– di Corrado Speziale –
“Il codice perduto di Archimede – La storia di un libro ritrovato e dei suoi segreti matematici”, di Reviel Netz e William Noel, è stato descritto e commentato dal prof. Giovanni Florio, dell’AIF di Messina, nel corso di un evento organizzato dall’associazione Intervolumina, tenutosi nella città dello Stretto nell’ambito del Maggio dei Libri, presso l’auditorium della Biblioteca dei Frati Cappuccini.
C’è un libro che parla di un altro libro, che a sua volta è dato come testo che all’interno ne contiene un altro, nascosto: un palinsesto, un prezioso codice di Archimede. È un fatto di sovrapposizioni e stratificazioni, gerarchie di scrittura e di ricerche, da cui si traggono testi che rimandano ad altri per comprenderne il significato. Tracce perdute nel tempo e successivamente ritrovate e date alla luce. Si è di fronte a vere e proprie esplorazioni da cui vengono fuori ricerche e descrizioni straordinarie, frutto di studi e analisi che solo autentici cultori della materia riescono a fare, ad ogni livello: da chi ha lavorato e sta ancora lavorando su quei fogli rivelatori primordiali di studi e principi, a chi ne comprende l’importanza e i significati, e ne divulga i contenuti. Fatti storici comprovati, supportati da fonti e scritture che trovano riscontro in analisi storiche, logiche e filologiche, vengono accompagnati da altri che incrociano il mito e la narrazione, ricostruzioni da legenda, ma non per questo meno intriganti e affascinanti.
Così il prof. Giovanni Florio, docente di Fisica in quiescenza, esperto in materia, studioso e divulgatore, membro dell’A.I.F. – Associazione per l’Insegnamento della Fisica, sezione di Messina, ha inteso dare il proprio contributo all’analisi del testo che per primo in tempi moderni ha svelato la verità storica e scientifica del Codice C di Archimede, redatto da Reviel Netz, professore di Lettere classiche alla Stanford University, tra i massimi esperti di Archimede, e William Noel, curatore della sezione Manoscritti presso il museo Walters di Baltimora. Ne “Il codice perduto di Archimede – La storia di un libro ritrovato e dei suoi segreti matematici”, i due studiosi, lavorando su un manoscritto venduto all’asta da Christie’s nel 1998 come libro sacro medievale per 2 milioni di dollari oltre diritti della casa d’asta, svelano un palinsesto dal valore inestimabile, riportante metodi e formule scritte da Archimede. Invero, si tratta di un’ulteriore scoperta del testo, dopo che in passato di alcune pagine erano già stati svelati i contenuti, in rapporto ai mezzi allora a disposizione.
Per quanto si possa essere sintetici, non si può trascurare, nell’arco di tempo trascorso dalla civiltà greca ai giorni nostri, che ci si trovi dinanzi all’“odissea” di un’opera che tra guerre, trafugamenti, sottrazioni di pagine, manomissioni, rivelazioni, falsificazioni e quant’altro, fanno della stessa un capolavoro dalle mille vite e infinite avventure.
Nello specifico, il prezioso palinsesto di Archimede consta di 174 fogli (che oggi sarebbero 175). Gli altri due manoscritti di Archimede, il Codice A e il Codice B, scompaiono rispettivamente nel 1564 e nel 1492. Ma di questi, per fortuna, restano le copie.
Giovanni Florio introduce così la sua ricca presentazione, partendo dal testo di Netz e Noel. “È un libro che ha circa vent’anni e racconta una storia interessante, in quanto intrinsecamente multidisciplinare, poiché ha la necessità di entrare in diversi campi. È interessante la curiosità che nasce alla fine del percorso di questo libro, in cui si ha voglia di approfondire tante cose”. Il punto principale: “Il palinsesto noto come il Codice C, è l’unico testo in greco antico che raccoglie le opere di Archimede. Esso cammina sulla nostra storia, tra Oriente e Occidente, con tanti passaggi tutti molto interessanti”.
Un contributo fondamentale, tra gli altri, dato dal testo ritrovato: “Il metodo meccanico di Archimede si trova esclusivamente in questo codice”.
Giovanni Florio ha articolato la presentazione parlando del palinsesto perduto, della sua acquisizione e gli interventi al Walters Art Museum di Baltimora. Ha sintetizzato la storia del testo dal VI Secolo al 2000, con le tante peripezie che lo hanno contraddistinto. Infine, ha disquisito in maniera chiara e divulgativa, anche attraverso esempi pratici, sul Metodo meccanico, lo Stomachion, i Corpi galleggianti e le peculiarità della matematica di Archimede. Il tutto, riflettendo sulla “modernità” delle teorie del Genio di Siracusa, già 1800 anni prima di Galileo.
“Il libro era in pessime condizioni, molto macchiato, rovinato e ammuffito. Comprende 174 fogli, di cui quattro, staccati, contengono delle lineature in oro”, spiega Florio. “Il testo ha una parte nascosta ed è molto difficile recuperarla, perché c’è sotto l’altro testo. Un codice scritto con fogli di questo tipo ha un valore intrinseco perché la sua preparazione è molto difficile e costosa”.
Nel corso della presentazione, la descrizione dell’imaging multispettrale, l’elaborazione digitale delle immagini e OCR, e la fluorescenza indotta ai raggi X. In sintesi: un raggio X di fluorescenza emesso da un atomo di un elemento è diverso da quello emesso da un atomo di un altro elemento. Cosicché, trattandosi di inchiostro ferrogallico, tra l’altro, si è potuto isolare il ferro dell’inchiostro.
