Vive a Sant’Agata Militello dove lavora e inizia la propria carriera. Inizialmente dipinge oggetti o figure che partendo dal puro realismo si allungano curiosamente a dismisura formando immagini che definendo “estensionismo” tale modus di espressione chiarisce a pieno il suo messaggio e diventa subito riconoscibile.
Con questa dimensione espressiva sa creare forme nuovissime e alte vibrazioni cromatiche, un insieme di valori surreali che si uniformano in un unico ruolo nella sua narrazione pittorica. Il risultato finale dell’opera è originalissimo e nelle varie mostre o collezioni, i suoi dipinti di certo non passano inosservati.
La sua pittura diventa subito interessante. La ricerca continua porta Tripodi a diventare sempre più sottile ed estroso, mosso da una vena scherzosamente ironica, compone immagini di chi è ultimo agli occhi della società o primo perché occupa ruoli diversi o altro; vorrei chiamarle maschere che esprimono anime o atmosfere rarefatte e fantastiche. In questo ciclo di opere la nitidezza cromatica e il solido impianto costruttivo delle sue opere si richiamano ad una personale rilettura della pittura del ‘4oo italiano.
Quando ci si avvicina ad un’opera di Tripodi la prima sensazione è di grande impatto emotivo: più si osserva e più ci si meraviglia al punto di voler meglio conoscere e interagire con l’anima che in ogni opera è presente e dialogativa, capace di comunicare suggestioni sottili, misteriose e profonde. Ogni opera è poesia nel suo mondo di immagini di campagne e acqua, riflessi, luce e nuvole improvvise in cui il passaggio delle ore, dei giorni o delle stagioni è solo apparente, il loro procedere diviene allo stesso tempo riflessione del reale che diventa sogno.
Cito un suo pensiero: “Attraverso la pittura tento di mescolare gli ingredienti della Complessità: Ordine, Disordine, Casualità, Incertezza… Credo che ogni opera d’arte, piccola, insignificante o grandiosa, sia portatrice di principi di ordine generale, metafora stupefacente della Creazione”.
Roberto Santoro
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