Attualita

RIBELLI PER NATURA – Global Strike for Future: perché i nostri venerdì non devono finire!

Perchè i venerdì ribelli non devono finire! Lettera di uno studente della provincia di Messina, che espone le sue impressioni e perplessità sul movimento Fridays For Future.

 

A pochi giorni dal quarto Global Strike for Future, mi sono ritrovato a fare alcune considerazioni sulla strada percorsa da Fridays For Future sino a questo punto.

In generale, vedo nel movimento aspetti estremamente positivi, prima fra tutti la forza dirompente che ha avuto e il conseguimento dei primi importanti risultati prefissati: portare l’attenzione dei media sulla questione ambientale e mobilitare, dopo tempo, un grande numero di studentesse e studenti. Inoltre, per la prima volta, dopo dieci anni, la parola “politica” è stata nuovamente affiancata ad un movimento studentesco che vive di un respiro globale.

Di contro, noto che l’assenza di struttura e la tendenza a costruire momenti spontanei di contestazione, esauritisi ciclicamente in loro stessi, abbiano portato ad un’eccessiva leggerezza nei modi con cui i temi sono stati trattati e rischiano, a lungo termine, di portare ad uno sgonfiarsi del movimento di protesta che, in quanto tale, ha una durata limitata nel tempo e che, anche se lascerà il segno, rischia, come fu per il ’68, di esaurirsi troppo in fretta, ma, dato il contesto globale, non possiamo permettercelo!

Scendendo più nello specifico, credo che l’esperienza del Friday sembri totalmente sganciata dal passato e che i ragazzi che vivono il movimento non abbiano contezza di come la questione ambientale, discussa nel nostro Paese da oltre trent’anni, abbia influito sulle politiche italiane.

Credo che l’origine di ciò vada ricercata nelle motivazioni che, di volta in volta, nel corso degli ultimi dieci anni, a partire dall’“onda” in poi, hanno portato le studentesse e gli studenti in strada a protestare. Rivendicazioni legate alla contingenza ed alle problematiche quotidiane presenti all’interno delle scuole, con cui gli studenti e le studentesse si trovavano a convivere, ma prive di una visione a lungo termine. D’altra parte, sono anche i comitati ambientalisti territoriali che, troppo spesso, non riescono ad interfacciarsi con degli adolescenti e con la loro realtà.

Indubbiamente, però, sulle spalle della nostra generazione ricade il peso delle lotte portate avanti dagli studenti del decennio scorso, i quali, inoltre, rappresentano i nostri primi interlocutori politici. Spetta a noi fare luce sulle problematiche ambientali che attanagliano il nostro pianeta, ma spetta all’attuale classe dirigente mettere in campo politiche adeguate allo scenario che il cambiamento climatico ci impone già. Una sfida che deve raccogliere anche l’Italia che purtroppo su questo fronte è indietro con politiche governative, passate e attualmente poco incisive.

Questo movimento però, per poter essere realmente incisivo, necessita di una struttura, un’organizzazione. Non possiamo arrenderci allo stato liquido della massa studentesca in protesta, dobbiamo puntare alla costruzione di un’architettura associativa che possa guidarci. 

Questo processo di organizzazione non può, però, fare a meno di una forte impronta democratica che sappia caratterizzare momenti di discussione forti e legittimati, all’interno dei quali si dovrà costruire il futuro della nostra comunità e scegliere che forma dovrà avere il movimento ambientalista del domani.

Sono altresì necessari momenti di formazione che abbiano la pretesa di raggiungere la quasi totalità delle ragazze e dei ragazzi che scendono in piazza, così che questa moltitudine di studenti diventi una vera e propria “massa critica”.

È necessaria un’inversione di rotta vera e propria, che abbia fondamenta e modelli solidi. 

Francesco Gitto

Rete degli Studenti Medi Messina.

Redazione Scomunicando.it

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