Editoriale

MEMORIA – 11 settembre, i volti dietro la Storia

 Immagini che non hanno bisogno di una didascalia.

Il perchè di quest’editoriale

L’11 settembre diventa così una sagoma, una linea verticale, il profilo di due torri per riaprire una memoria che appartiene ormai al mondo intero. Questa grafica nasce proprio da qui. Non raccontare l’attentato attraverso la distruzione, ma attraverso gli uomini.

Le Torri Gemelle sono al centro, alte, geometriche, ancora riconoscibili nella loro integrità. Sopra di esse il fumo rompe la pulizia delle forme e attraversa il cielo. L’aereo è piccolo rispetto alla scena: presente, inevitabile, ma volutamente non protagonista. Perché il centro vero dell’immagine non è l’attentatore, non è l’arma, non è neppure l’istante dell’impatto. Sono le persone.

A destra e a sinistra una moltitudine di volti accompagna lo sguardo verso Manhattan. Donne e uomini, fisionomie e carnagioni differenti. Non rappresentano qualcuno in particolare e proprio per questo possono rappresentare tutti. Sono i morti, ma anche chi rimase. Sono coloro che quella mattina entrarono al lavoro, salirono su un aereo, indossarono una divisa da vigile del fuoco o da poliziotto, corsero verso le Torri mentre altri cercavano disperatamente di allontanarsene. Ma possono essere anche i familiari, una città ferita e le generazioni che hanno conosciuto quel giorno soltanto attraverso le immagini. Con la scelta della prospettiva abbbiamo volito dare alla composizione il suo significato più profondo. I volti diventano progressivamente più piccoli e sembrano procedere verso un unico punto. È quasi un corridoio della memoria. Una moltitudine che non ha bisogno di nomi scritti perché è proprio la ripetizione dei profili a suggerire l’enormità della perdita. E al tempo stesso nessun volto è uguale all’altro.

È forse questo il particolare più importante: la tragedia non ebbe una razza, una religione, una provenienza o un colore. Colpì persone appartenenti a mondi diversi e trasformò un luogo preciso di New York in un simbolo universale.

Rosso, blu, nero, crema e ocra costruiscono il racconto attraverso grandi campiture. I tratti sono netti, quasi pop, con qualcosa del manifesto politico e dell’illustrazione editoriale del Novecento. Non ci sono macerie, corpi o rappresentazioni esplicite della morte. La drammaticità nasce dal contrasto. Il rosso introduce l’allarme, la ferita, la violenza. Il nero appartiene al lutto e alla silhouette di una città improvvisamente diventata teatro della Storia. Il blu restituisce invece quella dimensione quasi irreale che accompagna ancora oggi il ricordo di quelle immagini: un cielo dentro il quale, in una normale mattina di settembre, accadde qualcosa che fino a pochi minuti prima sembrava inconcepibile. Dietro le Torri, il grande disco chiaro assume quasi la funzione di un’aureola laica. Le isola dal resto della composizione e le trasforma da edifici in icone della memoria. E poi c’è quella strada centrale. Vuota. Corre tra due moltitudini e porta direttamente alle Torri. Può essere letta come distanza temporale: più di vent’anni che ci separano da quella mattina. Ma può essere anche il percorso della memoria, quello che ogni anniversario ci obbliga nuovamente a compiere. Una scelta grafica volutamente lontana dal realismo.

In fondo compare soltanto Scomunicando. Una fonte di informazione. Non un titolo, non uno slogan, non una frase costruita per spiegare ciò che dovrebbe essere già evidente. È una scelta che considero particolarmente coerente con l’immagine. In questo caso il logo non deve trasformarsi nel protagonista della grafica: è semplicemente la firma della testata su un editoriale che ha deciso di parlare senza parole. Ed è forse proprio questo il senso del disegno.

Ed è forse questa la maniera più sobria per ricordare l’11 settembre: non fermarsi ancora una volta allo spettacolo terribile dell’attentato, ma riportare lo sguardo sulle persone. Perché gli edifici possono diventare simboli. La memoria, invece, appartiene agli uomini.

Gli altri 11 settembre

Redazione Scomunicando.it

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