l’affondo
Una presa di posizione netta, senza sfumature. Angelo Giorgianni, intervenendo non solo come cittadino ma come Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale per la Vita, lancia un atto d’accusa pesante contro lo Stato italiano: “Lo Statuto Speciale della Sicilia è stato un tradimento storico”. Un’affermazione che non si colloca nel solco della polemica contingente, ma in una riflessione più ampia che intreccia legalità, diritti umani e autonomia costituzionale.
Secondo Giorgianni, il nodo affonda le radici nel 1946, quando lo Stato – sostiene – firmò lo Statuto per arginare la spinta indipendentista dell’Isola. “Era un patto costituzionale”, ricorda, nato in un momento storico delicato, segnato da tensioni e rivendicazioni.
Ma quel patto, nella sua lettura, sarebbe rimasto incompiuto. “Hanno preso risorse, competenze, ricchezza. Hanno lasciato solo un guscio di autonomia”, afferma, denunciando uno svuotamento progressivo delle prerogative statutarie e chiamando in causa anche una parte della classe politica siciliana, accusata di silenzi e compromessi.
L’elemento che caratterizza l’intervento è il richiamo costante alla dimensione internazionale. Giorgianni parla dalla prospettiva di chi opera in oltre cento Paesi nella difesa della legalità e dei diritti umani.
Quando – sostiene – un diritto viene violato per decenni, “non è più soltanto un problema politico: è una questione di giustizia negata”.
Lo Statuto Speciale, in questa visione, non sarebbe quindi una concessione amministrativa, ma un diritto costituzionale che lo Stato ha l’obbligo di rispettare.
Nel suo intervento, Giorgianni annuncia l’adesione a un percorso di federazione tra movimenti autonomisti siciliani. Non un gesto simbolico, ma una scelta strategica.
“Chi ci vuole deboli ci vuole divisi”, afferma, denunciando frammentazioni, rivalità personali e micro-sigle che negli anni avrebbero indebolito il fronte autonomista.
La proposta è chiara: una federazione che non cancelli le identità, ma le coordini. “Una Sicilia che parla con dieci voci non viene ascoltata da nessuno; una Sicilia che parla con una sola voce può farsi sentire a Roma, in Europa e nel Mediterraneo”.
Il passaggio finale è il più simbolico. “Quando ti sottraggono ciò che la legge ti riconosce, non chiedi: pretendi”, afferma. Un linguaggio che richiama la dimensione identitaria e collettiva più che quella partitica.
La conclusione è una dichiarazione di principio: “La Sicilia non è più merce politica: è un popolo”.
Parole che riaccendono un dibattito mai sopito sull’attuazione piena dello Statuto Speciale e sul rapporto tra autonomia regionale e centralismo statale.
Un intervento destinato a far discutere, in un momento in cui il tema dell’autonomia – in diverse declinazioni – torna al centro del confronto politico nazionale.
Le voci della politica
Mentre il mosaico delle prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio inizia a comporsi, domani il movimento civico Rinascita Messina ha rotto gli indugi convocando una conferenza stampa. alle ore 17:00, presso la Sala Multimediale dell’Istituto dei Padri Rogazionisti di Cristo Re. Nel corso dell’incontro verranno svelati i dettagli dell’alleanza con la Federazione Movimenti Autonomisti Siciliani, che scenderà in campo con una lista dedicata a supporto della coalizione. Un asse, quello tra il civismo di Rinascita Messina e l’autonomismo regionale, che punta a aggregare anche comitati locali e altre forze politiche nazionali.
Se l’invito ufficiale mantiene il riserbo sul nome del leader, le indiscrezioni politiche che filtrano nelle ultime ore puntano con decisione verso una figura di forte impatto mediatico e storico per la città. Il movimento guidato da Gaetano Sciacca potrebbe scegliere di puntare su Angelo Giorgianni.







