Istituzioni

CONFIMPRESE ITALIA – Cettina Scaffidi: «La ricchezza nasce dove imprese, giovani e territorio crescono insieme»

trent’anni guardando al futuro

Tre giorni a Fiuggi per celebrare i trent’anni della Confederazione, ma soprattutto per discutere del futuro delle micro, piccole e medie imprese. Cettina Scaffidi, da trent’anni dirigente nazionale e presidente provinciale di Confimprese Italia Messina, riporta il confronto alla Sicilia

Abbiamo l’obbligo di formare i giovani imprenditori e alimentare i loro sogni. Questa non è una terra arida.

Dal 25 al 27 settembre il Teatro Comunale di Fiuggi, lo stesso luogo nel quale nel 1996 si svolse il congresso fondativo della Confederazione, ha ospitato tre giornate dedicate alle micro, piccole e medie imprese, mettendo attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni, del sistema economico, delle professioni e delle parti sociali. La Confederazione, nata nel 1996 e oggi articolata attraverso organizzazioni territoriali e federazioni, ha voluto trasformare l’anniversario in un confronto sulle trasformazioni che stanno investendo il sistema produttivo. “Imprese che costruiscono il futuro” è stato il filo conduttore di un appuntamento patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Comune di Fiuggi, dalla Camera di Commercio di Frosinone e Latina e dal Consorzio Industriale del Lazio.

Il presidente nazionale Guido D’Amico ha ricordato proprio da Fiuggi il percorso iniziato trent’anni fa, rivendicando il ruolo svolto dalla Confederazione nella rappresentanza della micro, piccola e media impresa italiana e sottolineando la crescita raggiunta dall’organizzazione  Ma la celebrazione ha lasciato presto spazio ai contenuti. Lavoro, sicurezza, riconversione e opportunità per le imprese, formazione, crisi d’impresa, welfare, previdenza, sanità integrativa e intelligenza artificiale hanno attraversato i diversi momenti di confronto. L’ultima giornata ha invece allargato lo sguardo all’internazionalizzazione, mettendo in relazione imprese, rappresentanze diplomatiche e delegazioni estere.

Tre giorni intensi che Cettina Scaffidi ha vissuto con una prospettiva particolare: quella di chi alle spalle ha quarant’anni di professione come consulente del lavoro e trent’anni di impegno nella Confederazione, ma continua a guardare soprattutto alle imprese e ai giovani del territorio messinese.

L’INTERVISTA

Scaffidi, trent’anni di Confimprese Italia. È prevalsa l’emozione per il percorso compiuto o la preoccupazione per quello che attende le imprese?

«L’emozione naturalmente c’è stata. Trent’anni rappresentano una parte importante della nostra vita professionale e associativa. Ma credo che sarebbe un errore considerarli soltanto una celebrazione. Fiuggi è stata soprattutto l’occasione per raccontare ciò che è stato fatto e, contemporaneamente, guardare a quello che dobbiamo ancora costruire. Il mondo delle imprese è cambiato profondamente e continuerà a cambiare.»

Lei arriva a questo anniversario dopo quarant’anni da consulente del lavoro e trent’anni da dirigente nazionale e presidente provinciale di Confimprese Messina. Cosa le hanno insegnato questi anni?

«Mi hanno insegnato prima di tutto ad ascoltare. Dietro un’impresa non ci sono soltanto numeri, bilanci o adempimenti. Ci sono uomini e donne che rischiano, investono, assumono persone, costruiscono qualcosa e spesso lo fanno affrontando difficoltà enormi. Ho sempre cercato di coniugare la mia attività professionale e quella associativa con l’impegno per il territorio.»

Ed è proprio il territorio uno dei temi sui quali insiste maggiormente.

«Perché credo profondamente nelle sue possibilità. Quando parlo della provincia di Messina e della Sicilia non voglio raccontare una terra condannata alla marginalità. Questa non è una terra arida. Possiede creatività, capacità, professionalità e giovani che possono diventare ottimi imprenditori. Il nostro compito è creare le condizioni perché possano crescere qui.»

Come si trattiene un giovane che vuole fare impresa?

«Innanzitutto formandolo. Abbiamo l’obbligo di accompagnare i giovani imprenditori, dare loro strumenti, competenze e stabilità. Ma dobbiamo anche alimentare i loro sogni con qualità e dedizione. Un giovane deve poter comprendere che costruire un’impresa nella propria terra è difficile, ma non impossibile.»

Quindi il “diritto a restare” passa anche attraverso l’impresa?

«Certamente. Ma per restare servono opportunità reali. Non possiamo chiedere ai ragazzi di rimanere soltanto per amore della propria terra. Dobbiamo mettere quell’amore nelle condizioni di diventare lavoro, reddito e futuro. E questo richiede una politica economica sostenibile e una collaborazione seria tra istituzioni, professionisti e sistema produttivo.»