“L’unico modo per leggere il testo di sotto erano i raggi X. Così hanno deciso di usare il sincrotone di Stanford che ha delle linee di ricerca per queste attività”, spiega Florio. Con un altro fatto importante: “Dopo tutto questo lavoro i dati sono stati resi pubblici con un sito internet che contiene tutte le fotografie in tutte le lunghezze d’onda per ciascuna delle pagine studiate”. La novità come aggiornamento del testo esplicativo: “Del libro hanno annunciato una nuova edizione per il 2026”.
Il professore in sala ha dato dimostrazione reale di lettura illuminando un foglio con scritte sovrapposte, attraverso luci colorate per svelare un palinsesto portato ad esempio.
Una novità importante, recentissima: le pagine del palinsesto sono adesso 175. “Nel marzo del 2026 hanno trovato a Chicago un’altra pagina sfusa con la figura di un santo”. E non finisce qui: “Sembra che ci siano ancora scoperte…”
La storia, in sintesi.
Di Archimede ne hanno parlato Polibio, Cicerone, Vitruvio, Tito Livio, Plutarco, Eutocio di Ascalona. Quest’ultimo, palestinese, nel VI Secolo raccolse e organizzò i suoi trattati.
Anche Isidoro di Mileto raccoglie un’edizione di queste opere nel VI Secolo a Costantinopoli: i Codici A, B e C. Ma nel 1204 avviene la conquista e la distruzione di Costantinopoli da parte dei crociati. I primi due codici finiscono in Italia, alla corte papale di Viterbo. Il Codice C viene invece rubato come pergamena riutilizzabile e portato a Gerusalemme, dove il patriarcato locale ne realizza un libro di preghiere che viene conservato in biblioteca a Costantinopoli, fino al 1800 circa. Lì nel 1846 viene rinvenuto dal filologo tedesco von Tischendorf che scopre il palinsesto, e nel 1906 dal filologo danese Heiberg. Quest’ultimo, nel 1915, cura un’opera completa su Archimede, compreso il codice C. “Così, questo diventa di dominio pubblico nel 1906”, rimarca Giovanni Florio.
“Conosciamo i fatti di Archimede attraverso alcune fonti che hanno questo tipo di racconto attraverso episodi e aneddoti, quindi bisogna sapere quanto questi siano affidabili”, riflette Giovanni Florio. Un’immagine di Archimede dentro una vasca da bagno viene descritta da Vitruvio come significativa per la scoperta dei corpi galleggianti, ma secondo Florio non è attendibile: “Vitruvio non era particolarmente dotato di una mente capace di approfondire questi dettagli…”.
I fatti rilevanti. In due episodi dell’assedio di Siracusa Archimede è stato il genius loci. Lui da solo ha rappresentato la difesa contro la guarnigione di Marcello che veniva a conquistare Siracusa nella Seconda guerra punica. “Plutarco racconta di navi che arrivavano vicino alla costa mentre una grande mano a forma di leva le capovolge”, spiega Florio. Ancora macchine da guerra: “Archimede era stato in grado di progettare catapulte specifiche per tutte le possibili distanze”. Mentre sempre secondo il prof., l’assassinio di Archimede: “È una questione controversa…”. Sui famosi specchi ustori: “Probabilmente non sono fenomeni realmente successi. L’unica fonte che ne racconta è del dodicesimo secolo. Nei precedenti non ne parla nessuno”. Le verità incontrovertibili: “Abbiamo tante fonti, concordi sulle macchine meravigliose che Archimede ha costruito e che ritroviamo nel Codice Atlantico di Leonardo”.
Tra slide e descrizioni, gli studi completi ed esclusivi nel Codice C: Sui corpi galleggianti, “galleggiamento e stabilità”, Archimede si pone come ingegnere navale. “È Il primo che ha studiato il galleggiamento dei corpi e il baricentro”, dice Florio. Poi, Stomachion: “Un gioco, una specie di puzzle. Archimede immaginiamo abbia fatto uno studio su tutti i modi diversi in cui può dare
“Archimede subito dopo la sua morte era molto ammirato ma poco copiato, perché non lo capivano – sottolinea ancora Florio. Era difficile da interpretare. La sua chiave di lettura è la ricerca dell’equilibrio. La leva, madre di tutte le sue invenzioni, e la spinta idrostatica sui corpi immersi, sono due situazioni di ricerca di equilibrio tra spinte diverse”.
Lo studio approfondito sul galleggiamento: “Se si costruisce una nave non interessa solo che galleggi, ma che sia anche stabile e non si ribalti – rimarca il professore. Per questo serve uno studio molto importante sui baricentri, cioè su dove vengono applicate queste spinte. Il peso dell’oggetto immerso non lo si può immaginare applicato al suo baricentro. La spinta di Archimede va applicata al baricentro dell’acqua spostata”.
Ancora dimostrazioni pratiche e curiosità. “La leva è in equilibrio quando ci sono pesi uguali a distanza uguale. Se i pesi sono diversi devi variare la distanza. Se un peso è il doppio dell’altro, per raggiungere l’equilibrio, una distanza deve essere il doppio dell’altra. Questo è un modo per scrivere le proporzioni in maniera meccanica, il cuore del metodo meccanico di Archimede. Egli, con 2000 anni di anticipo, ha costruito la base dell’analisi matematica moderna”.
Le sue conclusioni. “Possiamo dire che con Archimede la scienza moderna sia nata già intorno al 200 A.C. Egli fa diventare la matematica natura. Oggetti che esistevano solo nella mente, li fa diventare materia, peso, equilibrio. Lui fa parte di quella generazione di persone che hanno un’idea della conoscenza senza categorie. Tutto ciò che si poteva conoscere era patrimonio comune dell’umanità”.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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