Ci sono storie che attraversano il tempo in punta di piedi, custodite nei ricordi di chi le ha vissute. E poi, un giorno, ritornano tutte insieme, come se il tempo non fosse mai passato. È ciò che è accaduto la settimana scorsa a Ucria, dove un’intera classe della scuola elementare di Raccuia, quella di via Gramsci, si è riunita 43 anni dopo la quinta elementare.
una piccola comunità ritrovata
Una classe al completo, una piccola comunità ritrovata: 18 ex alunni e, soprattutto, il loro maestro, Romano Leccio, oggi ottantacinquenne, figura centrale di quegli anni e custode di un’educazione fatta di rigore, ascolto e profonda umanità.
Il ritrovo si è svolto alla Trattoria Keria di Ucria, dove gli ex bambini – oggi adulti con famiglie e vite distinte – hanno condiviso il pranzo e, soprattutto, i ricordi: i banchi di legno della vecchia scuola, le cartelle pesanti, le gite di paese che era semplici “passeggiate scolastiche”, le prime lezioni di italiano e aritmetica, gli odori del gesso e delle merende nei corridoi.
Tra i “ragazzi del tempo” presenti: Fabio Todaro, Sergio Saitta, Giaimo Leonardo, Graziella Verso, Daniele Pagana, Angela Lincon, Antonella Lincon, Giuseppe Lincon, Antonio La Cava, Alessandra Artino, Antonio Salpietro, Angela Cappadona, Palmina Schepis, e altri compagni che non hanno voluto mancare a un appuntamento che aveva il sapore dolce del tempo ritrovato. Nei racconti, anche una figura amatissima: la bidella Catena Tripoli, presenza preziosa e ancora oggi ricordata con affetto e gratitudine.
Emozionato più degli ex alunni, Romano Leccio ha ascoltato i racconti di chi, da adulto, riconosce nelle sue lezioni l’impronta discreta e fondamentale che solo un grande maestro può lasciare. La sua presenza ha restituito il senso profondo dell’iniziativa: ricordare non solo gli anni trascorsi insieme, ma il valore della scuola come luogo che forma, protegge e accompagna.
L’infanzia di questi ragazzi si è svolta nella Sicilia dei primi anni ’80, un’epoca che oggi sembra lontanissima.
Le comunità dei Nebrodi vivevano un periodo di trasformazioni lente ma decisive: molti padri lavoravano fuori regione o alternavano agricoltura e piccoli mestieri; le scuole erano centri vitali del paese, spesso unici punti di incontro culturale; la televisione iniziava a cambiare il modo di informarsi e di immaginare il futuro; i bambini trascorrevano i pomeriggi per strada o nei cortili, tra giochi semplici e una socialità spontanea oggi quasi scomparsa.
Nelle aree interne come Raccuia e Ucria, la scuola elementare rappresentava spesso la prima vera comunità, il luogo dove si imparava non solo a leggere e scrivere, ma anche a stare insieme, a costruire amicizie che – come dimostra questo incontro – possono durare una vita intera.
La giornata a Ucria non è stata solo un pranzo. È stata una celebrazione della memoria, un ritorno alle radici, un modo per riconoscersi dopo aver percorso strade diverse.
In ogni sguardo c’era la consapevolezza che il tempo passa, ma non cancella: sedimenta, trasforma, conserva.
La promessa finale, prima dei saluti, è stata unanime: non aspettare altri 43 anni.
Perché certe classi non finiscono davvero mai. E certi maestri restano compagni di viaggio per tutta la vita.
Esempi di lotta e coraggio rivivono davanti agli studenti, ieri, al Teatro allo Scalo durante…
Parte il progetto fotografico di Lorenzo Cassarà dedicato al ritratto. Non una semplice foto da…
Piero Ridolfo: «Un successo corale che deve continuare a crescere» (altro…)
Portare il mare tra i giovani studenti, trasformandolo in un’occasione di conoscenza e scoperta. È…
undici Comuni già coinvolti, altre due tappe a dicembre (altro…)
Il Comune di Brolo promuove tre giornate dedicate alla prevenzione del tumore al seno (altro…)