Una sentenza che riapre le pagine più dolorose della storia e restituisce dignità, almeno sul piano giuridico, a chi ha subito l’orrore della deportazione.
Il Tribunale ordinario di Trieste ha riconosciuto la responsabilità della Germania per i crimini di guerra commessi dalle forze armate del Terzo Reich ai danni di un cittadino originario di Mazzarino. La vicenda giudiziaria prende avvio nell’ottobre 2022, quando gli eredi dell’uomo, assistiti dagli avvocati Girolamo Rubino e Alessio Costa, hanno promosso un’azione legale contro la Repubblica Federale Tedesca e il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano, chiedendo il risarcimento dei danni subiti dal loro congiunto.
Secondo quanto ricostruito in giudizio l’uomo, residente a Mazzarino, fu catturato il 3 ottobre 1944, deportato in Germania e internato in diversi campi di lavoro forzato, tra cui Campo di concentramento di Dachau e Campo di concentramento di Bergen-Belsen, oltre ad altri lager. Qui fu costretto a vivere in condizioni disumane fino al 15 aprile 1945. I legali hanno dimostrato che la deportazione e la riduzione in schiavitù costituiscono un illecito civile rilevante, configurando un danno risarcibile anche a distanza di decenni. Un punto centrale della sentenza riguarda proprio il principio dell’imprescrittibilità dei crimini di guerra e contro l’umanità, accolto dal Tribunale.
Nelle motivazioni, i giudici hanno sottolineato come la cattura, la deportazione e l’internamento rappresentino una grave violazione dei diritti fondamentali della persona, in particolare della libertà e della dignità umana, tutelate anche dalla Costituzione italiana. Con la decisione del 16 febbraio 2026, il Tribunale ha quindi riconosciuto il diritto degli eredi a un risarcimento pari a 19.320 euro, oltre agli interessi legali maturati dal 1945 al 1961.
Il pagamento avverrà attraverso il Fondo istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, previsto dalla normativa recente per il ristoro delle vittime dei crimini di guerra. Al di là dell’aspetto economico, la sentenza rappresenta un importante riconoscimento storico e morale. Un segnale che, anche a distanza di oltre ottant’anni, la giustizia può ancora contribuire a fare luce su una delle pagine più buie del Novecento, restituendo memoria e dignità alle vittime e alle loro famiglie.
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