Cronaca

NECROLOGI ATIPICI – Bossi, la fine di un’epoca

È morto Umberto Bossi. E, come sempre accade in questi casi, si prepara la liturgia: il ricordo indulgente, il racconto addolcito, il tentativo di trasformare una figura divisiva in un padre nobile della Repubblica. Ma la morte non assolve. Cambia il tono, non i fatti.

parlare alla pancia, alimentare il conflitto, costruire consenso sulla contrapposizione.

foto ANSA/ Massimo Sestini

È morto Umberto Bossi.

E puntuale arriva la liturgia della memoria: il ricordo smussato, le parole caute, il tentativo di consegnarlo alla storia come un protagonista da assolvere più che da comprendere. Ma la morte, per quanto imponga rispetto umano, non cancella le responsabilità politiche. E nel caso di Bossi, ignorarle significherebbe riscrivere la realtà.

Bossi è stato senza dubbio uno dei protagonisti della Seconda Repubblica. Ha intercettato un malessere reale, quello di una parte produttiva del Paese, trasformandolo in forza politica. Ha imposto nel dibattito pubblico temi come il federalismo e l’autonomia, rompendo equilibri consolidati. Ma questo è solo il primo livello della sua eredità.

L’altro, più profondo e più controverso, riguarda il linguaggio e il metodo.

Bossi non si è limitato a rappresentare un disagio: lo ha esasperato, trasformandolo in identità politica. Ha sdoganato un lessico aggressivo, divisivo, spesso apertamente discriminatorio. Ha reso normale ciò che prima era marginale. Non è stato un eccesso, ma una strategia: costruire consenso attraverso la contrapposizione, semplificare i conflitti fino a ridurli a slogan, indicare nemici sempre nuovi.

La sua Lega è stata un laboratorio politico potente, ma anche pericoloso nella sua capacità di ridurre la complessità. Prima il bersaglio erano i meridionali, poi gli immigrati, poi chiunque potesse incarnare “l’altro”. Un meccanismo che ha inciso nel profondo del tessuto sociale, lasciando in eredità un clima più teso, più sospettoso, più incline allo scontro.

Il passaggio decisivo è stato quello al governo, attraverso l’alleanza con Silvio Berlusconi.

Lì Bossi ha smesso di essere solo un leader di protesta ed è diventato parte integrante del sistema di potere. Non più margine, ma centro. Non più rottura, ma equilibrio. E in quell’equilibrio si è consolidato un modello politico che ha legittimato il conflitto permanente come forma di governo. Oggi, a distanza di anni, quella stagione non è finita: si è trasformata. La Lega di Matteo Salvini ha abbandonato il regionalismo per abbracciare il nazionalismo, spostando il bersaglio ma mantenendo il metodo. E la destra guidata da Giorgia Meloni si muove dentro uno spazio politico che Bossi ha contribuito a costruire.

Paradossalmente, proprio in questo passaggio emerge un altro elemento critico: Bossi è stato anche, negli ultimi anni, un uomo politicamente superato. Il suo progetto originario – autonomista, padano, anti-centralista – è stato archiviato dalla stessa forza che aveva fondato. La Lega non è più la sua creatura. E questo dice molto sulla fragilità di quella visione: forte nel linguaggio, meno nella struttura.

Anche all’interno della destra, la sua figura resta ambigua. Per alcuni è il “padre nobile” tradito; per altri, un residuo di un passato localista incompatibile con il nuovo sovranismo. In ogni caso, non è più un riferimento. È diventato storia, e neanche unanimemente celebrata. Il punto, allora, non è negare il peso politico di Bossi, ma valutarlo senza indulgenze. La sua eredità non è solo istituzionale o programmatica: è culturale (con la “c” volutamente minuscola). E riguarda il modo in cui oggi si parla di politica, il livello del confronto pubblico, la legittimazione del conflitto come normalità.

Per questo non serve un panegirico. Serve una memoria lucida. Perché se è vero che Bossi ha cambiato la politica italiana, è altrettanto vero che non tutto ciò che cambia è un progresso.

