Attualita

NAZA – Il documentario si potrà vedere gratuitamente online su Guardian, ma l’invito è andare a vederlo nei cinema

Questo dopo l’uscita nei cinema, prevista a partire dal 28 settembre

Il documentario NAZA, che parla della normalizzazione dell’uccisione di persone palestinesi nell’esercito israeliano e che ha vinto il Premio speciale della giuria al Festival del cinema di Venezia

Un vero e proprio film che sarà pubblicato online sul sito del Guardian dopo la proiezione nelle sale cinematografiche, prevista a partire dal 28 settembre.
Lo hanno annunciato Yuval Abraham, regista del film insieme a Rachel Szor, e il Guardian, che l’ha prodotto. Abraham ha scritto che il documentario sarà pubblicato a novembre, ma la data esatta non è ancora nota.

Il Guardian ha scritto che la decisione di pubblicare online NAZA fa parte «del suo impegno per un giornalismo senza paura e indipendente». Abraham ha detto che il film è stato offerto gratuitamente anche alle sale cinematografiche in Israele.

Il documentario raccoglie le testimonianze di 24 militari e membri dell’intelligence israeliana che raccontano come l’esercito israeliano selezioni gli obiettivi da colpire stimando in anticipo quanti civili potrebbero morire nell’attacco. In gergo militare questi ultimi sono detti “NAZA”, acronimo militare dall’ebraico nezek agavi, ossia “danno collaterale”, da cui il film prende il titolo. Dopo l’assegnazione del premio il film era stato criticato da molti esponenti politici israeliani e il ministro della Cultura Miki Zohar aveva chiesto di revocare la cittadinanza ai registi.

L’opera cinematografica sarà nei cinema italiani dal 28 settembre.

Andarci è un gesto di solidarietà con i due registi già criminalizzati dai sionisti e dai tribali ortodossi.

“Naza”, gli autori Yuval Abraham e Rachel Szor nel mirino di Israele dopo il premio a Venezia

25 minuti di applausi e un Premio Speciale della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia, poi accuse di tradimento e la minaccia di perdere la cittadinanza: ecco cosa rischiano i due registi già vincitori dell’Oscar

Yuval Abraham e Rachel Szor sono ancora al centro di uno scontro politico che coinvolge il primo ministro israeliano, due ministri del governo e i vertici dei servizi segreti. Il detonatore è “Naza”, il documentario che hanno presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e che, in pochi giorni, li ha trasformati da autori acclamati a bersagli di un’accusa di tradimento.

 Subito dopo la presentazione del film documentario a Venezia il ministro della Cultura Miki Zohar ha definito il film “vile” e ha annunciato di voler “agire immediatamente” per revocare la cittadinanza israeliana ad Abraham e Szor, accusandoli di “tradimento contro lo Stato” e di un “autodisprezzo” che li spingerebbe a danneggiare la propria patria per ottenere applausi da “antisemiti di tutto il mondo”. Zohar ha detto di aver contattato i vertici del ministero dell’Interno e dell’anagrafe per valutare la revoca della cittadinanza per violazione di lealtà verso il Paese. Alle accuse si sono aggiunti il capo di stato maggiore dell’esercito, Eyal Zamir, secondo cui il film si baserebbe su “calunnie di sangue e distorsioni deliberate della realtà”, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che ha invitato i due a lasciare il Paese, e infine il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha collegato il caso a un più ampio “incitamento antisemita” e se l’è presa con le forze politiche di opposizione. L’esercito israeliano ha respinto nel complesso i contenuti del documentario, sostenendo di non poter verificare l’identità e il ruolo militare delle fonti anonime e ribadendo di fare tutto il possibile per evitare vittime civili.

Cosa rischiano se dovessero tornare in Israele

Nei giorni successivi al premio, Yuval Abraham ha raccontato di aver cancellato i propri profili social dopo essere stato sommerso da fotomontaggi offensivi contro di lui e la madre, e ha ammesso apertamente il proprio timore: “Israele è casa mia […] ora però è ovvio che ho paura di non poter tornare”. Abraham aveva anche respinto l’idea di porsi come voce di superiorità morale, spiegando che, in quanto israeliani, si sentono in una certa misura tutti corresponsabili di quanto avvenuto a Gaza. La strada per privare Abraham e Szor della cittadinanza israeliana, che loro hanno per nascita, non è né immediata né nelle mani del solo ministro della Cultura, che per legge non ha il potere di disporla. La legge israeliana consente la revoca della cittadinanza solo in casi limitati legati a un accertato “tradimento della lealtà” verso lo Stato, secondo una sentenza della Corte Suprema del 2022: la procedura richiede che sia il ministro dell’Interno a presentare la richiesta al ministro della Giustizia, con una convalida finale da parte di un collegio di giudici. Si tratta quindi di un percorso lungo, incerto e mai applicato finora a un caso di produzione giornalistica o cinematografica.

