Cronaca

L’INTERVISTA  AD AGORA’ SUD – Irene Ricciardello: «Restare in Sicilia non deve essere una rinuncia, ma una vera opportunità»

La presidente di ANCE Messina, intervenuta ai lavori di apertura del progetto Agorà Sud, lo scorso 12 Settembre, indicando come fondamentali: il lavoro qualificato, la formazione, le infrastrutture e la qualità della vita come condizioni necessarie per trattenere i giovani. «Le imprese non possono essere soltanto esecutrici: devono partecipare alla crescita del territorio»

«Restare in Sicilia deve essere una scelta. E perché lo sia, dobbiamo creare le condizioni per costruire qui il proprio futuro».

Parte da questa considerazione Irene Ricciardello, presidente di ANCE Messina, nel tracciare un bilancio della partecipazione dell’associazione dei costruttori all’evento “Il Diritto a Restare in un Territorio che cresce” e a far parte della partnership del progetto Agorà Sud, l’iniziativa che a Capo d’Orlando ha riunito istituzioni, università, imprese e professionisti attorno al tema della “Restanza Attiva”.  

Come partner del progetto, ANCE Messina ha portato al tavolo del confronto la visione di un settore in prima linea di fronte alle sfide dei prossimi anni: dalle infrastrutture alla rigenerazione urbana, fino a sicurezza, digitalizzazione, sostenibilità e formazione di nuove professionalità durante il confronto nel panel 2 “il diritto a restare in un terrirorio che cresce”  insieme a Ermenegilda Siniscalchi (Capo di Gabinetto Ministro Affari Europei, PNRR e Politiche Di Coesione; Luca Bianchi (Direttore generale, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno – SVIMEZ); Bernardette Grasso (Sindaco del Comune di Capri Leone); Elvio Mauri – Direttore Generale Fondimpresa e con le Testimonianze Imprese del Territorio – “Radici forti, imprese di successo”.

Ingegnere della sicurezza, Ricciardello guida dal 2021 la Ricciardello Costruzioni, azienda di famiglia impegnata nella realizzazione di importanti opere pubbliche in Sicilia e nel resto d’Italia. È stata la prima donna sindaco di Brolo, dal 2014 al 2019. Oggi è anche vicepresidente regionale di ANCE Sicilia con delega ai Lavori pubblici, presidente di ANCE Messina e componente del Consiglio generale di ANCE nazionale.

L’INTERVISTA

Una professionista cresciuta nei cantieri e nella governance delle grandi opere, capace di coniugare una solida leadership imprenditoriale con una profonda conoscenza della macchina pubblica. Un percorso che le consente di osservare il futuro del Mezzogiorno da più prospettive.

Presidente Ricciardello, perché ANCE Messina ha scelto di sostenere il Progetto Agorà Sud?

«Abbiamo condiviso immediatamente il tema attorno al quale è stata costruita l’iniziativa di avvio del progetto: “Il diritto a restare in un territorio che cresce”. È un argomento che riguarda direttamente il futuro della Sicilia e delle nuove generazioni.

Agorà Sud ha avuto il merito di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, università, imprese e professionisti. È questo il metodo che dobbiamo seguire. Nessun soggetto, da solo, può affrontare problemi complessi come lo spopolamento, la mancanza di lavoro qualificato o la debolezza infrastrutturale del Mezzogiorno».

Si continua a chiedere ai giovani di non partire. È sufficiente?

«No. Non possiamo invitare i giovani a restare facendo appello soltanto all’attaccamento alla propria terra. Sarebbe ingiusto e persino retorico.

Dobbiamo offrire loro condizioni concrete: lavoro qualificato, possibilità di crescita professionale, formazione adeguata, servizi efficienti, città vivibili e una qualità della vita che consenta di progettare il futuro.

Restare deve rappresentare una scelta libera e soddisfacente, non una rinuncia compiuta in nome delle proprie radici. Allo stesso modo, chi decide di partire deve poterlo fare per arricchire la propria esperienza, non perché costretto dall’assenza di alternative».

Quale responsabilità ha il mondo delle costruzioni in questo percorso?

«Una responsabilità molto importante. L’edilizia non riguarda soltanto la realizzazione materiale di un’opera. Significa infrastrutture, mobilità, scuole sicure, ospedali efficienti, tutela del territorio, recupero dei centri urbani e miglioramento della vita quotidiana.

Le imprese non possono essere considerate semplici esecutrici. Devono diventare parte attiva dei processi di programmazione e trasformazione del territorio, mettendo a disposizione competenze, esperienza e capacità organizzativa.

Quando una risorsa pubblica viene trasformata in un’infrastruttura utile, in un quartiere rigenerato o in un servizio migliore, si produce sviluppo. E lo sviluppo genera lavoro, fiducia e nuove opportunità».

