Politica

POLITICA – Saragat, l’Europa incompiuta e il coraggio di tornare a pensare in grande

Il 16 settembre, alla Camera dei Deputati, la Fondazione Giuseppe Saragat, presieduta da Umberto Costi, promuove un confronto sul progetto degli Stati Uniti d’Europa e sulla scelta atlantista. Un’occasione per interrogarsi su ciò che l’Europa è diventata e, soprattutto, su ciò che avrebbe dovuto essere.

di Vicky Amendolia

L’Europa ha imparato a darsi regole comuni, una moneta, istituzioni e procedure. Molto meno a darsi una volontà politica.  E così, mentre il mondo cambia rapidamente e gli equilibri internazionali si fanno sempre più incerti, il continente, che ha contribuito a costruire la democrazia moderna, continua troppo spesso a presentarsi sulla scena mondiale come un insieme di Stati che procedono ciascuno secondo le proprie convenienze, anziché come una federazione capace di esprimere una volontà politica comune, fondata su valori condivisi e su una visione unitaria del proprio ruolo nel mondo.

È anche da questa contraddizione che prende le mosse il convegno “Giuseppe Saragat. Stati Uniti d’Europa e la scelta atlantista. Ieri, oggi e domani”, organizzato dalla Fondazione Giuseppe Saragat, presieduta da Umberto Costi, in programma mercoledì 16 settembre, alle ore 15.00, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, a Roma.

L’iniziativa riunirà esponenti di diverse culture politiche e del mondo culturale per riflettere sull’attualità di una visione che non considerava l’unità europea un semplice accordo economico, ma il necessario approdo di un progetto politico fondato sulla libertà, sulla giustizia sociale e sulla responsabilità internazionale.

«La Fondazione ha voluto promuovere questo incontro nella convinzione che ricordare il pensiero di Saragat significhi interrogarsi sull’attualità della sua visione», dichiara il Presidente Umberto Costi. «Gli Stati Uniti d’Europa non rappresentavano per lui una formula suggestiva, ma il necessario approdo di un progetto capace di superare i nazionalismi e coniugare libertà, giustizia sociale e responsabilità internazionale. Oggi quella intuizione appare ancora più attuale: l’Unione ha realizzato conquiste importanti, ma l’integrazione economica e monetaria non è stata accompagnata da un’adeguata integrazione politica. Il risultato è un’Europa che troppo spesso fatica a decidere e a parlare con una sola voce».

Ma il pensiero saragattiano non si esaurisce nella questione istituzionale. La sua idea di Europa nasceva da una concezione della democrazia nella quale la libertà politica e l’emancipazione sociale erano inseparabili. Il socialismo democratico non rappresentava una rinuncia agli ideali di giustizia, bensì la convinzione che essi potessero realizzarsi soltanto attraverso il pluralismo, lo Stato di diritto e il metodo democratico. È in questa prospettiva che la scelta occidentale assumeva un significato ben più profondo di un semplice posizionamento internazionale.

«Saragat non appartiene soltanto alla memoria della socialdemocrazia italiana», sottolinea Costi, «ma a quella cultura politica europea che seppe comprendere come libertà, giustizia sociale e solidarietà internazionale non fossero obiettivi alternativi, bensì parti di un medesimo progetto. La sua scelta europeista e atlantista nacque dalla consapevolezza che non può esservi autentico progresso sociale dove mancano le libertà democratiche, così come non può esservi una democrazia compiuta se la libertà resta un privilegio di pochi».

Il tema della scelta atlantista, al centro dell’incontro, si inserisce dunque in questa visione. L’appartenenza all’Alleanza Atlantica e il rafforzamento dell’autonomia politica europea non costituiscono necessariamente termini contraddittori. Al contrario, un’Europa più unita e capace di assumersi le proprie responsabilità potrebbe rappresentare un interlocutore più autorevole all’interno dell’Alleanza, senza rinunciare alla propria identità e alla propria capacità di iniziativa.

«Il punto non è scegliere tra più Europa e meno Europa, ma decidere quale Europa vogliamo», osserva Costi. «Un’Unione destinata soltanto ad amministrare interessi nazionali oppure una comunità politica capace di assumere responsabilità comuni. La fedeltà ai valori democratici occidentali non implica la rinuncia a una politica europea autonoma; ne costituisce, al contrario, il fondamento».

