Cronaca

BROLO & I NEBRODI – L’incontro con Elisabeth Di Luca, attivista della Freedom Flotilla

Brolo e la comunità dei Nebrodi hanno accolto e incontrato Elisabeth Di Luca, attivista, operatrice umanitaria, educatrice dell’emergenza, originaria di Rocca di Capri Leone, che lo scorso ottobre ha vissuto l’esperienza della navigazione a bordo della nave Conscience, della Freedom Flotilla, nel tentativo di approdare a Gaza portando generi di prima necessità.

Salpati da Otranto il 1° ottobre, gli attivisti dopo otto giorni di navigazione furono sequestrati dall’esercito israeliano in acque internazionali e condotti in prigione Ktzi’ot, dove per due giorni subirono torture. Nell’incontro, che si è svolto nella sala Rita Atria, hanno dialogato con l’attivista il giornalista Massimo Scaffidi e l’insegnante Alessandra Gagliardo. “Salire su quella nave è stato semplicemente decidere di essere testimone con il mio corpo”, ha detto l’attivista, che ha lanciato un appello verso la prossima campagna della Freedom Flotilla: “Cento porti, cento città”. Tra gli interventi in sala, quello Michelangelo Gaglio, ideatore dell’iniziativa –  con Pierluigi Gammeri, Antonio Traviglia, Alessandra Gagliardo e Francesco Mastrolembo- . Gaglio fu insegnante di Elisabeth al Liceo di Patti.     

 

Gli atti di coraggio e di profondo senso di responsabilità dimostrati da chi si è imbarcato facendo rotta verso Gaza, è necessario che trovino un seguito

Questo affinché sui motivi che li hanno ispirati non cada il silenzio.

E soprattutto, non si spengano i riflettori sul dramma del popolo palestinese assediato, bombardato e ridotto alla fame sotto i colpi dell’esercito israeliano. Così, alla luce di una tregua soltanto annunciata e di un genocidio in atto, dalle mille sfaccettature, il racconto di quell’esperienza diretta, vissuta sulla pelle di Elisabeth Di Luca, in rapporto alle emergenze di un popolo e di una terra complessa e martoriata, assume un’importanza speciale.

La Conscience, nave carica di umanità e di speranze, con a bordo 92 operatori tra medici, sanitari, giornalisti ed equipaggio, con un carico di medicine e generi di prima necessità, dopo una settimana di navigazione fu bloccata in acque internazionali, con tutto ciò che ne è conseguito. Furono momenti di grande apprensione e preoccupazione. Il destino di chi stava a bordo incrociò il pensiero, l’animo e le sensibilità di chi da terra sosteneva gli attivisti e le attiviste che dal mare, pacificamente, hanno sfidato il blocco israeliano. Con loro, Elisabeth Di Luca, originaria di Rocca di Capri Leone, comune nel quale ha risieduto fino a 18 anni. Le sue attività si sono sempre svolte nell’ambito della cooperazione internazionale, dell’emergenza e degli aiuti umanitari. Attualmente risiede in Spagna, a Malaga. Il suo ritorno a “casa”, dopo la durissima esperienza vissuta con la “Flotilla” era tanto atteso. Cosicché, su iniziativa di Michelangelo Gaglio, insegnante di Elisabeth al Liceo Classico di Patti, si è tenuta questa iniziativa organizzata al fine di informare e sensibilizzare su quanto accaduto in quella missione, ma soprattutto per promuovere azioni collettive finalizzate alla salvezza del popolo palestinese da un destino altrimenti irreversibile.

“Quella di Elisabeth è una testimonianza importante – ha detto Massimo Scaffidi in apertura – c’è bisogno di tenere accesi i riflettori e riproporre la questione palestinese perché sembra che vada sotto traccia come se lì non stesse succedendo più nulla, quando invece la situazione è gravissima. Sull’altra sponda del mare ci sono bambini che vivono nel fango e sotto bombardamenti. Manca dal cibo alle medicine e non c’è aria di ripresa o di futuro per quella gente. Il genocidio si sta continuando a perpetrare alle spalle e sopra la pelle di un popolo. Siamo qui per conoscere cosa possiamo fare come comunità”.

Alessandra Gagliardo che ha dialogato con Elisabeth in maniera a tratti lasciando trapelare empatia e commozione, ha annunciato la visita dell’attivista in alcuni istituti scolastici della zona, tra cui il liceo “Lucio Piccolo”, dove lei insegna, e l’IPSAR “F.P.Merendino”

La sua testimonianza è per noi davvero preziosa. È vero che a scuola non si dovrebbe far politica, però bisogna parlare con i ragazzi – ha sottolineato la Gagliardo – Loro devono sapere quello che succede nel mondo e vicino a noi”.

