Sono 175 gli attivisti rapiti e 21 le imbarcazioni intercettate nella notte tra il 29 e il 30 aprile dalle forze israeliane, in acque territoriali greche
A Messina il presidio si è svolto alla Passeggiata a Mare, di fronte la Prefettura.
I video che ci sono arrivati mostrano come, durante la notte, alcuni ufficiali della marina israeliana sono saliti a bordo delle navi, armati e con i laser puntati contro gli attivisti presenti.
“L’abbordaggio illegale e il sequestro degli equipaggi delle imbarcazioni della GSF da parte di Israele sono atti gravissimi, compiuti in violazione del diritto internazionale e della legge italiana, lesivi della libertà e della dignità delle persone e che espongono la vita umana a gravi rischi di violazioni e di subire trattamenti inumani e degradanti” dice il comunicato stampa della Global Sumud Italia
“La Farnesina si è attivata e siamo in contatto costante e diretto con loro” riferisce Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla. “Che cos’altro dovrebbe accadere per cominciare a mettere in campo degli strumenti, come ad esempio delle sanzioni, nei confronti di un governo come quello israeliano che sta commettendo atti di questo tipo in una sostanziale impunità? ” aggiunge la portavoce.
In oltre 70 piazze italiane si sono svolte manifestazioni e presidi di solidarietà, rispondendo alla chiamata per una mobilitazione collettiva e corale. In ogni città si chiede la liberazione di tutte le persone illegalmente sequestrate e la fine del genocidio a Gaza.
A Messina il presidio si è svolto alla Passeggiata a Mare, di fronte la Prefettura.
Renè Abu Joub, attivista palestinese di ARCI Thomas Sankara e Coordinamento Messina Palestina lancia un appello accorato a tutti: non restare in silenzio e non girarsi dall’altra parte.
Aggiunge, con profondo dolore:”Chiediamo le fine dell’IDF, la libertà dei nostri compagni arrestati -non solo quelli della Global- ma tutti gli attivisti che sono stati arrestati a livello internazionale, sia in Italia, in Germania, in Iran ma soprattutto anche la libertà per i detenuti palestinesi che stanno rischiando la vita nelle carceri israeliani. Persino la pena di morte.”
Carmen Cordaro, avvocata e attivista di ARCI Thomas Sankara e Coordinamento Messina Palestina ricorda di come “più le piazze sono piene, meno le barche -la flotilla- sono sole e che proprio le piazze spingono i governi a fare qualcosa”. E’ un invito quello della Cordaro a ritornare nuovamente in strada, a essere popolo, presenza vigile e rumorosa di un sistema globale che si occupa sempre di meno degli esseri umani.
Lucia Florio
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