Non una semplice presentazione di un libro, ma un vero e proprio viaggio tra memoria, mito e identità collettiva.
Così è stato l’incontro che ieri sera ha chiuso la tappa di NaxosLegge a Giardini Naxos, con protagonista Marcello Veneziani e il suo ultimo volume “C’era una volta il Sud”.
Sul palco, insieme all’autore, hanno dialogato Riccardo Mondo – psicanalista junghiano e saggista, direttore della rivista Enkelados – e Massimo Scaffidi, giornalista e grafico editoriale, il tutto sotto la regia critica e attenta di Fernando Massimo Adonia. Dopo i saluti della patron del festival Fulvia Toscano, sono intervenuti anche Marco Leonardi, Marco Pitrella, Andrea Scarabelli e Gabriele La Magna, arricchendo un confronto che ha travalicato la dimensione puramente letteraria.
“C’era una volta il Sud” non è un’enciclopedia della meridionalità, né una collezione di cartoline nostalgiche.
Veneziani lo definisce piuttosto un album di ricordi condivisi, capace di raccontare attraverso le immagini e i riti quotidiani – matrimoni, battesimi, strusci, persino le chiacchiere dal barbiere – ciò che il Sud ha rappresentato e rappresenta ancora oggi. “Le foto migliori – ha detto – non sono quelle in posa, ma quelle spontanee: l’unico scatto che a volte ci restituisce la vera immagine di una persona.”
Da qui la metafora: la vecchia foto stampata che diventa un touch screen, capace di aprire mondi e rievocare storie.
Nostalgia, parola la cui radice etimologica richiama il “dolore del ritorno”, diventa così non paralisi, ma forza vitale: una memoria attiva, che non si limita a contemplare il passato ma lo trasforma in energia per il presente.
Non solo ricordi: il confronto si è allargato alla dimensione mediterranea, al “pensiero meridiano” evocato da Franco Cassano, inteso non soltanto come apertura verso l’altro lato del mare, ma come respiro più ampio di dialogo tra tradizione e futuro.
Il Sud diventa così metafora universale: un luogo a cui si torna per matrimoni, battesimi, funerali, ma anche un laboratorio culturale e sociale che continua a interrogare l’Italia e l’Europa. Si è discusso della fine delle piazze – sostituite dalle rotonde urbane – e di quanto questo significhi perdita di luoghi di socialità autentica. Tra i riferimenti, inevitabili, nomi come Pasolini, Evola [qui con un inciso e con il ricordo ad un altro cattivo maestro, Giovanni Sturniolo ndr], Aristotele, Camus: testimoni di un pensiero che attraversa epoche e confini.
L’intellettuale fuori dagli schemi
Un altro tema emerso con forza è stato il profilo di Veneziani come intellettuale libero, difficile da incasellare. Un pensatore che, sia a destra che a sinistra, ha spesso subito forme di censura proprio per le sue posizioni fuori dai recinti ideologici. Non sono mancati i riferimenti alle sue recenti riflessioni- diventanti articoli esemplari – su Gaza e sull’Ucraina, che hanno acceso il dibattito e ribadito la sua vocazione a un pensiero critico, non allineato.
“Difficile alzare ancora l’asticella della qualità” – ha commentato a caldo Fernando Massimo Adonia, tirando le somme di questa edizione. In effetti, la serata ha restituito l’immagine di un festival capace di unire letteratura e pensiero critico, lasciando il pubblico con l’eco di una riflessione:
Il Sud non è solo geografia, è una condizione dell’anima, un archivio di memorie e un orizzonte da cui ripartire.
Ultima nota: La contro-ora
Chiude Veneziani: “….Ah, io non ho nulla di particolare da aggiungere, se non che dovrei parlarvi ancora una volta del Sud. Posso dire, in effetti, che questo libro sembra nascere da un interesse diverso rispetto agli altri miei lavori. La luce del mito e altri libri, infatti, si scrivevano dentro quel viaggio interiore e geografico: il Sud come dimostrazione che anche i luoghi hanno un significato nel pensiero, che dietro esiste una sorta di “geofilosofia”. Ciò che sogno – e che tento di esprimere – è la possibilità di far nascere un pensiero mediterraneo profondamente legato alla luce del Sud, ai suoi ritmi e alle sue aritmie, ai suoi silenzi, alle pause e alle “contro-ore” che lo caratterizzano. Riuscire, cioè, a capire che si può fare filosofia non solo partendo dal tempo presente o dall’universale astratto, ma anche radicandosi nei luoghi, nelle persone, nella comunità, in ciò che è stato il nostro passato e nella memoria delle esperienze vissute. Il viaggio che ho cercato di compiere, quindi, è innanzitutto un viaggio di immagini, di ricordi, un viaggio che non si chiude mai. E allora il Sud può davvero diventare qualcosa di importante. Perché nel momento in cui sembra esserci solo una contrapposizione assoluta tra Occidente e Oriente, il Sud si pone come un altro mondo, una possibile via d’uscita, con tutte le sue implicazioni culturali, geopolitiche, economiche e filosofiche. È una partita ancora da giocare….” “Quando affermo che “quel Sud non esiste più”, intendo dire che esiste però un Sud interiore, che vive dentro di noi e che può emergere in qualsiasi momento. Un Sud che, con la sua luce, potrebbe indicarci una strada nuova, un percorso che finora non abbiamo preso in considerazione. Mentre restiamo fermi a piangere la fine del mondo, l’epoca della dissoluzione e della decadenza, forse da qualche parte qualcosa sta nascendo, un parto silenzioso che ancora non vediamo. Ci manca una creatura, la attendiamo inconsapevolmente: e forse sarà proprio quella creatura a far rinascere il Sud…”
Oggi, 1 ottobre a Naxoslegge: “Vite controvento”, dedica il suo ultimo appuntamento a chi cammina fuori dal coro, seguendo pensieri non convenzionali e traiettorie libere.
Protagonisti dell’appuntamento, i libri di Sylvain Tesson, “Piccolo trattato dell’immensità del mondo” e “Una leggerissima oscillazione. Diari 2014–2017” (Piano B Edizioni): due opere che raccontano un modo diverso di stare nel mondo, fatto di cammino, silenzio, solitudine scelta e osservazione lucida.
Un invito – dice Fulvia Toscano – a rallentare, a spostare lo sguardo, a interrogarsi sul presente senza rinunciare alla complessità.
Ai margini dell’incontro di ieri a Giardini Naxos.
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