Se ne va Emma Bonino e, per qualche ora almeno, le distanze della politica sembrano accorciarsi.
Avversari e compagni di tante battaglie la salutano riconoscendo ciò che difficilmente poteva esserle negato: il coraggio di esporsi, la tenacia delle idee e una vita intera trascorsa dentro le battaglie civili del Paese. Sarebbe stato un ottimo Presidente della Repubblica
Emma Bonino è morta oggi, 11 settembre, a 78 anni. Storica esponente radicale e figura di primo piano della politica italiana ed europea, era stata ricoverata il 7 settembre al Santo Spirito di Roma in terapia intensiva in seguito a una crisi respiratoria. Aveva affrontato negli anni anche un tumore al polmone, diagnosticato nel 2015.
Con lei scompare una donna che ha attraversato mezzo secolo di storia italiana senza scegliere quasi mai la strada più semplice.
Parlamentare, ministra degli Esteri, ministra per il Commercio internazionale, commissaria europea, Bonino ha legato il proprio nome soprattutto alle campagne radicali e alle battaglie per i diritti civili, l’autodeterminazione delle donne, la lotta alla pena di morte e alle mutilazioni genitali femminili, la giustizia internazionale e un’Europa sempre più unita e federale. +Europa l’ha ricordata con parole che hanno il sapore di un testamento politico: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai».
Ed è significativo che il riconoscimento del suo ruolo arrivi oggi anche da mondi politicamente molto lontani dal suo.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una «voce forte e riconoscibile della politica italiana», sottolineando come la distanza tra le rispettive storie e sensibilità non le abbia mai impedito di riconoscere il peso di Bonino nella vita pubblica nazionale. Il governo sta inoltre predisponendo le esequie di Stato.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ne ha ricordato l’autorevolezza e soprattutto la linearità delle battaglie portate avanti durante tutta la vita, una qualità che, ha osservato, le aveva procurato il riconoscimento non soltanto degli amici ma anche degli avversari. Palazzo Madama le ha tributato un minuto di silenzio seguito da un lungo applauso.
Particolarmente personale il ricordo di Romano Prodi, che con Bonino aveva lavorato a lungo. L’ex premier ne ha ricordato la chiarezza e la lealtà, anche quando le opinioni divergevano. Negli ultimi mesi continuavano a sentirsi: Bonino, nonostante la malattia, conservava una grande vitalità ma, racconta Prodi, guardava con tristezza alla politica contemporanea: «Non era felice».
Elly Schlein ha salutato una donna capace di incarnare «rigore, serietà, competenza, determinazione, coraggio, passione», ricordandone l’impegno per i diritti, l’Europa e la democrazia. «Ciao Emma, grazie per tutto quello che ci hai insegnato», il messaggio della segretaria del Pd.
Matteo Renzi l’ha definita un «gigante delle istituzioni parlamentari» e una straordinaria cittadina d’Europa, richiamando quella battaglia per gli Stati Uniti d’Europa che Bonino non aveva mai abbandonato.
Da Giuseppe Conte arriva invece il ricordo dell’impegno internazionale: la Corte penale internazionale, la battaglia contro la pena di morte e quella contro le mutilazioni genitali femminili. Per il leader del Movimento 5 Stelle, la sua azione politica ha saputo «travalicare i confini nazionali».
Anche la Lega, pur ricordando le frequenti differenze di vedute, ne riconosce «l’impegno e la passione politica». Antonio Tajani, che con Bonino condivise l’esperienza europea pur da posizioni differenti, ha ricordato invece il sentimento europeista che li accomunava e il confronto sempre rispettoso e leale.
Carlo Calenda la considera «l’ultima grande protagonista delle battaglie civili» che hanno contribuito alla modernizzazione dell’Italia. Nicola Fratoianni, pur sottolineando di avere spesso dissentito dalle sue posizioni, ne riconosce autenticità, passione e coraggio.
Da Bruxelles, Roberta Metsola consegna forse una delle immagini più efficaci di questa giornata: Emma Bonino «non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto», scegliendo piuttosto di andare avanti e indicare una strada.
È probabilmente qui che va cercata la cifra di una figura politica destinata a rimanere divisiva anche dopo la morte.
Emma Bonino non è stata una donna delle battaglie unanimemente condivise. Alcune delle sue posizioni hanno attraversato e diviso profondamente la società italiana. Ha avuto avversari durissimi, ha perso campagne politiche ed elettorali, ha conosciuto isolamento e sconfitte. Ma proprio per questo sarebbe riduttivo trasformarne oggi il ricordo in un’immagine levigata dalla commemorazione.
Bonino è stata soprattutto una donna che ha scelto.
Ha scelto una parte, ha difeso idee spesso impopolari, ha accettato il conflitto e ha messo il proprio nome e il proprio volto su questioni che altri preferivano affrontare con prudenza. Forse è questa la ragione per cui oggi, dalla destra alla sinistra, dall’Italia all’Europa, ricorre una parola più delle altre: libertà. Non necessariamente la libertà pensata allo stesso modo da tutti. Ma quella libertà più difficile che consiste nel riconoscere all’altro il diritto di combattere apertamente per ciò in cui crede.
A 78 anni Emma Bonino lascia la politica italiana dopo averla attraversata per mezzo secolo. E lascia qualcosa che appartiene ormai anche a chi non ne ha condiviso le idee: la testimonianza che la politica può ancora essere una scelta di vita, prima ancora che una professione. Oggi resta il silenzio.
Da domani torneranno le differenze, le discussioni, perfino i giudizi severi. È giusto che sia così. Perché probabilmente Emma Bonino avrebbe preferito essere ancora discussa piuttosto che semplicemente celebrata.
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