Domani, Giovedì 8 ottobre a Cervignano del Friuli “Architetture della Rinascita”. A cinquant’anni dal terremoto del 1976, il giornalista torna alla sua terra e a una storia che definisce «la piccola guerra della nostra generazione». Il racconto sarà accompagnato dalle stampe di Antonio Morello
Raccontare una terra dopo che il suo equilibrio è stato spezzato. Capire cosa resta e, soprattutto, come una comunità riesca a ricominciare.
È il filo conduttore di “Architetture della Rinascita”, l’incontro con Toni Capuozzo in programma giovedì 8 ottobre alle 19 a Scalo F18, lo spazio di Cervignano del Friuli che ospiterà una serata costruita tra racconto giornalistico e immagini. Al centro c’è il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, a cinquant’anni da una tragedia che modificò per sempre paesi, famiglie e paesaggi. Ad accompagnare le parole di Capuozzo sarà una selezione di stampe d’autore di Antonio Morello, chiamate a costruire un secondo racconto, visivo, della memoria e della ricostruzione.
Per comprendere il significato dell’incontro bisogna partire dallo stesso Capuozzo. Nato a Palmanova nel 1948, da madre triestina e padre napoletano, ha attraversato oltre quarant’anni di giornalismo raccontando alcuni dei principali conflitti contemporanei. Ha lavorato per la carta stampata e per la televisione, seguendo guerre e crisi internazionali dai Balcani all’Afghanistan, dalla Somalia all’Iraq. Eppure Capuozzo non ha mai amato particolarmente l’etichetta di “inviato di guerra”. Questa volta, soprattutto, la guerra che racconta non ha eserciti. È quella che dà il titolo al suo ultimo libro, “Una piccola guerra. Il 6 maggio del Friuli”, pubblicato nel cinquantesimo anniversario del sisma. Un racconto nel quale la memoria personale si sovrappone a quella collettiva di una generazione costretta improvvisamente a fare i conti con le macerie e poi con la necessità di ricostruire. Capuozzo quella sera c’era. Era giovane e viveva a Udine. Dopo la scossa partì in automobile con due amici verso i paesi colpiti. L’alba gli mostrò le dimensioni della devastazione. È anche da quei ricordi che, cinquant’anni dopo, è nato il libro. a
Dopo, nulla è stato più come prima
Il terremoto diventa così per Capuozzo una linea che divide due epoche. Il suo libro non vuole essere una ricostruzione sociologica del Friuli. Recupera piuttosto esperienze, immagini e storie: le tendopoli, le proteste, la solidarietà, il lavoro e quella straordinaria stagione della ricostruzione che sarebbe poi entrata nel dibattito pubblico come “modello Friuli”. Una domanda accompagna le presentazioni del volume in questo cinquantesimo anniversario: saremmo ancora capaci di fare oggi quello che il Friuli riuscì a fare allora?
Capuozzo se lo è chiesto pubblicamente anche a Udine. La sua risposta non è stata scontata: vede una società profondamente cambiata rispetto alla generazione del 1976, ma continua a riconoscere alle comunità e alle istituzioni la capacità di tirare fuori il meglio nei momenti più difficili. È probabilmente questo interrogativo a rendere l’appuntamento di Cervignano qualcosa di più di una commemorazione.
Le immagini di Antonio Morello accanto alle parole
“Architetture della Rinascita” introduce infatti un altro elemento. Mentre Capuozzo racconterà ciò che accadde e ciò che venne dopo, le stampe di Antonio Morello costruiranno un percorso parallelo attraverso le immagini. Parola e rappresentazione visiva saranno quindi messe una accanto all’altra. È una scelta interessante perché il terremoto del 1976 è rimasto nella memoria anche attraverso le immagini: edifici aperti come quinte teatrali, strade sommerse dalle macerie, campanili spezzati, tendopoli e, successivamente, gru, cantieri e case ricostruite. Le illustrazioni di Morello entrano nella serata proprio con questa funzione: non decorare il racconto, ma dialogare con esso.
Il titolo scelto, “Architetture della Rinascita”, porta l’attenzione soprattutto su quello che avvenne dopo. Perché ricordare il terremoto significa inevitabilmente ricordare i morti, i feriti, gli sfollati e i paesi devastati. Ma il Friuli del 1976 è diventato anche una storia italiana di ricostruzione. Capuozzo la definisce una storia difficile e, contemporaneamente, straordinaria, segnata dall’arrivo di volontari e aiuti da tutta Italia e dalla volontà delle popolazioni di non abbandonare i propri paesi. Nel suo racconto il terremoto assume così quasi le caratteristiche di una guerra senza nemico: una devastazione improvvisa che obbliga ciascuno a stabilire cosa salvare e da dove ripartire.
«Il terremoto, in fondo, è stata la piccola guerra della nostra generazione», ha scritto Capuozzo ricordando quei giorni.
Cinquant’anni dopo, la domanda rimane aperta: non soltanto come ricordare ciò che è stato distrutto, ma cosa permette a uomini, paesi e comunità di ricominciare quando tutto sembra essere venuto meno.
Portare il mare tra i giovani studenti, trasformandolo in un’occasione di conoscenza e scoperta. È…
undici Comuni già coinvolti, altre due tappe a dicembre (altro…)
Il Comune di Brolo promuove tre giornate dedicate alla prevenzione del tumore al seno (altro…)
«La città ha smarrito la sua direzione. Ma prima dei nomi servono idee» (altro…)
Antonio Morello e la macchina che trasforma la ricchezza in morte (altro…)
Una lettera aperta solleva il caso dei 30 euro richiesti alle famiglie per il nuovo…