ADDIO A NINO MESSINA – Il sindaco della Capo d’Orlando che diventava città
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ADDIO A NINO MESSINA – Il sindaco della Capo d’Orlando che diventava città

Per quindici anni alla guida del Comune, accompagnò una stagione decisiva della crescita orlandina. Uomo della Democrazia Cristiana, fece della mediazione, dell’ascolto e del rispetto istituzionale la cifra della sua politica. Oggi sui social si ricorda la sua signorilità ed il suo essere persona perbene

Capo d’Orlando perde uno dei suoi figli più amati. È morto all’età di 92 anni Antonino “Nino” Messina, sindaco della città paladina per circa quindici anni e protagonista di una lunga stagione politica e amministrativa.

I funerali si svolgeranno venerdì 25 settembre, alle 16.30, nella chiesa Cristo Re di Capo d’Orlando.

Con Nino Messina se ne va un signore della politica. Uno di quegli amministratori cresciuti in un tempo nel quale il confronto poteva essere duro, ma non cancellava il rispetto dell’avversario. Un uomo autorevole senza ostentazione, capace di ascoltare, mediare e tenere insieme sensibilità diverse. Fu sindaco dal  1972 all’agosto del 1977, poi tornò alla guida del Comune dal marzo del 1978 al febbraio del 1981 e, ancora, dal giugno del 1985 all’ottobre del 1992. Tre lunghi periodi che attraversano vent’anni cruciali della storia cittadina. Erano gli anni di una Capo d’Orlando che cambiava rapidamente. Il vecchio centro marinaro consolidava la propria vocazione turistica e commerciale, si allargava, costruiva nuovi quartieri e diventava un riferimento per l’intero comprensorio dei Nebrodi. Crescevano le attività economiche, – lui stesso era un imprenditore illuminato – aumentavano i servizi, si trasformava il tessuto urbano e maturava una nuova consapevolezza del ruolo della città nel territorio. Messina accompagnò quella trasformazione dalla stanza del sindaco, quando amministrare significava confrontarsi ogni giorno con una comunità in movimento, con nuove esigenze e con una crescita che chiedeva programmazione, equilibrio e capacità di guardare avanti.

Fu un riferimento della Democrazia Cristiana in una stagione nella quale i partiti avevano strutture, identità e radicamento sociale. Ma la maggioranza numerica, per lui, non doveva tradursi nell’autosufficienza del potere. Anche quando la DC disponeva di maggioranze consistenti in Consiglio comunale, Messina continuò a ricercare il coinvolgimento delle altre forze politiche, il dialogo, il confronto. Era il suo modo di intendere il governo della città: non una prova di forza, ma una responsabilità da condividere. Una concezione oggi forse lontana, ma che racconta bene il suo stile e la sua capacità di costruire relazioni anche con chi sedeva dall’altra parte dell’aula.

Socialisti, comunisti, democristiani, allora i missini – vecchi e giovanissimi, e rappresentanti delle diverse anime della politica locale potevano dividersi sulle scelte, ma riconoscevano in lui un interlocutore. Non mancavano gli scontri, gli errori o le critiche, in quelle stagioni politiche per certi versi devastate e devastanti,  come accade a chi amministra per tanto tempo. Rimanevano, però, l’eleganza del confronto e la disponibilità a cercare una soluzione, il suo sorriso finale che valeva più di una stretta di mano, la battuta ironica. Molti lo ricordano, oggi suo social pieni di messaggi di cordoglio, proprio per quel sorriso accompagnato da una sottile ironia, per i modi gentili e per la capacità di ascoltare anche le contestazioni. Amministratori, avversari politici, ma anche sindacalisti e cittadini hanno riconosciuto in queste ore la correttezza dell’uomo e l’amore profondo che nutriva per Capo d’Orlando.

Nell’immaginario collettivo orlandino Nino Messina era rimasto “il Sindaco” anche dopo avere lasciato Palazzo Europa.

Non soltanto per la durata dei suoi mandati, ma perché il suo nome era diventato parte della memoria pubblica della città. Una delle sue più recenti apparizioni, durante i fsteggiamenti dei 100anni della Città,  lo aveva visto insieme agli ex sindaci Massimo Carrello ed Enzo Sindoni e all’attuale primo cittadino Franco Ingrillì. Un’immagine dal forte valore simbolico: generazioni diverse di amministratori riunite attorno alla storia di Capo d’Orlando.

La sua morte, non solo virtualmente, chiude una pagina importante della vita politica locale, ma non cancella il ricordo di un uomo che seppe esercitare il potere senza perdere il tratto umano. Nino Messina apparteneva a una politica nella quale la parola data costituiva un impegno.

Adesso Capo d’Orlando si ferma per salutarlo. Lo fa con il dolore riservato alle persone che hanno attraversato a lungo la vita di una comunità, lasciando tracce nelle istituzioni e nei rapporti umani.