E forse il giudizio più onesto è proprio questo: è stato un protagonista decisivo. Ma non necessariamente un miglioratore del Paese.

MSM

il commento della Politica

La morte di Umberto Bossi ha colpito nel profondo il mondo politico. Tra i messaggi che arrivano in questi minuti c’è anche quello di Giorgia Meloni: “Ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica”. Parole, quelle del premier, che rendono omaggio a uno dei “padri fondatori”, con Silvio Berlusconi, della coalizione che tutt’oggi governa il Paese. In serata è arrivata anche la nota del Quirinale: “Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo sincero cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi. Fondatore e animatore della Lega Nord, è stato protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il Presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito”.

Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio”, ha scritto su X il leader della Lega Matteo Salvini.

Perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana”, ha dichiarato Ignazio La Russa, presidente del Senato.

“L’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari. Tutti gli appuntamenti previsti per domani sono annullati”, si legge in una nota della Lega, in cui si spiega che il vicepremier ha annullato tutti i suoi appuntamenti e rientrerà a Milano domattina col primo volo. “​​Avrei moltissimi altri ricordi di lui prima e dopo che l’ictus lo colpisse. L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto”, ha dichiarato il ministro Guido Crosetto raccontando un episodio di quando il ministro era relatore alla legge di Bilancio. “L’Umberto. Il Capo. Questa notizia mi dà un dolore grande e mi riempie di tristezza. La Lombardia non ti dimenticherà mai”, ha dichiarato Attilio Fontana, governatore leghista della Lombardia.

“Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, e’ stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace”, ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Sono parole accorate anche quelle di Luca Zaia, ex governatore del Veneto e oggi presidente del Consiglio regionale: “Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica, la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana”, ha dichiarato Zaia.

Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dalle opposizioni. “Esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, figura che ha segnato la storia politica dell’Italia. Pur nella distanza politica, ne riconosco il ruolo nella storia istituzionale italiana e l’impegno profuso per il suo partito. Un pensiero alla famiglia e ai suoi cari”, si legge in un messaggio di Angelo Bonelli. “Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni.

Il cordoglio

“Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo sincero cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi. Fondatore e animatore della Lega Nord è stato protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio”. Così su X il leader della Lega Matteo Salvini, che ha cancellato tutti gli appuntamenti previsti per domani e che tornerà a Milano con il primo volo.

“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese”. Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che fu ministro con Bossi nel quarto governo Berlusconi. “Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica – prosegue Zaia – la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”. Per Zaia “se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”.

“Esprimo le condoglianze mie personali e di tutto il Pd alla famiglia, a chi è stato vicino e a chi ha lavorato con Umberto Bossi, venuto a mancare oggi”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene”. Così su X Pierluigi Bersani.  

“Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace”. Lo scrive su X il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani.  

“Saluto con affetto e nostalgia Umberto Bossi, un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono. Ha segnato la storia della politica italiana: merita il rispetto non solo degli amici ma anche dei suoi oppositori”. Lo dice in una nota Pier Ferdinando Casini.

Ignazio La Russa: Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica.
Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana. Comunque lo si giudichi, è stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del nord e le scelte utili alla sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra.
Alla sua famiglia e a tutta la Lega rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica.
Rachele Mussolini: Con la scomparsa di Umberto Bossi si chiude una pagina fondamentale della storia politica italiana. Indipendentemente dalle posizioni, va riconosciuto a Bossi il merito di aver dato voce a un’istanza territoriale profonda, trasformando radicalmente il dibattito sulle istituzioni e il federalismo nel nostro Paese.
​In queste ore colpisce il messaggio di profondo rispetto giunto da avversari storici come Pier Luigi Bersani: è il riconoscimento che si deve a chi, con coerenza e passione, ha segnato un’epoca. Quando la politica è fatta di ideali e radici, il rispetto dell’avversario diventa un valore condiviso che supera ogni schieramento.
​Le più sentite condoglianze alla famiglia e alla comunità politica della Lega.
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Redazione Scomunicando.it

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