceso quando Tajani ha criticato le dichiarazioni del comico Enzo Iacchetti, accusandolo di aver detto “bugie” sulla gestione italiana degli aiuti umanitari. La replica della conduttrice è stata immediata: “Non ha detto nessuna bugia. Quelle parole sono arrivate dalle Nazioni Unite, non da un comico”.
Il ministro ha insistito rivendicando che “il cibo italiano è arrivato a Gaza”, ma Berlinguer lo ha inchiodato con una domanda pungente: “È arrivato solo quello italiano? Gli inglesi no, gli altri no, ma l’Italia sì? Ci hanno messo un timbro speciale con scritto ‘Italia’ per farlo passare?”.
Il dibattito si è poi spostato sul piano politico.
Alla domanda della conduttrice su quali azioni concrete l’Italia intendesse intraprendere nei confronti di Israele per fermare le violenze a Gaza, Tajani ha risposto citando le sanzioni ai coloni e la disponibilità a riconoscere lo Stato di Palestina “purché Hamas venga esclusa”.
Una posizione che Berlinguer ha definito contraddittoria: “Riconoscere lo Stato di Palestina significa dare un segnale politico, non affidare la guida ad Hamas. Lo hanno fatto già Francia, Gran Bretagna, Canada, Australia. Secondo lei questi Paesi sono a favore di Hamas?”.
Di fronte all’incalzare delle domande, Tajani è apparso in difficoltà, ribadendo che l’Italia seguirà un percorso condiviso con l’Unione Europea ma senza fornire tempi e modalità certe.
Il confronto, seguito con grande attenzione anche sui social, ha messo in luce le tensioni e le ambiguità della posizione italiana sulla crisi mediorientale. Una puntata destinata a far discutere, con un ministro degli Esteri apparso spesso sulla difensiva e una conduttrice determinata a non lasciare margini di ambiguità.
Ieri sera, a ‘È sempre Cartabianca’, Bianca Berlinguer ha letteralmente triturato, domanda per domanda, il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Un confronto da manuale, dove le contraddizioni, le bugie e le ipocrisie del governo sono state smontate una a una.
Tajani parte subito male, malissimo: se la prende con un comico, Enzo Iacchetti: “Il signor Iacchetti ha detto qualche bugia, parla senza conoscere le cose”.
Berlinguer non lo lascia subito respirare: “Non ha detto nessuna bugia”.
Ma lui insiste, stizzito: “Ha detto che non abbiamo fatto niente e che la Flotilla si è sostituita al Governo. Noi abbiamo mandato decine di tonnellate di beni alla popolazione palestinese, abbiamo lanciato aiuti con aerei italiani ed emiratini. Iacchetti, che non conosce niente, fa il comico… poi se vuole si candida e si fa eleggere.”
È qui che Berlinguer lo inchioda con il primo sdeng: “Ma non lo ha detto Iacchetti, lo hanno detto le Nazioni Unite. A Gaza c’è una carestia provocata dall’uomo. Perché l’esercito israeliano non fa passare i convogli. Ogni settimana facciamo vedere bambini che raccolgono briciole da terra perché non hanno da mangiare”.
Tajani prova la carta dell’orgoglio nazionale: “No, il cibo italiano è arrivato”.
E Berlinguer: “È arrivato solo quello italiano? Il cibo degli inglesi non è arrivato, quello di tutti gli altri non è arrivato, ma quello italiano è arrivato? Scusi, me lo deve spiegare”.
Il ministro, goffo, risponde: “Sì, è arrivato. Questa è la verità”.
Berlinguer lo inchioda con ironia: “Quello italiano è raccomandato? Ci hanno scritto sopra ‘Italia’ e gli israeliani hanno detto: lui può entrare?”
E Tajani, fuori tempo massimo: “Assolutamente sì! Iacchetti è un bugiardo”.
A quel punto Berlinguer lo incalza: “Ministro, lei sa qual è la situazione a Gaza”.
Tajani prova a correggere il tiro: “È una situazione inaccettabile, l’ho sempre detto”.
Berlinguer, senza sconti: “Ok, ma per far capire a Netanyahu che non può permettersi di compiere quello che alcuni considerano genocidio, quali iniziative sta prendendo il nostro Paese per passare dalle parole ai fatti?”.
Tajani prova a metterla in farsa: “Noi abbiamo già sanzionato i coloni insieme all’Unione Europea. Siamo pronti a riconoscere lo Stato di Palestina, ma a patto che Hamas vada fuori”.
Berlinguer lo riporta alla realtà: “Ministro, ma lei sa che a Gaza adesso c’è Ham*s. Chi ha già riconosciuto lo Stato di Palestina, ossia la maggioranza dei Paesi delle Nazioni Unite, non è che intende che sarà Hamas a guidarlo, si parla sempre dell’Autorità Nazionale Palestinese. Riconoscere lo Stato di Palestina ha un significato simbolico ma anche politico e va fatto subito. Non si può aspettare, come ha detto Giorgia Meloni, che l’Italia lo farà solo se vengono liberati gli ostaggi e se Ham*s se ne va. Perché questo è come dire: lasciamo la situazione così com’è. Non c’è ipocrisia nel fare una dichiarazione così?”.
Tajani, in difficoltà, tira fuori la domanda più stonata possibile: “Domando: voi siete a favore di Hamas?”
Berlinguer lo stende con il terzo sdeng: “Quindi secondo lei Francia, Gran Bretagna, Canada, Australia… tutti quelli che hanno riconosciuto la Palestina sono a favore di Ham*s? Me lo dica: la Francia è a favore di Hamas? La Gran Bretagna lo è? Mi dica”.
Il ministro, in affanno: “Non otterranno alcun risultato”.
E Berlinguer, implacabile: “Ma mi dica: sono a favore di Hamas?”.
Tajani, in confusione: “Ci sarà una risoluzione della maggioranza in cui ci diciamo pronti a riconoscere lo Stato palestinese purché se ne vada Hamas”.
Replica secca: “Quindi non riconoscete lo Stato di Palestina, è meglio dirlo chiaramente.”
Tajani balbetta ancora:
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