Una distinzione tutt’altro che secondaria, soprattutto in una fase nella quale il dibattito pubblico tende talvolta a confondere l’autonomia europea con l’equidistanza, oppure la fedeltà atlantica con l’accettazione di un ruolo politicamente subalterno. La prospettiva saragattiana consente di sottrarsi a questa alternativa: un’Europa capace di assumere responsabilità proprie, saldamente ancorata ai valori democratici e consapevole che la propria autorevolezza dipende anche dalla capacità di agire come soggetto politico.

Il convegno sarà preceduto dai saluti istituzionali di Annarita Patriarca, cui seguirà l’intervento introduttivo del Presidente della Fondazione Giuseppe Saragat, Umberto Costi, e sarà moderato da Claudio Melchiorre. Interverranno Giorgio Benvenuto, Pino Bicchielli, Stefania Craxi, Piercamillo Falasca, Federico Fornaro, Luigi Marattin, Massimo Mota, Pina Picierno, Ettore Rosato e Valdo Spini.

La pluralità delle presenze conferma l’intenzione della Fondazione di sottrarre il confronto sull’eredità saragattiana a una dimensione esclusivamente celebrativa, riportandolo al centro di un dibattito politico che riguarda il futuro dell’intero continente. Non si tratta, infatti, di rivendicare un patrimonio storico come proprietà di una parte, ma di verificare quanto quella cultura politica possa ancora contribuire a rispondere alle sfide del presente.

«In un tempo segnato dal ritorno della guerra nel continente europeo, dalla competizione tra grandi potenze e da una crescente sfiducia nelle istituzioni democratiche, il pensiero di Saragat ci richiama anche alla necessità di non separare la sicurezza dalla giustizia sociale», afferma il Presidente della Fondazione. «Una democrazia che non sa offrire prospettive, protezione e opportunità ai propri cittadini rischia di indebolire il consenso attorno ai suoi stessi valori. È per queste ragioni che abbiamo voluto riunire alla Camera personalità appartenenti a diverse culture e sensibilità politiche».

Il richiamo alla giustizia sociale restituisce al progetto europeo una dimensione che rischia di smarrirsi quando il confronto si concentra esclusivamente sugli assetti istituzionali o sugli equilibri geopolitici. Un’Europa politicamente più forte, infatti, non può limitarsi a essere più efficiente nelle decisioni: deve anche saper offrire ai propri cittadini ragioni concrete per riconoscersi in un destino comune. Diversamente, l’integrazione rischia di apparire come un processo che procede sopra le loro teste, anziché come una costruzione democratica alla quale partecipare.

«La Fondazione non intende proporre una celebrazione di parte, né custodire gelosamente un’eredità storica, ma offrire uno spazio di confronto nel quale il pensiero di Saragat possa tornare a essere una risorsa per il dibattito pubblico», conclude Costi. «Le grandi idee politiche non si onorano trasformandole in reliquie, ma verificando se siano ancora capaci di aiutarci a comprendere il presente e a costruire il futuro. Gli Stati Uniti d’Europa non sono un’utopia da commemorare, ma una responsabilità politica che attende ancora di essere assunta».

Una responsabilità che, a ben vedere, non riguarda soltanto le istituzioni europee. Riguarda anche una politica nazionale troppo spesso pronta a invocare l’Europa quando conviene e a prenderne le distanze quando occorre assumersi qualche responsabilità. Perché un’Europa politicamente unita non nascerà dalla somma delle convenienze nazionali, ma dalla capacità di riconoscere che alcune sfide non possono più essere affrontate entro i confini dei singoli Stati.

Saragat lo aveva compreso. Il problema, oggi, non è tanto ricordarlo. È decidere se siamo finalmente disposti a prenderlo sul serio.

Il convegno si terrà il 16 settembre 2026, alle ore 15.00, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati. L’accesso sarà consentito dalle ore 14.45, fino al raggiungimento della capienza massima. È richiesta conferma entro il 15 settembre all’indirizzo paola.nappo@camera.it.

Redazione Scomunicando.it

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