L’insegnante ha poi letto un passo di un post Facebook dell’attivista, in cui la stessa ha riflettuto: “…mentre gli altri collezionano tramonti, io colleziono processi, gabbie, frontiere che si chiudono, ferite che non si vedono, perché il mondo sta bruciando e io non riesco a stare a guardare…”

Elisabeth Di Luca mostra subito segni di gratitudine verso la comunità che ha lasciato vent’anni fa e che in quei momenti critici l’ha seguita a distanza: “Se io sono qua è perché voi mi avete protetto. La situazione era veramente grave e la console italiana non sapeva come aiutarci. È stata la pressione dell’opinione pubblica che ha permesso il nostro rilascio, quindi vi ringrazio”.

Il suo percorso: “Mi interesso della Palestina e in generale di diritti umani da sempre. Sin dal liceo, il nostro professore (Gaglio, ndr) ci ha sempre aperto bene gli occhi su come essere critici nel guardare il mondo e non farci illudere dalle varie propagande”. La decisione più recente: “Due anni fa Io ho iniziato ad essere testimone di un genocidio. Così ho deciso di non guardare dall’altra parte. Salire su quella nave è stato semplicemente decidere di essere testimone con il mio corpo. L’ho fatto per senso di responsabilità che oggi dovremmo avere tutti, che viene dal privilegio. Qualcun altro sta pagando il costo dei nostri benefici”.

La testimonianza da educatrice e operatrice: “L’accesso all’istruzione a causa dell’emergenza viene negato a intere generazioni. Quindi, il problema che oggi rappresenta l’emergenza investe anche il domani. Uno scenario come quello di Gaza non esiste da nessun’altra parte e in nessun manuale. In tutti gli anni di studio, lavoro o di ricerche non è mai emerso uno scenario così. A Gaza oggi non c’è una università, non c’è una scuola, ci sono insegnanti che hanno perso la vita, sono sfollati o amputati. La situazione è inimmaginabile”. Non per niente, in sala Alessandra Gagliardo ha utilizzato il termine “scolasticidio”. “Se distruggi i sistemi educativi, non uccidi soltanto i medici di oggi, ma anche quelli di domani”, ha commentato Elisabeth.

Nel corso del dibattito, Alessandra Gagliardo ha sensibilizzato i partecipanti con la lettera alla madre che Elisabeth pubblicò all’approssimarsi del momento più critico della navigazione: “Mamma, se io muoio cercami nelle piazze, nelle strade, lungo i cortei, mi vedrai fra i volti di coloro che credono ancora in un mondo giusto. (…) Se io muoio, mamma, trovami nell’anima della mia anima, trovami nella mia amata Palestina”.

L’importanza della battaglia collettiva

“Sono disposta per questo a rischiare la vita. E non solo per la Palestina…Lottare per la Palestina significa lottare per un mondo più giusto”.

Genocidio ed ecocidio: “Quello che sta succedendo in Palestina ha un effetto diretto sulla nostra vita, sul riscaldamento globale. Soltanto nell’ultima fase di attacchi sono state sganciate l’equivalente di tonnellate di esplosivo della Seconda guerra mondiale. Ci stanno ammazzando tutti, soltanto più lentamente…”

Quando è suonato l’allarme, Elisabeth aveva scritto un post che non è mai stato inviato a causa del taglio dei collegamenti: “Avevo scritto ai palestinesi di perdonarmi perché mi sono resa conto di averli illusi. Mi sono sentita in colpa”. La risposta è un esempio di dignità: “Mi hanno detto che avevo dato loro un po’ di speranza per continuare a vivere un giorno in più. Quindi non mi dovevo preoccupare…”.

L’esperienza sulla nave

“Sulla Conscience si dormiva per terra e non ci si poteva lavare. Ma il problema più grande è stata la presenza costante degli israeliani. Con i loro droni ci facevano guerra psicologica. Eravamo spaventati, ma felici e fiduciosi. All’inizio speravamo che la Sumud (Global Sumud Flotilla, missione appena precedente, conclusasi anch’essa con abbordaggi, sequestri e arresti, ndr) ci avrebbe aperto le porte…”. Le sofferenze della prigionia, Elisabeth non le ha mai rese note completamente, per la preoccupazione che ne venisse a soffrire la sua famiglia: “Si fosse trattato di arabi, la Meloni si sarebbe fatta le foto con me e saremmo finiti in prima pagina. Ma siccome si trattava di israeliani, non conta che ci abbiano rinchiuso nelle gabbie come animali, senza acqua, cibo e medicine. Non conta che ci abbiano picchiato, spogliato e fotografato nudi… non conta niente…!!! La cosa più difficile per tutti è stata vedere quando facevano del male agli altri, le punizioni collettive, farti sentire in colpa”. E racconta l’aiuto portato a una donna di ottant’anni che piangeva per il dolore dopo essere stata picchiata: “Mi sono inginocchiata dinanzi ad una giovane guardia per implorarla…così le hanno portato un antidolorifico”.

