Era nato a Pace del Mela il 28 dicembre 1939
Si è spento il 6 aprile 2026 a Padova, all’età di 86 anni, Pietro Calogero, figura centrale e controversa della magistratura italiana negli anni più difficili della Repubblica.
Nato a Pace del Mela il 28 dicembre 1939, Calogero è stato protagonista di alcune tra le più delicate inchieste sul terrorismo politico che hanno attraversato il Paese durante gli anni di piombo. La sua carriera si intreccia con una delle stagioni più complesse della storia italiana, segnata da violenza politica, tensioni sociali e scontri ideologici. Inizia la propria attività presso la Procura di Treviso, dove collaborò con il giudice Giancarlo Stiz in un’indagine sui gruppi neofascisti legati a Franco Freda, contribuendo a far emergere una rete eversiva di estrema destra.
Successivamente, a Padova, in qualità di sostituto procuratore, si concentrò sulle formazioni dell’estrema sinistra extraparlamentare, aprendo una lunga stagione di indagini sui cosiddetti “autonomi padovani”. Fu in questo contesto che maturò l’inchiesta destinata a segnare indelebilmente la sua figura pubblica: quella del 7 aprile 1979.
L’operazione portò a numerosi arresti in tutta Italia e coinvolse esponenti di spicco dell’area dell’Autonomia Operaia, tra cui il filosofo Toni Negri. L’impianto accusatorio sosteneva l’esistenza di una connessione tra le strutture politiche dell’Autonomia e le organizzazioni armate clandestine come le Brigate Rosse e Prima Linea, delineando quello che Calogero stesso interpretava come un “partito armato”.
Una tesi che negli anni venne definita dai suoi critici come il “teorema Calogero”, espressione entrata nel lessico politico e giudiziario italiano. Per molti, soprattutto negli ambienti della sinistra extraparlamentare, quell’impostazione rappresentò una forzatura, una costruzione accusatoria più teorica che fondata su prove concrete. Per altri, invece, si trattò di un’intuizione investigativa che trovò conferma nei fatti e nelle successive sentenze, almeno in parte validate anche nei gradi più alti di giudizio. Calogero ha sempre difeso il proprio lavoro, sostenendo che non si trattasse di un’indagine su reati d’opinione, ma di un’azione giudiziaria fondata su elementi concreti relativi al terrorismo armato e ai rapporti tra militanza politica e lotta clandestina.
La sua figura resta quindi profondamente divisiva.
Da un lato, magistrato rigoroso e instancabile, capace di analizzare una mole enorme di documenti e di affrontare con determinazione fenomeni complessi e pericolosi; dall’altro, protagonista di una stagione giudiziaria ancora oggi oggetto di dibattito storico e politico. Il suo nome rimane indissolubilmente legato a quegli anni e a un’inchiesta che ha segnato una generazione, contribuendo – nel bene o nel male – a ridefinire il rapporto tra Stato, giustizia e movimenti politici.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo importante della storia della magistratura italiana. Un capitolo fatto di luci e ombre, che continua a interrogare la memoria collettiva del Paese e il giudizio su una delle fasi più drammatiche della sua storia recente.
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