Essere opposizione non significa soltanto dire no. Almeno questa è la linea che il gruppo consiliare CambiAmo Capo prova a costruire a Capo d’Orlando, mettendo insieme controllo degli atti, interrogazioni, segnalazioni, proposte e una lettura più ampia del rapporto tra amministrazione e comunità. A sintetizzare questa impostazione è Sandro Gazia, che in una riflessione dal titolo emblematico, “Le mani sulla città”, richiama il tema del potere diffuso, quello che non passa soltanto dalle cariche ufficiali ma anche da relazioni, silenzi, convenienze, appartenenze e piccoli equilibri che, nel tempo, possono diventare sistema.
«Il nostro mestiere, come opposizione, è controllare il potere e proporre alternative», sostiene Gazia, prendendo le distanze dall’idea secondo cui l’opposizione debba ridursi alla denuncia permanente. Il passaggio è significativo. Per Gazia, infatti, «una politica che arriva alla denuncia come primo o unico strumento ha, in qualche modo, fallito il proprio compito politico». Prima vengono lo studio degli atti, le interrogazioni, le richieste di chiarimento, le verifiche, il controllo dei procedimenti, le proposte. Solo dopo, quando una questione oltrepassa le competenze comunali, può esserci il coinvolgimento degli organi sovracomunali o di controllo.
Una distinzione che il gruppo consiliare composto da Renato Carlo Mangano, Sandro Gazia, Teodolinda Liotta e Giuseppe Truglio vuole trasformare in metodo.
La questione sollevata da Gazia va oltre la semplice dialettica tra maggioranza e opposizione. Il suo ragionamento chiama in causa anche i cittadini. «Il micropotere prospera proprio quando tutti si lamentano, ma pochi vogliono mettere in discussione il meccanismo che lo alimenta», scrive. Il riferimento a Sciascia serve a descrivere una città nella quale il potere non sarebbe necessariamente concentrato in una sola figura, ma distribuito attraverso una rete di relazioni, consuetudini e reciproche convenienze. È una tesi politica, naturalmente, ma pone una domanda che riguarda ogni comunità locale: fino a che punto il cittadino pretende trasparenza e controllo e fino a che punto, invece, accetta determinati meccanismi quando gli risultano comodi o familiari?
Da qui l’altra affermazione che diventa quasi una dichiarazione programmatica: «Cambiare una città non significa semplicemente cambiare chi tiene le mani sul potere. Significa fare in modo che nessuno possa più mettere le mani sulla città senza che i cittadini possano vederlo, comprenderlo e controllarlo».
Collegamenti con le Eolie: dall’accusa alla proposta
È dentro questa impostazione che CambiAmo Capo inserisce anche la questione dei collegamenti veloci e stabili tra Capo d’Orlando e le Eolie. Il gruppo sostiene di non essersi limitato a contestare ritardi e difficoltà burocratiche, ma di avere avanzato una proposta concreta: mettere a disposizione competenze specifiche per costruire un’interlocuzione con Regione e compagnie di navigazione. Da qui la proposta di coinvolgere l’architetto Camelo Ricciardo, già dirigente regionale ed ex RUP per i collegamenti marittimi.
«Quando c’è un problema, noi cerchiamo una soluzione», è il principio rivendicato dall’opposizione. Il porto di Capo d’Orlando, secondo CambiAmo Capo, dispone ormai delle caratteristiche per diventare un vero punto di collegamento con l’arcipelago eoliano. Ma un’infrastruttura, da sola, non basta: occorrono servizi, programmazione e relazioni istituzionali. La linea comunicativa del gruppo è condensata in poche parole: «Meno polemiche. Più soluzioni. Meno annunci. Più lavoro».
Allagamenti: la prevenzione prima dell’emergenza
Più dura è invece la posizione sulla prevenzione del rischio idrogeologico. CambiAmo Capo ha depositato un’interrogazione urgente chiedendo all’Amministrazione Ingrillì di chiarire tempi e modalità degli interventi sui torrenti, sulle caditoie, sui tombini e sugli scarichi a mare. L’opposizione richiama in particolare i torrenti Piscittina, Salicò, Vina, Bruca, Mangano, Forno, Santa Lucia e Muscale e chiede quali lavori siano previsti per la pulizia degli alvei e quali risorse regionali o della Protezione civile siano state attivate. Il ragionamento è preventivo: non attendere che una precipitazione intensa trasformi nuovamente alcune strade in fiumi.