La riflessione

“Il problema è la normalizzazione dell’assenza di uno stato di diritto. Se la legalità per esistere deve rinnegare gli stessi valori che la fonda, non è legalità, è abuso di potere mascherato dal diritto”.

L’importanza dell’informazione durante la missione: rispetto alla Sumud, la Conscience della Freedom ha avuto molto meno richiamo. “I grandi media non ci hanno aiutato. La scarsa diffusione della missione è anche un po’ colpa nostra – afferma Elisabeth. Ingenuamente, abbiamo pensato che sull’onda della Sumud non ci fosse necessità di sponsorizzare anche la nostra missione che era completamente diversa. Siamo stati un po’ ingenui…”

Istanze e programmi per il prossimo futuro: “Chiedo alle persone, alle organizzazioni, agli enti locali di aderire alla campagna Cento porti, cento città della Freedom Flotilla. Se non c’è una pressione dal basso verso lo sbarco, nessuna missione potrà mai andare a buon fine”.

Un accenno a questa nuova campagna: “Andremo in barca, porto per porto, ma anche nell’entroterra, con dei camper, chiedendo agli enti locali, alla società civile e alle organizzazioni di impegnarsi per aderire”. Cosa fare, nel merito: “Utilizzare strumenti amministrativi presenti all’interno degli enti locali, come i gemellaggi, i progetti di cooperazione decentrata, il riconoscimento dello Stato di Palestina. La richiesta allo Stato di smettere di finanziare questo genocidio. I comuni, in generale, le organizzazioni, ciascuno può aiutarci attraverso il boicottaggio”. Da qui è nata un’intensa discussione su farmaci, prodotti finanziari e quant’altro possa contribuire a quest’ultimo, proficuo strumento.

“Io ci metto il corpo – ha affermato Elisabeth – però la vera forza non sta nel singolo, né nella maggioranza, bensì in una minoranza ben organizzata e strutturata. C’è tanta gente che ha cuore. Ci manca soltanto l’organizzazione”.

Ma nel caso di Elisabeth Di Luca, i ricordi hanno acceso il cuore e risvegliato forti coscienze civili: “Salve professore, possiamo darci del tu…?” “Quando Elisabeth mi ha telefonato dalla nave, chiedendo supporto per la missione – dice Michelangelo Gaglio – sono uscito dal mio guscio di indignazione di cittadino appagato, perché altri lottavano per me, e da quella notte mi sono dato da fare…”.

Un esempio da diffondere e da imitare all’infinito.

per vedere l’incontro:

Corrado Speziale

     

Redazione Scomunicando.it

Recent Posts

AGORA’ SUD – Anche l’Università di Messina sostiene il “diritto a restare”

Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)

9 ore ago

ITALIA NOSTRA NEBRODI – Bene la campagna di ricerche archeologiche di Gioiosa Guardia

ITALIA NOSTRA NEBRODI – Bene la campagna di ricerche archeologiche di Gioiosa Guardia

12 ore ago

PATTI – Un mare di opportunità, evento per la valorizzazione del pesce dimenticato

PATTI - Un mare di opportunità, evento per la valorizzazione del pesce dimenticato

12 ore ago

CAPO D’ORLANDO – Tersicore Arte Danza sede ufficiale degli esami IDA: circa 70 ballerine in esame il 12 e 13 settembre

CAPO D’ORLANDO - Tersicore Arte Danza sede ufficiale degli esami IDA: circa 70 ballerine in…

12 ore ago

POLITICA – Saragat, l’Europa incompiuta e il coraggio di tornare a pensare in grande

Il 16 settembre, alla Camera dei Deputati, la Fondazione Giuseppe Saragat, presieduta da Umberto Costi,…

14 ore ago

NOTTURNO D’AUTORE – Si chiude con Massimo Giannini: undici edizioni di libri, idee e confronto

Al Convento dei Frati Minori di Ficarra il gran finale della rassegna con “La Sciamana”,…

20 ore ago