Alla famiglia giungano le più sentite condoglianze della nostra redazione.

In segno di rispetto, è stata annullata la serata inaugurale del Capo d’Orlando Beer Fest prevista per giovedì 24 settembre. La manifestazione inizierà venerdì 25 e proseguirà secondo il programma stabilito.

Il comunicato di Matasso (PSDI)

MATASSO (PSDI), «CON NINO MESSINA SCOMPARE UN PROTAGONISTA DELLA STORIA POLITICA E CIVILE DI CAPO D’ORLANDO».

La segreteria regionale siciliana del Partito Socialista Democratico Italiano esprime profondo cordoglio per la scomparsa del ragionier Antonino Messina, storico esponente della Democrazia Cristiana e per quindici anni complessivi sindaco di Capo d’Orlando, in diversi periodi compresi tra il 1972 ed il 1992.
«Con Nino Messina – dichiara il segretario regionale del Psdi, Antonio Matasso – scompare una personalità che ha attraversato da protagonista una lunga stagione della vita amministrativa, politica ed economica di Capo d’Orlando, nonché dell’intera provincia di Messina. Esponente insigne della tradizione della Democrazia Cristiana, Nino Messina seppe interpretare, fin dai primi passi in politica, una cultura del confronto tra le forze democratiche e riformiste, svolgendo un ruolo centrale nell’affermazione della formula di centro-sinistra nel contesto orlandino di oltre mezzo secolo fa, grazie a cui si susseguirono una serie di giunte fondate sulla collaborazione tra Dc, Psi, Psdi e Pri, caratterizzate dagli ottimi risultati nell’amministrazione».
Matasso ricorda come quella stagione abbia favorito, pur nella distinzione delle rispettive identità politiche, un lungo rapporto di collaborazione fra cattolici democratici, socialisti e socialdemocratici, repubblicani. Ancora nel 1991, durante l’ultima sindacatura del ragionier Messina, l’amministrazione comunale era guidata da una coalizione imperniata sul gruppo democristiano e le formazioni laico-socialiste, allorché il Comune si schierò al fianco dell’Acio, l’associazione dei commercianti impegnata contro il racket, anche attraverso la costituzione di parte civile dell’Ente nel processo agli estortori. Nel 2014 la Fondazione socialista antimafia “Carmelo Battaglia” gli conferì, insieme all’amico ed ex sindaco socialdemocratico Carmelo Giuseppe Antillo, il Premio antimafia “Salvatore Carnevale”, riconoscendo il ruolo avuto dai due amministratori nel sostenere la mobilitazione dei commercianti orlandini contro le estorsioni.
«Dopo la conclusione della Prima Repubblica – prosegue Matasso – Nino Messina continuò a guardare con interesse alla costruzione di un’area politica del centro riformatore aperta alla collaborazione con il mondo socialista, repubblicano e liberale. Nel 1996 fu tra i promotori dell’Ulivo a Capo d’Orlando, di cui fu brevemente coordinatore, pur maturando successivamente una posizione critica rispetto al coinvolgimento nella coalizione di componenti della sinistra radicale. Negli stessi anni, Sergio Mattarella, allora autorevole esponente del Partito Popolare Italiano e oggi Presidente della Repubblica, lo contattò proponendogli una candidatura al Parlamento per lo Scudo crociato del Ppi, proposta che Nino Messina, pur manifestando gratitudine, preferì gentilmente declinare».
Alla lunga esperienza politico-amministrativa si aggiunse quella alla guida della Camera di Commercio di Messina, di cui Antonino Messina fu presidente e attraverso la quale fu chiamato a rappresentare il tessuto economico e produttivo della provincia. Particolarmente significativo fu anche il rapporto diuturno dell’ex primo cittadino orlandino con i commercianti e gli imprenditori locali, anche prima e dopo la stagione della rivolta antiracket di Capo d’Orlando. «Quella battaglia – sottolinea Matasso – vide istituzioni e società civile trovare il coraggio di reagire. Nino Messina e Carmelo Giuseppe Antillo, insieme all’altro compianto sindaco democristiano Toto Longo, appartengono ad una nobile storia di amministratori che seppero stare accanto ad operatori economici taglieggiati in uno dei passaggi più difficili e più importanti del vissuto recente di tutta la zona tirrenico-nebroidea. Il contrasto al racket divenne allora un patrimonio caratterizzante per le classi dirigenti orlandine».
«Ai familiari di Nino Messina – conclude l’esponete del Sole nascente – giungano la vicinanza e le condoglianze dei socialdemocratici siciliani. Resta il ricordo di una lunga esperienza al servizio delle istituzioni e di una stagione nella quale il confronto fra culture politiche diverse, ma appartenenti al comune arco democratico, rappresentò una componente essenziale della vita pubblica di Capo d’Orlando, così come di tutto il Paese».

24 Settembre 2026

Autore:

redazione


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