Come è nato il documentario

“Naza” nasce da quasi tre anni di lavoro e da un’inchiesta costruita insieme al quotidiano britannico The Guardian, in collaborazione con +972 Magazine e Local Call, che avevano già pubblicato tra il 2023 e il 2025 una serie di reportage sui sistemi di intelligence artificiale usati da Israele per selezionare gli obiettivi a Gaza. Il titolo riprende un acronimo militare ebraico, “Nezek Agavi”, con cui l’intelligence israeliana indica il numero atteso di vittime civili collaterali in un attacco.

Il film raccoglie le testimonianze di soldati e ufficiali dell’intelligence, con volto e voce alterati per proteggerne l’identità, che descrivono dall’interno le tecniche di individuazione e colpo dei bersagli, compreso l’uso di strumenti digitali per intercettare le comunicazioni delle persone segnalate. Le riprese, girate di notte sui tetti di Tel Aviv, sono state mantenute segrete per tutta la lavorazione.

Presentato in concorso all’ultimo momento, il film è stato proiettato in Sala Grande il 10 settembre: al termine, il pubblico ha applaudito per 25 minuti consecutivi, un record per l’edizione 2026 del festival e uno dei più lunghi mai registrati a Venezia, superando i 23 minuti ottenuti l’anno precedente da un altro film sulla guerra a Gaza. Tra gli spettatori in sala anche il cantante Ghali, arrivato al Lido per assistere alla proiezione.

La giuria ha assegnato a “Naza” il Premio Speciale, terzo riconoscimento più importante della Mostra, inserendolo di fatto nella corsa al Leone d’Oro. Tra i produttori figura anche Jonathan Glazer, regista premio Oscar per “La zona d’interesse”.

Yuval Abraham è nato a Beersheba, nel sud di Israele, nel 1995, da una famiglia di origini ebraiche miste, mizrahi e ashkenazite. Ha lavorato come giornalista investigativo e traduttore dall’arabo, collaborando con le testate indipendenti israelo-palestinesi +972 Magazine e Local Call, che descrive come gli unici spazi in cui può usare il proprio privilegio per raccontare i meccanismi dell’occupazione. Insieme al giornalista palestinese Muhammad Alnaouq aveva fondato “Across the Wall”, una piattaforma che traduce in ebraico le storie dei palestinesi per rompere le narrazioni dominanti in Israele: un progetto sospeso dopo che ventitré familiari di Alnaouq sono stati uccisi in un bombardamento a Gaza.

Rachel Szor, nata a Gerusalemme nel 1994, è invece cineasta, montatrice e direttrice della fotografia. Il suo nome resta legato in particolare al lavoro dietro la macchina da presa: è stata lei, insieme ai coautori, a dare forma visiva a “No Other Land”, il documentario del 2024 sulla distruzione della comunità palestinese di Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, realizzato con gli attivisti palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal. Quel film ha vinto l’Orso a Berlino e, nel marzo 2025, il Premio Oscar al miglior documentario, portando Abraham a dedicare il suo discorso di ringraziamento alla disparità di diritti tra israeliani e palestinesi.

La petizione a favore dei registi

Intanto ad Ashdod, nel Sud di Israele, è apparso un murales che raffigura Yuval Abraham e Rachel Szor, con la scritta “traditori”. Monta il clima di odio verso i due autori. Oltre 1.500 tra registi e addetti ai lavori, non solo israeliani, come Ari Folman e Nadav Lapid, gli hanno però manifestato il loro sostegno e hanno firmato una petizione per esprimere solidarietà e difendere il loro lavoro di denuncia.

“So che il governo israeliano ha addirittura proposto di togliere la cittadinanza a questi registi. Ma d’altra parte non mi sorprende mai quello che fa Netanyahu. Mi congratulo con questi registi, per il loro coraggio”.  Lo ha detto Salman Rushdie, che oggi ha inaugurato Pordenonelegge, dove riceverà l’onirificenza di Ambassadordor Freedom.

Redazione Scomunicando.it

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