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L’Argimusco al Soltizio … tra archeologia pre-cristiana, riti sciamani e cultura sicula.

di Massimo Scaffidi

Il 21 giugno il sole ha, ancora una volta, celebrato il suo trionfo. Nel momento che i latini denominavano “sol stat” – il sole si ferma – quando l’astro raggiunge la sua massima declinazio¬ne positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, in tutto il mondo, a nord dell’equatore, si guardato all’inizio dell’estate astronomica.

Una festa ricordata da 10 mila anni e che anche quest’anno ha avuto i suoi riti.
Tra le località “sacre” agli amanti di questo culto, dove fede nel trascendente, esoterismo, culto della vita e della morte, trovano più punti di unione, da annoverare anche l’altopiano dell’Argimusco, a ridosso del grande bosco di Malabotta, sopra Montalbano Elicona.
A darsi appuntamento per vedere l’alba e l’inseguirsi delle lunghe ombre che da un menhir all’atro simboleggiano la morte, la vita e l’iniziazione, sono stati un centinaio di persone.
Estrazione sociali e culturali diverse, generazioni trasversali, ideologie politiche e non, accumunati dalla voglia di sapere ma soprattutto da quella di esserci, senza apparire, in quel momento ed in quel luogo che richiamava, già alla fine del paleolitico, in una zona per nulla urbanizzata, per nulla accogliente, ad oltre 1250 metri di quota, genti, sacerdoti e vestali che provenivano dalle tre grandi aree geografiche della Sicilia del tempo ed anche dalle Eolie (vedi le tracce di ossidiana trovate in questo area anche dal professore Giovanni Pantano, il primo scopritore ufficiale di questo importante complesso).
I primi chiarori del sole nascente hanno visto il popolo del solstizio, arrivato alla spicciolata già dalle 4 del mattino, disporsi sopra le rocce, con la fronte al sole, a meditare, aspettare, “ascoltare” ; e così giovani genitori hanno offerto i propri figli ai raggi energetici del sole, altri, tra meditazioni yoga e ritmi scanditi dal tamburo -  il popolo degli sciamani -   celebravano, immersi nel bianco dei caffetani, i riti iniziatori guardando l’Aquila e l’Osservatorio Luni-Solare, mentre il suono della “brogna” si incuneava sotto, La Grande Rupe – il maestoso megalite con un gigantesco volto, allineato all’Orante, cercando di sincronizzarsi con il ritmo dell’avanzata delle ombre che partendo dalle proiezioni dei due Menhir – maschile e femminile -  simboli di fertilità e di nascita, si univano, ricchi di simbolismi: la vita e la morte, celebrando il dualismo del femmineo con il maschile e la voglia di avvicinare la necropoli, ad ovest sotto l’Aquila, con la vita ad “est” rappresentata proprio dai simboli vulvarici e fallici..
Un momento certamente magico, vissuto in silenzio, in osservazione, che neanche la troupe cinematografica di Italo Zeus, venuta qui a girare il primo ciak dell’ultimo suo film, ha voluto turbare riuscendo ad agire in sintonia con i ritmi della natura e le nenia ancestrali che si alzavano da questo luogo simile a Pantalica, a Stonehenge, alle città del sole degli Incas, o ai grandi tempi druidici del nord dell’Europa.
l’Argimusco di Sicilia dove da diecimila anni  già si celebrano culti e si respira, ora come allora, energia e magia fatti di gesti e riti come quello di raccogliere le erbe del solstizio e conservarle come portafortuna, ancora una volta lascia tutti attoniti, aspettando un nuovo  ciclo lunare ed l’avvicendarsi di un altro solstizio, per rinnovare la malia di questa terra. 

NOTE TECNICHE:
IL SOLSTIZIO

Il solstizio in astronomia è definito come il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Il fenomeno è dovuto alla inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto l’eclittica; il valore di declinazione raggiunta coincide con l’angolo di inclinazione terrestre e varia con un periodo di 41.000 anni tra 22.1° e 24.5°. Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno in occasione del solstizio di estate boreale, mentre raggiunge il massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all’estate nell’emisfero australe.
Da un esame di una tabella dei tempi dei solstizi si può verificare che il fenomeno ritarda di circa sei ore ogni anno (5 ore, 48 minuti e 46 secondi per la precisione), salvo subire un nuovo riposizionamento indietro ogni quattro anni, in conseguenza degli anni bisestili, introdotti proprio per evitare un progressivo disallineamento delle stagioni con il calendario. A causa di queste variazioni può capitare che il solstizio astronomico cada il 20 o il 21 giugno per l’estate nell’emisfero nord o il 21 o 22 dicembre per l’inverno nell’emisfero nord.

ASPETTI CULTURALI
Il solstizio d’estate rappresentando l’inizio dell’estate è sempre stato nella storia occasione di feste, come i Litha nel Neopaganesimo. Anche il solstizio d’inverno ha rappresentato nei secoli occasione di festività di vario genere: i Saturnalia nell’antica Roma, Kwanzaa per alcuni afroamericani o lo stesso Natale, Yule nel Neopaganesimo.

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