La Sicilia continua a essere terra di contrasti.
Sono le riflessioni lucide e appassionate di Francesco Calanna, amministratore pubblico ed esponente politico di lungo corso del territorio nebroideo, da sempre attento osservatore dei processi politici e sociali della Sicilia, a dare voce a un’analisi che è insieme denuncia e atto d’amore verso la propria terra. Oggi Calanna è figura di riferimento nel dibattito sullo sviluppo sostenibile dell’isola – affida alle sue parole una riflessione profonda sul presente della Sicilia: un’isola che “dorme male”, segnata da corruzione, mediocrità e teatralità del potere, ma che conserva ancora gli anticorpi morali per reagire, rappresentati da chi lavora ogni giorno con onestà e passione.
Il suo intervento, dal tono insieme civile e politico, si inserisce in un momento in cui la fiducia nelle istituzioni appare fragile e disorientata, ma invita a ritrovare “una nuova tensione etica” e il gusto della buona politica, del rispetto e della bellezza.
Eccone la sintesi:
Isola di bellezza e ferite, di genialità e immobilismo, di orgoglio e rassegnazione. Oggi, come ieri, il potere — più che un servizio — sembra coincidere con il comando, e scrive un’ennesima pagina di degrado politico e amministrativo, piegandosi troppo spesso agli interessi personali, all’arricchimento di pochi, e a quella corruzione strutturale che da decenni frena lo sviluppo dell’isola.
Ma se il virus è antico, gli anticorpi non mancano.
Non possono essere solo i tribunali o la magistratura a difendere la Sicilia: a tenerla in vita è anche quella che potremmo chiamare “la storia senza potere”, quella del popolo che lavora. Degli operai, artigiani, commercianti, professionisti onesti e imprenditori liberi, che ogni giorno con fatica e dignità producono ricchezza, creano opportunità, e mantengono in piedi la struttura economica e morale dell’isola.
Sono loro — senza clamore, senza privilegi — a rappresentare la spina dorsale produttiva della Sicilia, la parte sana che resiste alla logica dell’assistenzialismo e del compromesso.
Questa storia minore, invisibile ma reale, è l’autentico anticorpo del sistema: quella forza che, nei momenti di rottura, ha saputo reagire. I Vespri Siciliani, i fasci dei lavoratori, i movimenti contadini e civici del dopoguerra lo dimostrano: quando il popolo ritrova coscienza, la Sicilia rialza la testa.
Eppure, oggi come allora, l’isola “soffre” di un male profondo: la teatralità del potere.
La politica siciliana si trasforma spesso in palcoscenico, dove il protagonismo personale sostituisce l’interesse collettivo, e dove il narcisismo diventa linguaggio quotidiano.
Nell’“Io smisurato” di certi leader locali si riflette la patologia di una classe dirigente che confonde la rappresentanza con l’esibizione, e la responsabilità con la vanità.
Immunizzarsi da questa forma di teatralità è difficile, perché in Sicilia il teatro è cultura, identità, forma di vita. È parte del DNA dell’isola.
E così, non di rado, i “teatranti” della politica riescono a vendere false speranze, costruire illusioni, rappresentare miti effimeri. Poi arriva la disillusione, e con essa il pessimismo, la convinzione amara che nulla possa cambiare.
È così che il popolo siciliano — capace di grandi slanci e di grandi sogni — finisce spesso per sentirsi vinto.
La fotografia della politica siciliana odierna è dunque impietosa: mediocrità, arroganza, sopraffazione, corruzione e clientelismo, da una parte; rassegnazione, sfiducia e disimpegno civico, dall’altra. Il risultato è un circolo vizioso che alimenta la bassa partecipazione democratica e una distanza sempre più grande tra istituzioni e cittadini.
Ma non tutto è perduto.
C’è bisogno di una nuova tensione morale e civile, di una presa di coscienza collettiva che restituisca al popolo la capacità di sognare, di progettare, di credere ancora nella buona politica. Servono etica, bellezza, rispetto e competenza: non parole vuote, ma pilastri concreti di una rinascita possibile.
La Sicilia ha conosciuto secoli di dominio, ingiustizie e risorgimenti mancati. Eppure, continua a generare talenti, idee, energia. Forse, il risveglio dell’isola — quel “dormire male” del suo popolo — passa proprio da qui: dal ritrovare il gusto della responsabilità e la dignità del fare, senza aspettare che siano altri a cambiare ciò che solo i Siciliani possono davvero guarire.
Il post integrale:
Il PAESE DORME MALE. LA SICILIA I SUOI MALESSERI E I SUOI ANTICORPI.
Oggi come ieri,in Sicilia,” il potere coincide con il comando e non con il governo ” e scrive una ulteriore pagina di degrado piegando agli interessi e all’arricchimento personale e alla corruzione, la gestione politica e amministrativa dell’isola.
L’anticorpo non può essere solo la magistratura ma deve esserlo anche la “storia senza potere ” del Popolo Siciliano ,cioè di chi non possedendo potere economico,politico ,culturale ,ideologico sociale,ogni giorno con il propio sudore bagna la terra che lavora, degli operai,artigiani, commercianti, professionisti onesti e laboriosi,che producono ricchezza e assieme agli imprenditori che non sono piegati a logiche corruttive e hanno fatto della bella e libera impresa la ragione della loro vita e libertà, rappresentano la spina dorsale produttiva dell’isola.
Questa” storia” rappresenta il vero anticorpo
e come l’esperienza ci insegna ,nei momenti di rottura e stata la vera reazione IMMUNIZZANTE,i vespri e i fasci Siciliani ne sono l’esempio storico.
La Sicilia però “soffre” di un altro tratto distintivo LA TEATRALITÀ ed è ricorrente imbattersi in soggetti dall’IO smisurato che esprimono così il loro modo di” abitare la polica”.
Immunizzarsi da essi è molto più difficile perché, per i Siciliani, il teatro è forma ,identita,cultura,quotidianità e spesso i “teatranti” riescono a vendere false speranze, rappresentano false realtà, falsi miti e inducono il popolo ad illudersi e dopo l’illusione subentra la disillusione e quindi quel sentimento pessimista che fa del Siciliano un Popolo VINTO .
Questa è la condizione in cui versa la politica Siciliana: mediocrità,arroganza e sopraffazione, corruzione e clientelismo, perenne ingiustizia e TEATRALITÀ e dall’altro: senso di irredimibilita’ ,pessimismo ,disimpegno, bassa partecipazione alla vita democratica dell’isola con una percentuale da primato della partecipazione al voto.
Necessità dunque una nuova tensione e presa di coscienza che spesso coincide con la capacità di tornare a sognare e anche a programmare e progettare riscoprendo il gusto della buona politica ,dell’etica ,del rispetto e della bellezza.
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