Le imprese edili riescono a trovare le professionalità necessarie?

«Oggi esiste un problema serio di reperimento delle competenze. Le imprese cercano tecnici, operai specializzati e maestranze qualificate, ma spesso non riescono a trovarli.

Il settore sta cambiando rapidamente. Digitalizzazione, innovazione dei materiali, sostenibilità ambientale, sicurezza e nuove tecniche costruttive richiedono figure preparate. Dobbiamo superare anche l’idea dell’edilizia come comparto legato esclusivamente alla fatica manuale.

Il cantiere moderno ha bisogno di competenze tecnologiche, capacità gestionali e conoscenze specialistiche. Può offrire percorsi professionali qualificati e prospettive concrete, ma occorre ricostruire il collegamento tra scuola, università, formazione e imprese».

In che modo si può ridurre questa distanza?

«Serve una programmazione costruita sulle necessità reali del mercato del lavoro. Gli istituti tecnici, gli enti di formazione, le università e le associazioni imprenditoriali devono dialogare stabilmente.

I giovani devono conoscere le opportunità esistenti e poter acquisire competenze realmente spendibili. Le imprese, da parte loro, devono investire nella formazione, nella sicurezza e nella crescita professionale dei lavoratori.

Formare una nuova generazione di tecnici e maestranze significa rafforzare le aziende, ma anche creare le condizioni affinché molti ragazzi possano trovare nella propria terra un lavoro dignitoso e qualificato».

Il Mezzogiorno ha ricevuto risorse importanti attraverso il PNRR e le politiche di coesione. Qual è adesso il rischio maggiore?

«Il rischio è considerare la spesa come un risultato. Spendere le risorse nei tempi stabiliti è necessario, ma non basta. Dobbiamo chiederci quale cambiamento resterà dopo la conclusione dei programmi.

Un’opera deve essere utile, sostenibile e inserita in una visione complessiva. Non possiamo procedere attraverso interventi isolati, privi di collegamento con le esigenze delle comunità.

La vera sfida non è aprire un cantiere, ma realizzare infrastrutture capaci di migliorare il territorio e produrre benefici duraturi. Un principio cardine per guardare alla programmazione europea 2028-2034 e alla gestione del dopo».

Quali sono le priorità per la provincia di Messina?

«La provincia di Messina presenta grandi potenzialità, ma anche fragilità evidenti. Servono collegamenti efficienti, manutenzione del territorio, sicurezza delle infrastrutture, riqualificazione del patrimonio pubblico e rigenerazione dei centri urbani.

Dobbiamo intervenire sulle scuole, sulla viabilità, sulla mobilità e sulla prevenzione del rischio idrogeologico. Allo stesso tempo, bisogna rendere più attrattivi i nostri paesi e le nostre città, creando spazi e servizi adeguati alle famiglie, ai giovani e alle attività produttive.

La qualità di un territorio non si misura soltanto attraverso il numero delle opere realizzate, ma dalla loro capacità di rispondere ai bisogni delle persone».

Lei è una donna alla guida di un’associazione imprenditoriale in un settore tradizionalmente maschile. Il mondo delle costruzioni sta cambiando anche sotto questo aspetto?

«Il settore sta cambiando, anche se resta ancora molto da fare. Le donne possono portare competenze, visioni e sensibilità importanti in ogni ambito dell’edilizia e delle opere pubbliche.

Personalmente ho sempre preferito lasciare parlare il lavoro. Ho assunto responsabilità in azienda, nei cantieri, nelle associazioni e nelle istituzioni. La credibilità si conquista attraverso la preparazione, la serietà e la capacità di affrontare i problemi.

La presenza femminile può rendere questo mondo più aperto e moderno, ma non è una questione di quote o di spazi da riempire. La vera sfida è avere voce in capitolo e incidere davvero sulle decisioni»

Quale messaggio lascia questa prima esperienza del progetto Agorà Sud?

«Che il futuro del Mezzogiorno non può essere affidato a interventi occasionali. Occorre costruire un confronto permanente tra istituzioni, università, imprese, professionisti e giovani.

Il diritto a restare nasce dalla possibilità di scegliere. Significa poter studiare, lavorare, creare un’impresa, formare una famiglia e vivere dignitosamente nel territorio al quale si appartiene.

Come ANCE Messina vogliamo offrire il nostro contributo a questo disegno strategico. La crescita del tessuto imprenditoriale e la valorizzazione dei giovani sono facce della stessa medaglia: dall’avanzamento delle competenze deriva il consolidamento del sistema produttivo, così come dal risanamento di infrastrutture e servizi dipende il progresso dell’intero territorio.

La Sicilia non deve chiedere ai propri giovani di sacrificarsi per restare. Deve offrire loro ragioni concrete per farlo».

 

Redazione Scomunicando.it

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