La decisione, pronunciata dalla Quinta Sezione del TAR chiude almeno in primo grado una vicenda
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da tre cittadini messinesi contro la convocazione delle elezioni amministrative del Comune di Messina, confermando così il regolare svolgimento della tornata elettorale prevista per il 24 e 25 maggio 2026.
La decisione, pronunciata dalla Quinta Sezione del TAR con sentenza breve il 5 maggio scorso, chiude almeno in primo grado una vicenda che nelle ultime settimane aveva alimentato il dibattito politico e giuridico attorno alla legittimità del ritorno anticipato alle urne dopo le dimissioni del sindaco.
Al centro del ricorso vi era la contestazione della decisione della Regione Siciliana di inserire Messina nel turno elettorale primaverile del 2026. Secondo i ricorrenti, infatti, il Comune non avrebbe potuto votare a maggio poiché le dimissioni del primo cittadino erano diventate irrevocabili soltanto il 27 febbraio, tre giorni oltre il termine del 24 febbraio previsto dalla normativa nazionale.
La questione nasce dall’interpretazione della legge n.182 del 1991, che stabilisce come le condizioni per il rinnovo degli organi comunali debbano verificarsi entro il 24 febbraio per consentire l’inserimento nella finestra elettorale di primavera. Nel caso di Messina, il sindaco aveva presentato le dimissioni il 7 febbraio 2026, ma l’efficacia definitiva si era concretizzata soltanto dopo i venti giorni previsti dalla legge, ovvero il 27 febbraio.
Secondo la tesi sostenuta dai ricorrenti, la Regione Siciliana avrebbe quindi erroneamente ammesso Messina al voto di maggio, confondendo il termine sostanziale previsto dalla normativa nazionale con quello procedurale dei 55 giorni fissato dalla normativa regionale per l’indizione dei comizi elettorali.
Nel ricorso erano stati impugnati diversi atti amministrativi, tra cui la delibera della Giunta regionale del 4 marzo 2026, il decreto assessoriale del 23 marzo successivo e una comunicazione della Prefettura di Messina.
In giudizio si sono costituiti il Comune di Messina, la Regione Siciliana, la Presidenza della Regione, l’Assessorato alle Autonomie Locali e la Prefettura di Messina, contestando l’ammissibilità stessa del ricorso e difendendo la correttezza dell’iter seguito per l’indizione delle elezioni.
Il TAR, tuttavia, non è entrato nel merito della questione relativa alla validità del termine del 24 febbraio. I giudici amministrativi hanno infatti dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione e di interesse diretto da parte dei cittadini ricorrenti.
Secondo il collegio presieduto da Agnese Anna Barone, i tre elettori non avrebbero dimostrato una posizione giuridica concreta, attuale e differenziata rispetto alla generalità dei cittadini. La sentenza evidenzia come il processo amministrativo non possa trasformarsi in una sorta di azione popolare finalizzata esclusivamente al ripristino della legalità astratta.
Per il TAR, i ricorrenti avrebbero agito esclusivamente nella loro qualità di elettori interessati alla correttezza generale del procedimento elettorale, senza però provare un danno personale specifico.
Dichiarati inammissibili anche i motivi aggiunti presentati successivamente, poiché la comunicazione della Prefettura impugnata è stata ritenuta priva di autonoma lesività e con valore meramente informativo.
Il collegio ha inoltre disposto l’estromissione della Regione Siciliana dal giudizio, ritenendo che la legittimazione processuale spettasse ai singoli assessorati competenti.
Le spese di giudizio sono state integralmente compensate tra le parti, anche in considerazione della complessità interpretativa della vicenda.
Con questa decisione il percorso verso le elezioni amministrative di Messina prosegue dunque senza ostacoli: i cittadini saranno regolarmente chiamati alle urne il 24 e 25 maggio per il rinnovo degli organi comunali.
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