«Amministrare significa guardare il cielo quando splende il sole e prepararsi alla pioggia», sostiene il gruppo. Nell’interrogazione vengono richiamate anche situazioni già viste negli anni scorsi: la zona artigianale, i sottopassi e alcune vie del centro colpite dagli allagamenti. Secondo CambiAmo Capo, vegetazione e detriti negli alvei, caditoie e bocche di scarico ostruite non rappresentano soltanto un problema idraulico, ma possono produrre anche conseguenze igienico-sanitarie. L’opposizione chiede per questo un cronoprogramma degli interventi e punta a portare la questione direttamente in Consiglio comunale.
Strisce blu, il terreno degli atti
Altro fronte aperto è quello delle strisce blu sul lungomare di San Gregorio. Il gruppo ha presentato un’interrogazione sulla legittimità dei parcheggi a pagamento nei mesi estivi, contestando la posizione dell’Amministrazione e sollevando il tema delle concessioni demaniali e dei canoni dovuti agli enti proprietari. Anche in questo caso il terreno scelto è quello degli atti: capire quali autorizzazioni esistano, su quale base siano stati istituiti i parcheggi e se possano emergere contestazioni da parte degli automobilisti sanzionati o di chi ha pagato il ticket. La risposta dell’Amministrazione, secondo quanto riferisce il gruppo, è che la situazione sarebbe regolare. L’opposizione chiede però che la regolarità venga dimostrata attraverso documenti e passaggi amministrativi chiari.
Contrada Bruca: «Prima la salute, poi la burocrazia»
C’è poi una questione molto più concreta e quotidiana: quella di contrada Bruca, dove CambiAmo Capo ha segnalato l’ostruzione di una colonna fognaria al civico 83 e lo sversamento di liquami sulla sede stradale. Il gruppo contesta soprattutto il rimpallo di competenze tra Comune e IACP e chiede un intervento immediato di bonifica. La posizione è netta: anche in presenza di responsabilità riconducibili ad altro ente, il Comune dovrebbe utilizzare gli strumenti disponibili per eliminare subito il rischio igienico-sanitario e successivamente rivalersi per le somme sostenute. «Prima la salute delle persone, poi le carte bollate», è la sintesi politica della richiesta.
Nove mesi e una campagna che è già cominciata
Nel linguaggio di Gazia, nel post di oggi, compare anche un riferimento temporale preciso: «Nove mesi alla nuova alba. Una gestazione». È difficile non leggerlo anche in chiave elettorale. L’opposizione orlandina sembra infatti voler utilizzare questa fase non soltanto per contestare l’Amministrazione Ingrillì, ma per dimostrare di possedere un metodo alternativo di governo. Questo comporta però una responsabilità ulteriore.
Contestare è relativamente semplice. Costruire alternative verificabili è molto più difficile. Se CambiAmo Capo vuole trasformare l’attuale azione consiliare in una proposta credibile di governo della città, ogni interrogazione dovrà essere accompagnata da una soluzione possibile, ogni critica da una quantificazione delle risorse necessarie, ogni richiesta da una valutazione delle competenze e dei tempi.
È forse questo il punto più interessante della riflessione di Gazia.
L’opposizione serve quando impedisce alla maggioranza di amministrare senza controllo. Ma diventa politicamente più forte quando riesce anche a mostrare come amministrerebbe diversamente. Capo d’Orlando si avvicina così a una fase nella quale il confronto rischia inevitabilmente di diventare più acceso. Il compito dell’opposizione sarà quello di non trasformarlo soltanto in rumore. Perché tra il denunciare un problema e dimostrare di saperlo risolvere passa, alla fine, tutta la distanza che separa una protesta da una proposta di governo.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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