Lei usa una frase molto netta: “si deve produrre per avere ricchezza locale”.

«Perché la ricchezza non nasce per decreto. Va prodotta. Un territorio cresce quando crea attività economiche sane, lavoro, competenze e valore. Poi quella ricchezza deve naturalmente essere accompagnata da responsabilità sociale, legalità e attenzione alle persone. Ma senza un tessuto produttivo forte diventa difficile sostenere qualsiasi politica di sviluppo.»

A Fiuggi si è parlato molto anche di intelligenza artificiale. Per una consulente del lavoro è una minaccia o un’opportunità?

«Può essere una grande opportunità, ma non dobbiamo permettere che la tecnologia faccia perdere centralità alla persona. L’intelligenza artificiale cambierà professioni, imprese e organizzazione del lavoro. Dobbiamo governarla, comprenderla e utilizzarla senza rinunciare all’intelligenza umana, alla responsabilità e alla dignità del lavoro.»

È un tema sul quale Scaffidi richiama anche la recente Magnifica Humanitas di Leone XIV, la prima enciclica sociale del Pontefice dedicata alla custodia della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Il documento richiama verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace e invita a porre la tecnologia al servizio dell’umanità, non delle logiche di dominio.

Perché ha voluto collegare il futuro delle imprese a questa riflessione?

«Perché possiamo parlare di algoritmi, produttività e innovazione quanto vogliamo, ma alla fine dobbiamo sempre chiederci a chi serve il progresso. L’impresa è fatta di persone. Il lavoro riguarda la dignità delle persone. Anche l’intelligenza artificiale deve essere uno strumento e non il fine. Il mondo di domani dovrà avere le condizioni per essere vissuto positivamente con l’intelligenza artificiale, ma anche senza essere dominato da essa.»

Il confronto di Fiuggi ha dedicato spazio anche all’internazionalizzazione. Quanto conta per le piccole imprese siciliane?

«Conta moltissimo. Internazionalizzare non significa perdere l’identità locale. È esattamente il contrario: significa avere qualcosa di nostro abbastanza forte da poter essere portato fuori. La Sicilia possiede produzioni, creatività e competenze che possono dialogare con mercati molto più grandi. Bisogna però costruire reti e accompagnare le aziende, perché una piccola impresa difficilmente può affrontare da sola determinati percorsi.»

Dopo trent’anni di impegno associativo, cosa continua a motivarla?

«La mia terra. La difendo e continuerò a difenderla con tutta me stessa. Non lo dico per retorica. Significa continuare ad ascoltare chi investe, aiutare chi vuole creare lavoro e soprattutto trasmettere ai giovani l’idea che qui un futuro è possibile. Dobbiamo smettere di considerarci inevitabilmente deboli e cominciare a trasformare la nostra creatività in economia.»

Se dovesse portare da Fiuggi un solo messaggio alle imprese messinesi?

«Direi di non avere paura del cambiamento, ma di affrontarlo preparati. Formazione, innovazione, etica, capacità di fare rete e attenzione alle persone devono camminare insieme. I trent’anni di Confimprese Italia non rappresentano un punto d’arrivo. Sono una responsabilità in più verso quello che viene dopo.»

Ed è forse questa la sintesi più efficace della tre giorni di Fiuggi. Celebrare una storia ha senso se quella storia diventa esperienza da investire nel futuro. Per Scaffidi il banco di prova sarà ancora una volta il territorio: trasformare formazione, innovazione e rappresentanza in opportunità per le imprese e, soprattutto, per una nuova generazione di imprenditori. Perché i trent’anni raccontano ciò che è stato fatto. «I prossimi, invece, dipenderanno da chi avrà ancora il coraggio di fare impresa», conclude Cettina Scaffidi.

E il ragionamento, dai palchi di Fiuggi, sembra spingersi oltre il mondo strettamente imprenditoriale. Perché “fare impresa”, nella sua visione, significa anche saper amministrare, avere idee, costruire relazioni, mettere insieme competenze e trasformare le opportunità in risultati concreti.

È un pensiero che Scaffidi riporta inevitabilmente alla sua terra

A Messina e al territorio nel quale da decenni svolge la propria attività professionale e associativa. Con una convinzione: non basta denunciare ciò che non funziona, occorre avere una visione di ciò che potrebbe funzionare e assumersi la responsabilità di provare a realizzarla. Impresa, territorio, giovani, competenze e buona amministrazione finiscono così per diventare parti dello stesso progetto. E nelle parole di Cettina Scaffidi c’è ormai qualcosa che va oltre il bilancio dei trent’anni di Confimprese: lo sguardo di chi osserva la propria città, Capo d’Orlando, ne conosce problemi e potenzialità e sembra voler partecipare sempre più direttamente alla costruzione del suo futuro.

Redazione Scomunicando.it

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