LIBRI – L’antica Aluntium si racconta attraverso il volume dell’archeologo e bizantinista Ewald Kislinger
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LIBRI – L’antica Aluntium si racconta attraverso il volume dell’archeologo e bizantinista Ewald Kislinger

Domenica 20 settembre al Circolo “Dante Alighieri” di Sant’Agata Militello la presentazione di “Spigolature Bizantine del Valdemone Centrale”. Anni di studi e ricerche riportano l’attenzione su Demenna e Aluntium e sul ruolo di questo territorio nella Sicilia bizantina e medievale.

 L’antica Aluntium e il territorio del Valdemone centrale tornano al centro dell’attenzione attraverso gli studi di Ewald Kislinger

L’archeologo e bizantinista austriaco che a questi luoghi ha dedicato una parte importante della propria attività di ricerca domenica 20 settembre, alle ore 19, al Circolo “Dante Alighieri” di Sant’Agata Militello presenta il volume “Spigolature Bizantine del Valdemone Centrale”, edito dall’Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici.

Un incontro che punta a riportare alla luce, attraverso anni di studi, alcuni aspetti ancora poco conosciuti della storia del Valdemone e, in particolare, dei territori di San Marco d’Alunzio, Torrenova e Frazzanò. Il volume raccoglie gli studi di Kislinger pubblicati tra il 1995 e il 2011, approfonditi e aggiornati anche grazie ai nuovi elementi emersi durante dieci anni di scavi archeologici condotti dall’Università di Vienna sotto la direzione dello stesso studioso.

Al centro della ricerca ci sono soprattutto Demenna e Aluntium, due realtà fondamentali per ricostruire la storia di questa parte della Sicilia e i suoi rapporti con il mondo greco e bizantino.

Particolarmente significativo è il lavoro sull’antica Demenna, ricordata dalle fonti medievali come luogo di insediamento di popolazioni greche arrivate in Sicilia dal Peloponneso. La sua identificazione nell’area di San Marco d’Alunzio rappresenta uno dei punti centrali degli studi sviluppati da Kislinger. Il libro è curato da Carolina Cupane e Francesca Paola Vuturo, con la prefazione di Renata Lavagnini, che sottolinea come il lavoro dello studioso austriaco rappresenti una testimonianza del complesso e intenso rapporto che legò la Sicilia all’Oriente greco non soltanto nell’antichità, ma anche durante il Medioevo.

Una ricerca costruita anche attraverso la presenza diretta sul territorio e il confronto con gli studiosi locali. Non casuale, in questo senso, la dedica del volume agli amici Camillo Filangeri e Fausto Bianco.

Kislinger, classe 1956, è uno dei protagonisti degli studi bizantini austriaci. Dopo la formazione in bizantinistica, storia e filologia classica all’Università di Vienna e il dottorato in studi bizantini e storia medievale, ha sviluppato una lunga carriera accademica all’interno dell’Istituto di Studi Bizantini e Neogreci dell’ateneo viennese. Un rapporto, quello con il Valdemone, che per Kislinger non è stato soltanto scientifico. A legarlo profondamente a questa parte della Sicilia è anche la moglie Carolina Cupane, originaria di una famiglia di Mirto e a sua volta studiosa e curatrice del volume. Un legame personale che, nel corso degli anni, si è intrecciato con quello della ricerca.

La presentazione di domenica si aprirà con i saluti del presidente del Circolo “Dante Alighieri”, Maurizio Morabito. Seguiranno gli interventi di Pina Germanò, presidente dell’Università delle Tre Età di Sant’Agata Militello, Fabio Carollo, presidente del Rotaract, e Maria Paola Liotta, presidente del Lions Club Sant’Agata Militello. Interverranno quindi l’autore Ewald Kislinger, dell’Università di Vienna, e la curatrice Carolina Cupane.

L’iniziativa è organizzata dal Circolo “Dante Alighieri” in collaborazione con Rita Fachile e Sandra Russo, mentre l’ufficio stampa è curato dalla giornalista Letizia Passarello. Quella di domenica sarà così l’occasione per andare oltre la semplice presentazione di un libro. Perché dietro quelle “spigolature” c’è il tentativo di ricomporre frammenti di una storia che appartiene profondamente al territorio: pietre, insediamenti, fonti e tracce archeologiche capaci di raccontare quanto il Valdemone sia stato, per secoli, un luogo di incontro tra mondi e culture differenti.

18 Settembre 2026

Autore:

redazione


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