Dopo una lenta e inguaribile malattia, ulteriormente aggravata da complicanze, è venuto a mancare Stello Quartarone, uomo e artista dotato di straordinaria sensibilità, molto conosciuto a Messina per il suo genio creativo e le sue qualità umane.
Lascia un vuoto enorme all’interno di un mondo che l’ha visto protagonista per oltre mezzo secolo. La sua è stata “Una vita per l’arte”.
“Non puoi realizzare nulla di così bello quanto la natura. Essa non si può imitare…”, era una delle frasi che amava ripetere, che gli stava più a cuore, perché lo avvicinava particolarmente alla “sua” natura d’artista.
Stello Quartarone, classe 1947, è morto ieri sera, dopo una lunga malattia che l’ha visto peggiorare negli ultimi tempi, anche attraverso improvvise complicazioni, e soffrire in silenzio, come era sua abitudine. Ma tranne nell’ultimo periodo, nonostante le sofferenze, non aveva mai lasciato il suo laboratorio e abbandonato l’idea di continuare ad allestire le sue mostre, ricche di arte pura, fatta di lavorazioni uniche e straordinarie, colori e creatività.
Per lui, tutto era arte, ma soprattutto Stello, tra chi lo ha conosciuto e frequentato verrà ricordato per le sue rare qualità umane come la purezza d’animo, la generosità, la disponibilità e la sincerità. Tutte qualità che riusciva a trasporre nel suo “fare arte” mettendo in atto doti rare. Era un “vulcano” di idee, un amabile testardo, sempre consapevole e determinato su ciò che voleva realizzare.
Nella sua Arthouse Gallery, appartamento dove abitava in via Grattone, autentico gioiello di arte contemporanea realizzato con le sue mani e costantemente in trasformazione, ha sempre ricevuto amici, addetti ai lavori, visitatori, trattando sempre tutti con grande rispetto, senso d’accoglienza e ospitalità.
Tra le sue mostre personali a Messina degli ultimi anni, si ricordano “Mutamenti della materia”, ospitata al Monte di Pietà, nel 2013; “Kosmos – Solleva l’arte”, presso la Badiazza – Chiesa di Santa Maria della Valle; “Alter/Native”, tributo a Jung, al Monte di Pietà, nel 2017; “Acqua Santa – Tutti nel limbo prima dell’azione”, presso lo Studio d’Arte Cocco, nel 2020. Particolarmente importanti le sue installazioni in due edizioni del Rito della Luce alla Piramide 38° Parallelo di Motta D’Affermo, per Fiumara d’Arte di Antonio Presti: “I bambini del mondo amano giocare per la libertà”, nel 2017 e “Infinito eretico” nel 2019.
In precedenza, si ricordano, tra gli altri, le sue opere e i suoi allestimenti alla Galleria Orientale Sicula, i suoi interventi nella struttura dell’ex Istituto Mandalari e all’ex Carcere di Rometta. Giusto per ricordarne alcuni.
Stello Quartarone era autodidatta. Si era avvicinato all’arte con curiosità e passione, stando a contatto diretto con alcuni artisti, collaborando con loro attraverso scambi reciproci di pareri, consigli e momenti di operatività.
Le sue prime opere le realizzò all’età di 16 anni. Si trattava di due sculture che il padre vendette ad un magistrato siracusano, di Ortigia. Di quel piccolo guadagno in tempi difficili, di cui beneficiò la sua famiglia, quel ragazzo ne fece tesoro e da quel momento non si fermò più. Prima di affermarsi come artista, lavorò in un famoso mobilificio di Messina, poi entrò in officina, in Ferrovia. Attività che gli permisero sin da giovane di appropriarsi di manualità e creatività.
Stello Quartarone era un artista puro, esperto, creativo, eclettico, libero da preconcetti. Eccentrico, ironico e visionario al punto giusto. Ha sempre vissuto a stretto contatto coi sogni. Un grande lavoratore: riusciva a trascorrere anche venti ore al giorno nel suo studio. Sapeva trattare la materia come pochissimi nel suo campo: ispirazione, concezione delle forme e dei colori, scelta e trattamento dei materiali, utilizzo della tecnica appropriata, in un tutt’uno che produceva un’arte totale, sempre densa di significati. Amava i contrasti. Sapeva cogliere l’attimo per immortalare la materia in divenire, plasmata al punto in cui lo convinceva. Da artista puro aveva doti innate, difficilmente ripetibili. Sapeva quando affidarsi puntualmente alla sua creatività, spesso istintiva e improvvisata, ed alle sue capacità pratiche. Perché ciò che la sua mente immaginava, le sue mani realizzavano, si trattasse di pittura, scultura, pittoscultura o quant’altro, purché fosse “opera” nata e cresciuta nelle sue mani. Nel mondo dell’arte e delle attività pratiche, non esistono materiali che lui non abbia trattato. Ma con alcuni era un vero maestro: pece, ceralacca, legno, metalli, plastiche, tessuti, giusto per citarne alcuni. Per non parlare della scelta e del trattamento dei colori, dove talvolta il suo genio creava stupore. Questo il suo pensiero: “Ho liberato i miei colori dai loro contenitori dandogli la possibilità di incontrarsi…Loro hanno liberato la mia fantasia dandomi la possibilità di non riflettere”.
Lui teneva sempre a precisare che ad ogni “personale” raccontava una storia differente e che niente era ripetibile. Per lui non esistevano oggetti “normali”, ogni cosa doveva avere una prerogativa che la distinguesse dal resto del mondo. Le sue piccole automobili si notavano tra un milione, per le lavorazioni artistiche, i colori e le scritte sulla carrozzeria che le rendevano uniche e inconfondibili. E al tempo stesso, erano il suo segno di riconoscimento in giro per le strade della città. Così come lo era il luogo in cui abitava, destinato a restare nei cataloghi e nelle memorie di tutti coloro che sono entrati anche per una sola volta nella Arthouse Gallery. Lì, giusto per fare qualche esempio, il tetto della cucina è interamente costellato da 168 calici posti a testa in giù, che, azionati da 8 funi, costituiscono un meraviglioso strumento musicale. Altra straordinaria caratteristica è una parte del pavimento, un tappeto composto da monete di tutto il mondo, che riteneva opportuno calpestare. “Ho un rapporto assolutamente negativo col denaro – ci disse una volta – tant’è che non ho un centesimo in tasca. I soldi non mi interessano, mi basta vivere con pochissimo”. Per questo, Stello Quartarone lascia un ricordo indelebile anche di persona umile e amante degli autentici valori della vita.
Un messaggio evocativo campeggia sulla porta interna di casa sua che porta dall’ingresso al corridoio: “Il mio volare non cerca il successo…Cosa farò non lo so, posso solo sognarlo”.
[Buon viaggio, Stello, avremmo avuto ancora tante cose da raccontarci…Non puoi immaginare quanto mancherai…]
Corrado Speziale
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