Cronaca

L’INTERVISTA – Agorà Sud, il Mezzogiorno parte da se stesso. Salvatore Ridolfo: «Le idee devono diventare futuro»

un logo che racconta il progetto

Un cerchio come una piazza. Il Mezzogiorno al centro. Intorno, onde concentriche che si allargano e trasformano un punto di partenza in qualcosa capace di raggiungere luoghi sempre più lontani.

Il logo di “Agorà Sud – Il luogo del dialogo del Mezzogiorno” non nasce soltanto per identificare graficamente il progetto promosso da Quater. Dietro quelle forme essenziali c’è un tentativo di tradurne visivamente la filosofia: mettere il Sud al centro del confronto e fare in modo che idee, competenze e proposte possano circolare.

A idearlo e progettarlo è stato Salvatore Ridolfo, tra i volti più giovani di Quater e oggi supervisore delle attività tecnico-amministrative a supporto della Direzione aziendale.

Giovane per età, ma con un percorso già costruito tra amministrazione, consulenza, formazione e progettazione, Ridolfo ha maturato esperienza all’interno delle aziende di famiglia, occupandosi del supporto alla realizzazione di interventi finanziati e sviluppando competenze che spaziano dalla gestione documentale alla partecipazione ai bandi regionali, nazionali ed europei.

A queste si aggiungono formazione, marketing territoriale, sviluppo locale, comunicazione istituzionale, organizzazione di eventi e coordinamento degli strumenti digitali. Una formazione trasversale che gli consente di muoversi tra aspetti amministrativi e progettuali, mantenendo un approccio molto operativo.

Con Agorà Sud è arrivata anche l’occasione di dare un’immagine a un progetto che punta a diventare uno spazio permanente di confronto sul futuro del Mezzogiorno.

Salvatore, da dove nasce l’idea del logo di Agorà Sud?

«Sono partito dal significato stesso della parola Agorà. Nell’antica Grecia era la piazza, il luogo dell’incontro, della discussione e della partecipazione. Volevo che il logo conservasse questa idea di uno spazio aperto nel quale persone, istituzioni e competenze diverse potessero ritrovarsi. Da qui la scelta della forma circolare».

Il cerchio diventa così il primo elemento simbolico. Racchiude senza chiudere, delimita uno spazio comune e, allo stesso tempo, richiama immediatamente l’idea della piazza.

Al centro compare la scritta AGORÀ SUD, con una gerarchia visiva precisa: il blu per “Agorà”, il verde per “Sud”. Sotto, lungo la circonferenza, la frase che chiarisce l’identità del progetto: “Il luogo del dialogo del Mezzogiorno”.

Perché mettere proprio il territorio al centro della composizione?

«Perché Agorà Sud parte da lì. Non volevamo parlare genericamente del Mezzogiorno: volevamo rappresentarlo. Il territorio deve essere riconoscibile e deve diventare protagonista. Le politiche di sviluppo, la programmazione europea, l’innovazione o la formazione hanno senso se partono dalla conoscenza dei luoghi e dei loro bisogni».

Nella parte centrale del marchio compaiono infatti le sagome stilizzate dell’Italia meridionale, della Sicilia e della Sardegna. Non fanno da sfondo al progetto: ne occupano il cuore.

Ed è probabilmente alle loro spalle che si trova l’elemento graficamente più interessante.

Una serie di onde concentriche azzurre si propaga intorno alle terre del Sud. Ricordano i cerchi che si formano sull’acqua quando qualcosa ne rompe la superficie.

Quelle onde cosa rappresentano?

«L’idea è molto semplice: una proposta nasce in un punto, ma attraverso il confronto può propagarsi. Un’idea ne genera un’altra, coinvolge altre persone, raggiunge istituzioni, università, imprese, giovani. È quello che vorremmo accadesse con Agorà Sud. Il dialogo non deve rimanere confinato nella sala di un convegno».

Una scelta che assume ancora più significato dopo il primo appuntamento di Capo d’Orlando. Agorà Sud nasce infatti con l’ambizione di non esaurirsi nell’evento, ma di costruire una rete permanente e arrivare alla definizione di un’Agenda Agorà Sud nella quale far confluire analisi e proposte.

Anche la scelta cromatica segue questa impostazione.

Il blu domina la struttura esterna, la parola Agorà e il payoff. È il colore che maggiormente richiama affidabilità e dimensione istituzionale, ma in questo caso stabilisce anche un’associazione naturale con il Mediterraneo

Il verde, utilizzato per la parola Sud e per la rappresentazione geografica, introduce invece il tema della crescita e richiama sostenibilità e transizione, questioni centrali nella riflessione sul Mezzogiorno dopo il PNRR e verso la programmazione europea 2028-2034.

Infine due piccoli punti gialli, apparentemente secondari, interrompono la continuità del blu. Sono un elemento di luce e di energia e possono essere letti anche come un richiamo al sole e alla dimensione mediterranea.

Quanto è importante che un progetto abbia un’identità visiva riconoscibile?

«Molto, soprattutto quando si vuole costruire qualcosa destinato a continuare nel tempo. Un logo deve essere immediato, riconoscibile e coerente con ciò che rappresenta. In questo caso doveva raccontare dialogo, territorio, crescita e capacità di mettere in relazione mondi differenti senza diventare complicato».

Ed è proprio nella sintesi che il marchio trova il suo equilibrio. Non racconta il Sud attraverso immagini folkloristiche, monumenti o cartoline. Sceglie invece pochi elementi: territorio, cerchio, acqua, propagazione.

C’è inoltre una corrispondenza tra il logo e il metodo di lavoro che Ridolfo porta avanti all’interno di Quater. Nel suo ruolo segue attività tecnico-amministrative, progettazione e organizzazione, ambiti nei quali la capacità di collegare competenze differenti diventa essenziale.

Lei appartiene a una generazione sulla quale Agorà Sud vuole puntare molto. Come vede il rapporto tra giovani e Mezzogiorno?

«Credo che ai giovani non basti sentirsi dire che rappresentano il futuro. Bisogna consentire loro di partecipare al presente. Significa formazione, opportunità professionali, possibilità di contribuire alle decisioni e soprattutto condizioni che permettano di scegliere se restare. È anche questo il senso del diritto a restare di cui abbiamo parlato ad Agorà Sud».

Per Ridolfo il tema non è contrapporre chi rimane a chi parte, ma fare in modo che la permanenza nel Mezzogiorno non venga vissuta come una scelta obbligata o penalizzante.

E dopo il primo appuntamento di Capo d’Orlando?

«Bisogna continuare. Il convegno ha messo insieme persone ed esperienze diverse, ma il risultato vero arriverà se saremo capaci di dare continuità a quelle relazioni. L’Agenda Agorà Sud dovrà servire proprio a questo: raccogliere quanto emerso e trasformarlo in una base di lavoro».

Si ritorna così a quelle onde disegnate nel logo.

Partono dal Mezzogiorno e progressivamente si allargano. È forse la rappresentazione più semplice dell’ambizione che accompagna il progetto: fare in modo che una voce nata dal territorio non rimanga ferma nel punto in cui è stata pronunciata.

E in quel disegno c’è anche qualcosa del percorso professionale di Salvatore Ridolfo: una generazione giovane che lavora già dentro i processi amministrativi e progettuali e che chiede di non essere soltanto destinataria delle politiche per il Sud, ma di partecipare alla loro costruzione.

Perché, alla fine, il messaggio racchiuso nel logo è proprio questo: il Mezzogiorno non soltanto come luogo sul quale progettare, ma come luogo dal quale cominciare a progettare.

Redazione Scomunicando.it

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