Con la scomparsa di Francesco Guccini, se ne va una delle ventiquattro voci che quarant’anni fa composero “C’eravamo tanto a(r)mati”, il volume curato da Maurizio Cabona e Stenio Solinas che nell’aprile del 1984 segnò il primo grande successo editoriale della Settecolori.
Fu il primo volume in cui irregolari di diversa matrice e provenienza collaborarono nel comune rifiuto del perbenismo ipocrita, del moderatismo borghese e della logica degli opposti estremismi, funzionale solo al sistema. Accanto a lui, tra gli altri, Massimo Cacciari, Giampiero Mughini, Massimo Fini, Gianni Rivera, Paolo Isotta e Oliviero Beha: un’antologia corale che, letta e riletta nel tempo, resta per molti un autentico libro di culto.
…ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore, mentre fa correr via la macchina a vapore. E che ci giunga un giorno ancora la notizia…di una locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l’ingiustizia…
Il capitolo firmato dal cantautore si intitolava proprio “Bologna era anche un sogno”, e già nell’incipit rifiutava le date ufficiali e le gabbie della retorica: «Gli anni Settanta? Per me sono cominciati nel ‘60!», scriveva, spostando i confini del proprio decennio personale «intorno al 1965» e chiudendolo «intorno al ‘74-‘75». Un periodo irripetibile che trovava il suo epicentro nell’Osteria delle dame, fondata nell’autunno del 1970, descritta come un «luogo mitico di lavori e d’incontri».
Con la consueta ironia disincantata, Guccini raccontava anche il paradosso di essere considerato – lui che di canzoni strettamente “politiche” ne aveva scritte meno di tutti – il cantautore più politicizzato della sua generazione.
Rievocava le interviste in cui a nessuno importava davvero della musica, ma solo di sapere «se sei borghese o rivoluzionario», costretto a giustificare un tenore di vita come fosse una colpa imperdonabile.
Lo ricordiamo così, aggrappati alle sue stesse parole e ai versi immortali che hanno fatto da colonna sonora a intere generazioni: da «Lunga e dritta correva la strada» fino al grido di chi sapeva che «Dio è morto, ma poi risorge». In Cirano si definiva ironicamente «un povero cadetto di Guascogna», eppure si è dimostrato incapace di sopportare chi aveva smesso di sognare. E lui, in fondo, quel sogno non l’ha mai tradito né smesso di coltivare.
Per riascoltarlo
La discografia completa di Francesco Guccini comprende gli album in studio, gli album dal vivo, le principali raccolte ufficiali e i singoli pubblicati nel corso della sua straordinaria carriera:
1970 – Due anni dopo
1972 – Radici
1976 – Via Paolo Fabbri 43
1981 – Metropolis
1987 – Signora Botortoeria
1979 – Album concerto (con i Nomadi)
1988 – …quasi come Dumas…
2001 – Francesco Guccini Live @ RTSIe
2017 – L’Ostaria delle dame
1984 – Canzoni ’64-’84
2006 – The Platinum Collection
2015 – Se io avessi previsto tutto questo. Gli amici, la strada, le canzoni
2020 – Note di viaggio – Capitolo 2: non vi succederà niente
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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