Ci sono locali che chiudono e locali che, quando abbassano la saracinesca, portano via con sé un pezzo della vita di diverse generazioni. La Capannina a Gliaca di Piraino è un pezzo di storia di tanti
24 anni di gestione Faranda
La sua storia comincia nel 1987, 39 anni fa, ma l’ultima gestione è durata 25 anni, quella di Antonio Faranda. Un tempo, quando i social network non avevano ancora questa forza di comunicazione odierna, le recensioni non si contavano in stelle e per diventare un posto conosciuto servivano soprattutto due cose: fare bene il proprio lavoro e lasciare che fossero gli altri a raccontarlo. La Capannina è cresciuta così, con il passaparola. Un cliente ne portava un altro, un caffè diventava una conversazione, una conversazione un’amicizia. E attorno a quel locale semplice, quasi nato sul marciapiede e poi cresciuto conquistandosi spazi anche insoliti, si è formata negli anni una piccola grande rete di conoscenze, affetti e frequentazioni.
Al centro di tutto in questi anni c’è stato Antonio Faranda, che alla Capannina ha dedicato lavoro, idee, passione e una disponibilità diventata nel tempo il vero biglietto da visita dell’attività. Perché La Capannina non è stata soltanto un bar.
È stata il posto del caffè preso di corsa e di quello durato un’ora. Della colazione, dell’aperitivo, della pizza, della pasticceria e delle granite. Il bar dei primi aperitivi, quelli con la A maiuscola. Ma soprattutto è stata un luogo dove fermarsi. E in un tempo nel quale sembriamo avere sempre meno tempo per farlo, forse è proprio questo uno dei ricordi più belli che lascia.
Generazioni diverse sono cresciute passando da lì.
C’è chi vi ha dato appuntamento agli amici, chi ha discusso di politica, chi vi ha organizzato un incontro, chi ha parlato di lavoro, chi si è innamorato, chi magari si è lasciato e poi è tornato allo stesso tavolino qualche mese dopo. E poi le chiacchiere quotidiane, le discussioni, i progetti, le confidenze, le campagne e gli accordi elettorali, non solo di Piraino.
Piccole cose. Ma sono proprio le piccole cose, quando si sommano negli anni, che costruiscono la memoria di un paese e di quei luoghi.
La Capannina ha saputo anche andare oltre la dimensione tradizionale della caffetteria. È diventata spazio culturale, luogo di lettura e confronto, fino all’esperienza del Premio Letterario La Capannina, nato per cercare nuovi talenti della scrittura e accompagnarli verso la pubblicazione delle loro opere.
Un caffè che diventava così anche pretesto per parlare di un libro, incontrare un autore, scoprire una poesia. Una dimensione che aveva trasformato il locale in una sorta di piccolo salotto letterario, aperto e informale, dove cultura e quotidianità potevano sedersi allo stesso tavolo.
Poi gli eventi, i catering, gli allestimenti, la ricerca continua di nuove proposte, l’attenzione ai prodotti del territorio. Sempre con quella filosofia che Antonio e il suo staff hanno cercato di conservare: interpretare ciò che il cliente desiderava, possibilmente prima ancora che lo chiedesse.
Non sono mancati i momenti difficili.
Il più drammatico fu certamente l’incendio che mise in ginocchio la struttura. Ma proprio in quei giorni si comprese forse meglio cosa La Capannina fosse diventata. Attorno ad Antonio Faranda e alla sua attività si sviluppò un moto spontaneo di solidarietà, di vicinanza, di incoraggiamento. La comunità restituiva, in qualche maniera, una parte di ciò che quel luogo aveva dato negli anni. Perché un’attività commerciale può appartenere a chi la gestisce, ma alcuni luoghi, con il tempo, finiscono un po’ per appartenere a tutti.
Oggi arriva la chiusura.
E inevitabilmente c’è un pizzico di malinconia. Perché cambiano le città, cambiano i paesi, cambiano le abitudini e cambiano anche i luoghi nei quali abbiamo imparato a incontrarci. Restano però le persone e soprattutto rimangono le storie. Quasi quarant’anni non si cancellano girando una chiave nella serratura.
Rimangono nei clienti diventati amici, nelle fotografie, negli eventi organizzati, nei libri presentati, nei tavoli attorno ai quali si è discusso per ore. Rimangono nelle mattine iniziate davanti a un caffè e nelle sere finite con l’ultimo cocktail.
E allora, più che scrivere semplicemente che La Capannina chiude, forse è più giusto dire che conclude un capitolo importante della propria storia.
Quel bar sicuramente riaprirà.
Noi nutriamo la speranza che Antonio Faranda e il suo staff possano presto ritrovarsi insieme, magari dietro un nuovo bancone, davanti a una nuova idea, pronti ad affrontare un’altra sfida con la stessa passione.
Perché a chi per tanti anni ha accolto gli altri, oggi spetta almeno un saluto collettivo. Grazie, La Capannina. E ad Antonio e a tutto lo staff, semplicemente, auguri per un buon tutto.
24 ANNI INSIEME
Faranda Antonino
alcuni scatti di un lungo percorso ( foto dalla pagina social de La Capannina)
Altri momenti
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