Essere insegnanti è scegliere ogni mattina di abitare il futuro e credere nei ragazzi anche quando loro stessi smettono di farlo»
Un ringraziamento che lascia da parte, almeno per un giorno, scadenze, pratiche e burocrazia per guardare al cuore della scuola: gli insegnanti.
In occasione della Giornata Mondiale degli Insegnanti – ieri –, il provveditore agli studi di Messina Leon Zingales ha affidato a un post sui social una riflessione sul ruolo dei docenti e sul valore, spesso silenzioso, del loro lavoro quotidiano. «Il mio pensiero non va alle pratiche, alle scadenze o alle complessità burocratiche che ogni giorno affrontiamo, trincea dopo trincea. Il mio pensiero va al cuore pulsante della nostra scuola: voi», scrive Zingales rivolgendosi direttamente agli insegnanti.
Al centro del suo messaggio c’è soprattutto ciò che accade ogni giorno nelle aule e che difficilmente può essere misurato attraverso numeri, statistiche e programmi. «C’è un momento, in ogni aula, che sfugge a qualsiasi statistica e a qualsiasi programma ministeriale. È quell’istante in cui lo sguardo di un ragazzo si accende, in cui una domanda smette di essere un dubbio e diventa sete di vita». Per Zingales insegnare significa assumersi una responsabilità che supera la semplice trasmissione delle conoscenze. Significa entrare in contatto con le fragilità dei ragazzi, accompagnarli durante la crescita e riuscire, qualche volta, a vedere in loro possibilità che loro stessi non riescono ancora a riconoscere.
«Essere insegnanti non è semplicemente una professione. È un atto di estremo coraggio. È scegliere ogni mattina di abitare il futuro, di accogliere fragilità che non ci appartengono e di trasformarle in forza, di credere nei ragazzi anche quando loro stessi smettono di farlo». Parole che riportano l’attenzione anche su una parte del lavoro dei docenti che rimane lontana dai riflettori. Ore trascorse nelle classi e fuori dalle classi, ascolto, pazienza e capacità di cogliere un disagio dietro un comportamento o una difficoltà. «Voi siete custodi di sogni e costruttori di coscienze. Siete quel porto sicuro in cui un’esistenza in tempesta trova finalmente una rotta, una parola giusta, un argine saldo».
Il provveditore sottolinea proprio la dimensione discreta di questo impegno: «Spesso il vostro lavoro non fa rumore. Non finisce sulle prime pagine, non cerca applausi». Un lavoro, aggiunge, fatto «di pazienza infinita, di silenzi densi di significato, di pomeriggi passati a correggere non solo compiti, ma pezzi di vita». Da qui il ringraziamento rivolto a chi, ogni mattina, entra in classe assumendosi la responsabilità educativa che accompagna l’insegnamento.
A voi che ogni giorno varcate la soglia di una classe portandoci dentro l’anima, va il mio più profondo e commosso ringraziamento.
La conclusione del messaggio affida alla scuola un compito che va oltre programmi e discipline: aiutare i giovani a costruire se stessi e il proprio rapporto con gli altri. «Grazie perché tenete accesa la luce della speranza in questo nostro tempo così disorientato. Grazie perché, attraverso di voi, la scuola non è solo un luogo in cui si impara, ma il luogo in cui si impara a essere umani». Poi l’ultimo pensiero di Leon Zingales, breve e diretto: «Buona festa, maestri di vita».
le foto sono tratte dalla recente visita del Provveditore alla scuola di Tusa
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