Un burqa che diventa copertura di una pompa di benzina. Il petrolio, il mondo arabo, il caro carburanti e il dibattito sul velo nelle scuole condensati in pochi segni. Nell’illustrazione di Antonio Morello la satira non aggiunge: sottrae. E proprio nello spazio lasciato vuoto costringe chi guarda a interrogarsi su quali siano, oggi, le vere priorità.
Si intitola “Veli sulle priorità” e, come spesso accade nei lavori di Antonio Morello, il titolo è già una seconda immagine.
Il riferimento all’attualità è evidente. Il 24 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che, tra le altre misure sulla scuola, vieta la partecipazione alle attività scolastiche con il volto coperto, includendo quindi burqa e niqab; sono previste sanzioni da 200 a 1.000 euro. Il governo presenta la misura come parte di una strategia di integrazione e rispetto delle regole; sindacati, dirigenti scolastici e opposizioni hanno invece sollevato critiche sull’efficacia e sulla centralità del provvedimento. Ed è precisamente qui che la vignetta di Morello trova il suo terreno. Non necessariamente nel dire che il problema non esiste, ma nel domandare quale spazio esso debba occupare nella gerarchia delle emergenze. Le stime circolate in questi giorni parlano di un fenomeno numericamente molto circoscritto nelle scuole italiane, anche se non esiste una rilevazione amministrativa puntuale che consenta di trasformare quelle stime in un censimento certo. Contemporaneamente, alla pompa di benzina il problema è molto più facilmente misurabile. Oggi, 28 settembre, i dati dell’Osservatorio del Mimit indicano una media nazionale self di 2,152 euro al litro per la benzina e 2,369 per il gasolio. Sono scesi leggermente rispetto al giorno precedente, mentre Eni ha introdotto per trenta giorni un tetto di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio nella propria rete Enilive. Ecco perchè il gatto dell’eni merge dal disegno
Morello mette insieme questi due mondi senza bisogno di disegnarli. Ed è qui la forza dell’immagine. Il burqa richiama immediatamente il mondo islamico, l’identità, la religione, l’integrazione e il confronto che sta attraversando la politica italiana. La pompa rimanda al petrolio, alle tensioni geopolitiche, all’energia e soprattutto al costo quotidiano che arriva direttamente nelle tasche di famiglie e imprese. Il velo, allora, non copre soltanto la pompa. Potrebbe coprire le priorità, qausi a confonderle. È questa la domanda suggerita dal titolo: mentre il dibattito pubblico si concentra su questioni identitarie fortemente simboliche, siamo altrettanto capaci di costruire risposte strutturali sui problemi economici che coinvolgono milioni di persone? La vignetta non fornisce la risposta. E fa bene a non fornirla. Perché sarebbe troppo semplice trasformarla in un manifesto contro il provvedimento sul burqa oppure, all’opposto, in una caricatura di chi considera importante affrontare il tema. Il punto interessante è un altro: governare significa stabilire priorità senza trasformare ogni problema in un diversivo rispetto agli altri. Il governo sostiene che le nuove norme servano a favorire integrazione, conoscenza dell’italiano e riconoscibilità della persona nella scuola. Chi le contesta ritiene invece che si stia attribuendo un’enorme centralità politica a un fenomeno limitato e che l’integrazione richieda soprattutto strumenti educativi, sociali e culturali. Ed è probabilmente proprio la parola integrazione quella che consente di andare oltre la contrapposizione. Una scuola deve avere regole. Ma deve anche costruire incontro, conoscenza della lingua, emancipazione, relazione tra famiglie e comunità. Il velo può essere regolato; l’integrazione, invece, deve essere costruita.
La satira per sottrazione
Anche graficamente “Veli sulle priorità” è interessante perché Morello lavora quasi esclusivamente per sottrazione. Non c’è paesaggio. Non ci sono politici. Non c’è una donna. Non c’è un’automobile davanti alla pompa. Non ci sono barili di petrolio, bandiere arabe, aule scolastiche o studenti. Non servono. Ci sono quattro colori dominanti: rosa, nero, rosso e bianco. Il rosa dello sfondo elimina qualsiasi rumore. Il nero crea una massa centrale enorme. Il rosso identifica immediatamente il distributore. Il bianco della tubazione diventa quasi una linea grafica che permette all’occhio di ricostruire l’oggetto nascosto. È un procedimento vicino alla logica del pittogramma e della comunicazione pubblicitaria: togliere tutto ciò che non è indispensabile affinché ciò che rimane diventi ancora più potente. Persino il volto è assente. La griglia del burqa non mostra occhi, espressioni o identità. Non c’è una persona da giudicare. C’è un simbolo. E quando un simbolo ne ricopre un altro nasce il cortocircuito.
Burqa, distributore. Velo, petrolio. Identità, economia. Scuola, geopolitica. Morello non ha bisogno di scrivere nessuna di queste parole.
È forse questa la caratteristica più interessante del suo tratto: la parte decisiva dell’illustrazione è ciò che non viene disegnato. Lo spettatore deve completarla. Deve chiedersi cosa ci sia sotto quel velo. Deve riconoscere la pompa. Deve associare il petrolio al mondo arabo. Deve ricordare il dibattito sul burqa. Deve pensare al prezzo visto poche ore prima al distributore. Soltanto allora arriva al titolo. “Veli sulle priorità”. Ed è lì che la vignetta smette di essere semplicemente ironica e diventa editoriale.
Perché la questione posta da Morello non riguarda soltanto burqa e benzina. Riguarda il modo in cui la politica sceglie ciò di cui parlare e, soprattutto, il rischio di governare inseguendo una successione di emergenze senza legarle dentro una visione complessiva. Si possono stabilire regole sul velo integrale e contemporaneamente affrontare integrazione, scuola, energia e costo della vita. Il problema nasce quando la forza comunicativa di una questione prende il posto della complessità delle altre. Ed ecco perché quella pompa quasi completamente nascosta diventa la parte più eloquente del disegno. Morello la copre per mostrarcela. Una sottrazione grafica che diventa addizione di significati. Un velo sulle cose che, paradossalmente, invita proprio a guardare meglio ciò che sta dietro.
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