La puntualizzazione dell’allora assessore alla cultura ed al tursimo di Patti: Tindari Festival, la storia corretta: neppure il Covid fermò la rassegna simbolo della cultura siciliana
la sottile ma sostanziale polemica con il sindaco di Patti
Settant’anni di storia, arte e spettacolo. Il Tindari Festival si prepara a celebrare nel 2026 un traguardo prestigioso, nato nel lontano 1956 e diventato nel tempo uno degli appuntamenti culturali più longevi e identitari della Sicilia. Ma proprio durante la conferenza stampa di presentazione della nuova edizione è nata una polemica politica e culturale che ruota attorno ad una frase pronunciata dal sindaco di Patti, Gianluca Bonsignore.
Nel suo intervento il primo cittadino ha infatti dichiarato: «Siamo arrivati al 2026, ci ha fermato soltanto il Covid». Una frase che non è passata inosservata e che ha provocato la pronta replica dell’ex sindaco Mauro Aquino e dell’allora assessore comunale al Turismo e Spettacolo Cesare Messina.
Perché il punto contestato è uno solo: il Tindari Festival, in realtà, non si fermò neppure negli anni più duri della pandemia.
Aquino ha ricordato pubblicamente come anche nel 2020 e nel 2021, in piena emergenza sanitaria mondiale, il Festival riuscì comunque ad andare in scena, seppur tra restrizioni, contingentamenti e inevitabili difficoltà organizzative.
«Un traguardo importante e prestigioso! 70 anni di cultura, di magia ed emozioni! — ha evidenziato Aquino — Mi permetto solo di ricordare, caro Gianluca, che il Tindari Festival non si è fermato neppure per il Covid. Anche nel 2020 e nel 2021 il Tindari Festival ha proiettato nel mondo la bellezza del nostro territorio. Buon Festival a tutti! Viva la cultura! Viva il Tindari Festival!».
Una puntualizzazione arrivata dopo che sui social, si è evidenziato anche che: «Peccato che nel 2020 e nel 2021 il mondo sia stato preso da altri e più importanti problemi che ammirare la bellezza del nostro territorio».
A rincarare la dose è stato anche Cesare Messina, che ha pubblicato le locandine ufficiali delle edizioni svolte durante gli anni della pandemia, sottolineando come quelle programmazioni rappresentassero non soltanto eventi culturali, ma anche un segnale di speranza e resilienza collettiva.
«È vero — ha scritto Messina — nel 2020 e nel 2021 il mondo ha dovuto affrontare altri problemi, ma non si è fermato. Non si è fermato neanche il Tindari Festival, che nel suo piccolo ha dato il proprio contributo a creare un clima di comunità, di fiducia e speranza per il futuro. Affermare il contrario è una svista, distrazione o altro?».
L’ex assessore ha poi voluto rivendicare il lavoro svolto in quegli anni da tutte le maestranze coinvolte: dall’Ufficio Turismo alla direzione artistica, passando per la Pro Loco, le associazioni, le compagnie teatrali e i lavoratori dello spettacolo che, proprio durante il Covid, cercarono di tenere viva la cultura in un momento drammatico per il mondo intero.
E in effetti, la Sicilia di quegli anni tentò di non spegnere completamente il settore culturale.
L’allora assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana Alberto Samonà parlò più volte della necessità di mantenere vivo il legame tra cultura e territorio anche durante la pandemia. Nel giugno del 2020, in occasione della riapertura del Parco archeologico di Tindari e del Teatro Greco, Samonà sottolineò, venendo proprio a Tindari, come «il teatro Tindari torna a restituire respiro alla storia e bellezza agli occhi del mondo».
Lo stesso assessore regionale, durante quei mesi segnati dalle restrizioni anti-Covid, ribadì più volte che «la cultura è un motore necessario per l’economia» e che, nel rispetto delle norme sanitarie, era importante continuare a dare segnali di ripartenza.
In Sicilia, infatti, proprio nel 2020 nacque anche la campagna regionale #Laculturariparte, con la riapertura contingentata di parchi archeologici, teatri e luoghi della cultura.
Ed è dentro questo contesto che il Tindari Festival riuscì a mantenere accesa la propria fiaccola.
Non con i numeri e gli entusiasmi delle stagioni ordinarie, certo. Ma con la volontà — condivisa da amministratori, operatori culturali e maestranze del teatro, regionali e nazioni, sorretti dai sindacati d’area — di non interrompere una storia lunga settant’anni.
E Cesare Mesina sottolinea: E’ una precisazione d’obbligo, non è polemica, ma necessita evitare che declinando notizie non vere alla fine si generano informazioni non veritiere. Una vicenda che oggi diventa anche memoria politica e amministrativa. e conclunde affermando: Perché attorno al Tindari Festival non si celebra soltanto una rassegna teatrale, ma un pezzo dell’identità culturale della Sicilia.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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