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DISEGNI & EMOZIONI – Quando la giostra si ferma

l’estate di fine settembre secondo Antonio Morello

21 settembre. L’estate va! Restano tanti ricordi e il “sapore di sale”

Il mare è ancora azzurro, il sole resta alto, il cielo conserva i colori pieni della bella stagione. Eppure l’estate è già finita. O, forse, sta finendo proprio in quell’istante.

Nel disegno di Antonio Morello non ci sono foglie d’autunno, pioggia o cieli grigi a segnare il cambio di stagione. Al contrario, tutto conserva l’apparenza dell’estate. È questo il primo elemento interessante dell’opera: la fine non viene raccontata attraverso ciò che cambia, ma attraverso ciò che manca.

Al centro c’è una giostra. Un grande ombrellone rosso diventa la struttura di un carosello da spiaggia, con i seggiolini sospesi. Quasi tutti sono vuoti. Su uno soltanto rimane una figura. È sola e, soprattutto, quella giostra non può più partire: non c’è nessuno a darle la spinta. Morello spiega così la sua intenzione: «La fine dell’estate sta a significare che finisce il divertimento, il clima di festa, le persone che sono andate via». Ed è proprio il vuoto, più della figura rimasta, a diventare protagonista.

La malinconia nascosta nei colori di chi conosce bene cosa vuole dire quando l’estate finisci e biosgna andar via, a lavorare distanti da luoghi, affetti, sentimenti, colori.

È un’immagine apparentemente allegra. Morello utilizza azzurro, rosso, giallo, bianco, colori netti e quasi infantili. La geometria è essenziale. Ma dietro questa semplicità si apre una lettura malinconica. La spiaggia non è più il luogo della folla, delle voci e del movimento. È diventata uno spazio sospeso.

In questo senso il riferimento musicale quasi inevitabile è “L’estate sta finendo” dei Righeira. Il brano del 1985 costruiva proprio sulla contraddizione tra una musica immediata, apparentemente festosa, e la malinconia per qualcosa che termina: la spiaggia che si svuota, un amore che si allontana, un altro anno che passa. Ma nel disegno potrebbe risuonare, più lontano, anche “Sapore di sale” di Gino Paoli. Se lì la spiaggia appartiene ancora al tempo dell’amore e dell’attesa, qui sembra esserne rimasta la scenografia quando gli attori sono già andati via. È quasi il fotogramma successivo.

C’è poi un piccolo particolare che cambia la lettura dell’intera composizione. Dal sole scende una sottile fettuccia rossa che sembra entrare nel meccanismo della giostra. È un’intuizione interessante perché trasforma il sole da semplice elemento del paesaggio in parte della macchina. Come se fosse proprio lui a tenere ancora in vita l’estate.

Ma per quanto tempo?

Il sole può illuminare la scena, può persino sembrare legato alla giostra, ma non può sostituire le persone che sono partite. La giostra ha bisogno di qualcuno che la faccia muovere. Ed è qui che l’immagine supera il semplice racconto stagionale: la fine dell’estate diventa metafora della fine di qualsiasi tempo felice. Restano i luoghi. Restano gli oggetti. Talvolta resta persino la luce. Sono le persone a non esserci più.

Pur con un linguaggio visivo completamente diverso, la figura isolata suggerisce anche un’associazione con Edward Hopper, pittore che ha fatto della solitudine dentro gli spazi quotidiani uno dei cardini della propria ricerca. Nel descrivere A Woman in the Sun del 1961, il Whitney Museum sottolinea proprio come Hopper riduca gli elementi della scena per concentrarsi sulla realtà psicologica del personaggio e lasciare allo spettatore il compito di immaginare ciò che è accaduto prima e ciò che potrebbe accadere dopo. Morello compie qualcosa di simile attraverso un linguaggio molto più pop: non sappiamo chi sia la persona sulla giostra, chi fosse con lei, perché sia rimasta sola.

Ed è meglio così. Perché quel seggiolino occupato potrebbe appartenere a chiunque.

C’è anche qualcosa delle piazze metafisiche, nell’idea di uno spazio nato per essere attraversato dalle persone e improvvisamente svuotato. Non tanto una citazione stilistica, quanto una parentela emotiva: gli oggetti restano immobili e sembrano acquistare proprio per questo un significato inatteso.

Il disegno di Morello funziona dunque soprattutto nella sua contraddizione. Non rappresenta l’autunno. Rappresenta l’ultimo giorno d’estate mentre sembra ancora estate.

Il mare è lì. Il sole pure. La giostra anche. Manca quasi tutto il resto.

Ed è forse questa l’immagine più precisa della fine di una stagione: accorgersi che qualcosa è terminato quando il paesaggio sembra ancora lo stesso.

Redazione Scomunicando.it

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